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In azienda l'AI non può essere accessibile solo a poche persone

Secondo Paola Scarpa, Chief Digital Transformation Officer di Lavazza, «l'AI funziona quando è trasparente, ovvero facilita il lavoro ed è semplice da utilizzare. Non deve essere uno strumento per un piccolo gruppo di esperti o esperte», ma una tecnologia per tutte le persone
A cura di Valeria Pantani
01 Apr 2026

Di cosa si occupa la vostra nuova funzione aziendale di Digital Transformation, nata nel 2025?
Il nostro mandato è quello di trasformare il Gruppo Lavazza in un ecosistema digitale dove la cultura del dato e la digitalizzazione dei processi, tramite l’adozione dell’AI, abilitino decisioni più efficaci, maggiore competitività, esperienze arricchite per clienti, consumatori e consumatrici e una crescita sostenibile. Questa trasformazione sarà guidata da un approccio focalizzato su ambiti ad alto impatto per il business in linea con le priorità strategiche del Gruppo Lavazza. La struttura si basa su tre aree:

  1. Baseline & Foundation: gestione delle piattaforme tecnologiche esistenti,
    miglioramento continuo e definizione dell’architettura IT;
  2. Evolution: progetti per ottimizzare i processi aziendali attraverso soluzioni
    di mercato con basse customizzazioni per la scalabilità;
  3. Transformation: iniziative strategiche ad alto impatto, sviluppate da team
    multidisciplinari business-tech (squad) per favorire la digitalizzazione e la
    collaborazione trasversale.

In che modo utilizzate l’AI nel processo di trasformazione digitale del Gruppo e in quali ambiti? Penso, per esempio, ai prodotti, ai servizi, al recruiting etc.
Oggi l’AI è già presente in alcuni ambiti aziendali, che sia per semplificare la nostra produttività professionale (strumenti che riassumono email, trascrizione di meeting, supporto nella stesura di documenti) o per sperimentare nuove forme di comunicazione creative. Utilizziamo sia strumenti di Generative AI che di AI tradizionale per supportare la presa delle decisioni data driven.

Ha mai riscontrato, personalmente, che l’AI abbia potenzialmente bias tali da incidere sull’equità dei propri output?
Ritengo che il metodo Human in the loop sia molto valido. I bias possono essere in realtà legati a prompt non efficaci, oppure a dati sottostanti non soddisfacenti che portano al famoso GIGO (Garbage In, Garbage Out). Per questo nelle aziende la data governance e data strategy hanno un valore primario, prima ancora dello sviluppo di soluzioni AI o GenAI. I modelli apprendono dai dati che hanno a disposizione. Personalmente non mi sono capitati bias, ma risposte non totalmente soddisfacenti quando facevo ricerche sul web; così, ho avvisato il tool che stavo utilizzando che, carinamente, si è scusato e ha corretto la risposta arricchendola con la richiesta addizionale che avevo fatto. La domanda che mi sono fatta è stata: il problema era nel tool o nel fatto che il mio prompt non era sufficientemente esplicito? Penso che, come per tutte le soluzioni innovative e nuove, una fase di reciproca conoscenza sia necessaria.

Le funzioni digital e IT sono storicamente dominate da una presenza maschile. Negli ultimi anni ha osservato un cambiamento in questo scenario? Nota una maggiore presenza di donne che si avvicinano a questi ruoli e, se sì, quali sono oggi le principali sfide (culturali, organizzative o di percorso) che devono affrontare?
Se penso al mio percorso di laurea in ingegneria, le donne si contavano sulla punta delle dita mentre oggi in alcuni corsi sono quasi la metà. Questo mi rassicura: siamo sulla strada giusta, anche se il gap è ancora grande da coprire. Per ridurlo, bisogna partire dalle scuole e dalle famiglie, dando gli stessi stimoli sia alle ragazze sia ai ragazzi. Mia figlia è una fiera studentessa di ingegneria, mentre il fratello ha preferito studi economici: forse avere una mamma ingegnera ha aiutato a pensare che non esistono barriere tra loro. Se ci saranno più ragazze che studieranno digital e IT, sarà più facile per le aziende assumere nuovi profili, che saranno poi la base del management di domani. È un processo che deve essere, però, fortemente voluto dalle aziende, perché la tendenza umana è scegliere persone simili a sé. Proprio per questo, è importante una forte consapevolezza: la diversità va vista come un arricchimento per l’azienda. Lavazza in questo ha investito moltissimo e i risultati sono già tangibili.

Quali sono i prossimi obiettivi che, in qualità di Chief Digital Transformation Officer, si è posta?
Il primo obiettivo è stato assumere nuovi profili esperti di AI e data management, ma anche con competenze di business per saper interagire con le altre direzioni aziendali. La trasformazione si basa in primo luogo sulle persone. Le soluzioni, specie quelle più innovative, vanno co-disegnate con il business in modo che soddisfino i loro desideri e siano agevoli da usare. L’AI, come il digitale, funziona quando è trasparente, ovvero facilita il lavoro ed è talmente semplice da usare che nemmeno ce ne rendiamo conto. Non deve rimanere uno strumento in carico a un gruppo di tecnici, ma deve diventare una modalità di lavoro per tutte le persone in azienda. Ritengo che avrò fatto un buon lavoro quando il mio mestiere non sarà più necessario.

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