
Mappe per disorientamenti e deviazioni: torna Festival ORLANDO 2026
Esiste una parola nell’architettura paesaggistica che descrive i sentieri non ufficiali, quei tracciati che si formano sul terreno quando le persone scelgono di non seguire i percorsi prestabiliti. Si chiamano “linee di desiderio”. È da questa immagine che Festival ORLANDO costruisce la sua tredicesima edizione, in programma a Bergamo dal 5 al 10 maggio 2026: un invito a deviare, a disorientarsi, a tracciare mappe nuove nel territorio dell'affettività e della sessualità.
Il tema scelto quest’anno è quello delle geografie sessuo-affettive: un concetto che suona quasi come una nuova materia scolastica, e che non è casuale. In un contesto politico che ostacola il dibattito su consenso, affettività e sessualità — tra decreti ministeriali sull’educazione sessuale nelle scuole e un clima culturale sempre più ostile alle soggettività queer — il Festival risponde con arte, corpi, immagini e parole.
Festival ORLANDO va oltre l’essere un mero palinsesto ma mira a essere una piattaforma di incontro, dialogo e discussione su cosa significa essere corpi e, quindi, accogliere pienamente la dimensione intima, affettiva e di piacere che ne consegue. Si parla di disorientamento come antidoto ai pochi soliti orientamenti sessuali consentiti dalla norma, si parla di deviazione per restituire potere alle comunità che nel tempo sono state chiamate devianti e che, nella deviazione, aprivano alternative.
Quest’anno più di altri è necessario essere presenti attraverso un dispositivo culturale come quello del Festival per prendere posizione in modo sempre più chiaro rispetto ai fenomeni di erosione dei diritti. Intendiamo assumerci la responsabilità verso le domande e i bisogni delle nuove generazioni in tema di affettività e sessualità. Vogliamo farlo indagando nuove modalità di orientarci nel mondo e cercando deviazioni possibili rispetto alle direzioni date per scontato.
Oltre venti appuntamenti distribuiti su dieci sedi cittadine, con circa trenta artisti e artiste coinvolte: il programma di ORLANDO 2026 è denso e variegato in termini di formati artistici e momenti di produzione di pensiero.
Ad aprire il Festival, martedì 5 maggio, sarà la prima nazionale di Precarious Moves di Michael Turinsky, coreografo e performer viennese con disabilità motoria. Il lavoro è un assolo biografico e concettuale che interroga il corpo quando la sua relazione con il mondo circostante appare precaria e vulnerabile. Non è solo danza: è filosofia incarnata, riflessione politica sul movimento come resistenza.
Sul versante della memoria storica, Gioele Peressini porta La forma del maschio, performance in due repliche l'8 maggio che indaga le mascolinità non conformi durante il fascismo, quei corpi che sfuggivano alla norma virile, guerriera, conforme, e che la storia ufficiale ha lasciato ai propri margini. Documenti giudiziari, fonti orali, materiali d'archivio: Peressini crea lo spazio per chi è stato cancellato.
L’HIV, la malattia come testamento, il corpo che resiste e danza: questo il territorio di Fuck Me Blind di Matteo Sedda, coreografo sardo di base a Bruxelles. Ispirato a Blue di Derek Jarman — il film-testamento girato quando Jarman stava perdendo la vista a causa dell’AIDS — il lavoro crea una coreografia ipnotica con due performer che ruotano all’infinito fino a intrecciarsi. Mercoledì 6 maggio, a seguire, un talk con il collettivo Conigli Bianchi.
Uno degli interventi più attesi dell’edizione è senza dubbio Sottobanco_ scuola autogestita di educazione sessuo-affettiva, l’installazione performativa commissionata a Tea Andreoletti che occuperà Piazza della Libertà il 9 e il 10 maggio. Il titolo dice tutto: nasce in risposta al decreto che condiziona l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, imponendo il consenso dei genitori. Andreoletti lo ribalta: trasforma la piazza in una scuola autogestita dove sono gli e le adolescenti stessi/e — raggiunti/e in un percorso precedente a Clusone e Romano di Lombardia — a insegnare le loro strategie per relazionarsi con l'emotività, il piacere, l'identità di genere.
È la continuazione di una tradizione del Festival: ogni anno in piazza compare un’“istituzione fantastica”. Dopo Un’Anagrafe Fantastica nel 2024 e il Ministero del Fallimento nel 2025, Sottobanco è forse il gesto più diretto — e più necessario.
Tra le letture performative spicca Un insieme di risvegli di Giulia Scotti — testi nati in dialogo con le operatrici dei centri antiviolenza bergamaschi, a partire dal caso di Gisèle Pelicot — e Woke! Contro la nuova grammatica reazionaria, produzione di Sherocco Festival che chiude il Festival domenica 10 maggio con un'analisi delle retoriche autoritarie che da Trump a Meloni hanno fatto delle minoranze il nemico numero uno.
Spazio anche alla magia: Carmen Pellegrinelli conduce il laboratorio Magia Lesbica il 6 e 7 maggio, esplorando la connessione tra stregoneria e lesbismo come pratiche di resistenza al capitalismo etero-patriarcale. E Diana Anselmo torna al Festival con Pas Moi, capitolo finale di una ricerca sulla sordità e sulle violenze audiste che hanno plasmato la storia della registrazione sonora.
Questi e altri eventi in programma fanno di Festival ORLANDO un presidio importante per la difesa di diritti attraverso la pratica artistica. Anche uno spazio di privilegio rispetto al contesto geopolitico mondiale ma forse capace di creare responsabilità rispetto ai cambiamenti per cui serve ancora agire.
La fotografia è una delle immagini realizzate da Beatrice Arenella per Festival ORLANDO 2026