
Per una vita Serena
Chi è e cosa fa un life coach?
Secondo me è utile partire da cos’è il life coaching. Parliamo di una disciplina o, meglio, un percorso che aiuta a riconnettersi con la propria vita: come viviamo le diverse aree, quali obiettivi vogliamo darci, come possiamo coltivare la soddisfazione profonda per quello che già c’è. Acquisire consapevolezza, conoscendo se stessə, e permettersi di fiorire. Da qui il ruolo della/del life coach: supportare una persona nel comprendere determinate situazioni e/o emozioni fornendo gli strumenti necessari a capire come affrontare le sfide della vita. Le situazioni possono essere le più svariate: un cambiamento importante, paure che ci impediscono di prendere scelte per noi, credenze che ci limitano nella nostra evoluzione. Naturalmente tutto dipende dalla singola persona, perché ciò che è importante per me in questo momento della vita potrebbe non esserlo per te.
Com’è nato il desiderio di voler supportare le altre persone con il life coaching?
È partito tutto dalla mia esperienza personale. Io ho una formazione sociologica e da sempre sono affascinata da tutto ciò che riguarda la psiche umana. Dopo la laurea triennale ho scelto di seguire una strada divulgativa-creativa: mi sono informata tanto, ho letto molti libri, seguito conferenze e ascoltato podcast. Poi un giorno, per puro caso, ho incontrato una life coach portoghese e ne sono rimasta affascinata; tra l’altro, avevo appena avviato il progetto Essere Serena, quindi la parte divulgativa sul benessere interiore l’avevo in qualche modo già impostata, ma mai avrei pensato di aiutare le persone anche sul lato più pratico.
Fino a qualche anno fa non si parlava molto di life coaching: cos’è cambiato e che ruolo hanno avuto i social network?
Sicuramente i social hanno contribuito al cambiamento, tuttavia il life coaching è ancora stigmatizzato: si pensa sia tutto una grande cavolata, una perdita di tempo e che non funzioni (e così è stato per molto tempo anche per la terapia). Il problema è che si oppone resistenza a ciò che non si conosce. Se, però, da un lato le piattaforme hanno agevolato il cambiamento, dall’altro bisogna sempre tener conto che i social mostrano l’1% selezionato di ciò che è la vita vera. O, in certi casi, possono portare anche a vendere idee o modi di vivere che non esistono. Ciò accade perché i contenuti non sono controllati da questo punto di vista, quindi dipende tutto dall’etica che l’utente ha: se una persona condivide solo il lato perfetto della propria vita nascondendo i momenti fragili che inevitabilmente tutt viviamo, diffonde un messaggio errato e, soprattutto, dannoso. Nonostante questo pericolo, io credo che i pro siano sempre più dei contro perché oggi è anche grazie alle piattaforme se possiamo accedere a informazioni che fino a qualche anno fa ci sarebbero state precluse o sarebbero state disponibili solo in campi molto settoriali, come quello universitario. L’importante è avere alle spalle una buona educazione e scegliere con cura la nostra dieta di contenuti.
Non tutte le persone possono permettersi economicamente la terapia. In questi casi il life coaching può essere un supporto?
Assolutamente sì! Il life coaching può essere considerato un potenziamento perché aiuta ad acquisire maggiore consapevolezza e sicurezza ma, appunto, non si sostituisce alla terapia perché non affronta l’aspetto clinico. Una cosa molto bella è che crea unione, specialmente quando si intraprende il coaching con una community. Spesso in un percorso di crescita interiore ci si focalizza (giustamente) sull’io, credendo che quelle situazioni non le viva nessun’altra persona. Si genera quindi un senso di solitudine che, attraverso Essere Serena Circle (pratiche curate, esercizi di auto-scoperta e incontri settimanali di life coaching collettivo, ndr) sto cercando pian piano di smantellare: oltre alle pratiche individuali, è il confronto con persone affini e il sapere di non essere solə a cambiarci davvero.
Che impatto hanno le parole che rivolgiamo a noi stessə?
Il linguaggio è cruciale ed è importante capire da dove nasce il nostro dialogo interiore perché, quando iniziamo a farci caso, scopriamo che la vocina critica che ogni tanto sentiamo ha sempre origine in qualche esperienza del passato che ci ha insegnato ad avere quella convinzione di non essere abbastanza. Naturalmente, non basta saper dire delle belle parole davanti allo specchio se poi non ci crediamo davvero perché il corpo lo percepisce. È tutto connesso ed è per questo che io mi sono specializzata anche nella parte somatica: il nostro corpo comunica con il cervello e quindi dobbiamo imparare a conoscerlo e a capire come funziona.
Che ruolo hanno in tutto questo le aspettative della società?
Viviamo nella società della performance, quindi siamo sempre valutatə. In questo contesto, è difficile per una persona esplorare la propria autenticità e i propri talenti distaccandosi dalle aspettative altrui. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa che è all’esterno di noi; poi, però quando la raggiungiamo, ci rendiamo conto che in realtà non è ciò che stavamo cercando, e così ricominciamo. «Sarò felice solo quando mi laureerò, quando troverò un lavoro, quando avrò una famiglia tutta mia». Così il traguardo viene sempre spostato un po’ più in là. Il life coaching, invece, ci aiuta a trovare un equilibrio e un allineamento con quello che siamo e abbiamo ora perché una vita può essere serena solo se allineata ai valori, alle sensazioni e alle azioni che sentiamo davvero affini a noi.