
Figli di nessuno: il coraggio di rinascere dopo il dolore
In Agos dal 2020 i temi D&I vengono condivisi con tutte le persone dell’organizzazione e nel tempo sul tema della violenza di genere abbiamo conosciuto tante persone illustri. Per esempio lo scorso anno è stata speaker di un nostro webinar la dott.ssa Kustermann di Cascina Rinascita, una preziosa collaborazione nata proprio dal desiderio di aiutare le donne che si riaffacciano alla vita dovendola ricostruire dopo episodi di violenza.
Per questo motivo alcuni colleghi e colleghe di Agos si sono occupate di fare moduli di formazione di educazione finanziaria e di recruitment alle utenti dell’associazione SVS donna aiuta donna per aiutarle e consigliare loro come redigere un CV e affrontare un colloquio. Abbiamo condiviso alcuni business plan per aiutare a organizzare le attività di Cascina Rinascita e ogni persona che ha contribuito ci ha riportato feedback positivi e di arricchimento personale importanti.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, vogliamo rinnovare il nostro impegno non solo nel promuovere una cultura del rispetto e nel contrastare ogni forma di violenza e discriminazione di genere, e ogni comportamento dove manchi ascolto, empatia e sostegno, ma vogliamo anche andare oltre. I figli dei femminicidi, laddove il vuoto normativo è imbarazzante, possono riappropriarsi della propria vita, superando il trauma e rinascere?
Il 26 novembre abbiamo avuto come ospite nella settimana dedicata alla violenza sulle donne, organizzata dal programma D&I di Agos e dall’ERG gender equality, Pasquale Guadagno, figlio di una vittima di un femminicidio e autore del libro autobiografico Figli di nessuno. Scritto con la giornalista Francesca Barra, non è solo un memoir doloroso sulla tragedia di un femminicidio, ma è soprattutto un inno alla capacità di rinascita di chi è stato spezzato dalla violenza. È la storia di un percorso, doloroso e fatto di negazione, cadute, consapevolezza e cammino verso un equilibrio. La storia di Pasquale, orfano di femminicidio, è la testimonianza cruda e onesta di come si possa trovare una nuova luce dopo essere precipitati nel buio più profondo. A soli quattordici anni, la vita di Pasquale viene sconvolta dalla perdita più atroce: sua madre, Carmela Cerillo, viene uccisa dal padre, che la considerava "cosa propria". In un istante, Pasquale si ritrova a portare un doppio fardello: non solo il dolore insopportabile della vittima che amava, ma anche la vergogna e lo stigma di essere il figlio del carnefice.
La società, spesso, non offre sostegno, anzi, aggiunge giudizio. Crescere «sospeso tra il dolore, la rabbia e la necessità di costruire una strada diversa» ha portato Pasquale a nascondere il lutto, a negare per anni la violenza subita e vista, tenendo dentro di sé un vaso di dolore che rischiava di implodere. Come lui stesso riflette, per un lungo periodo, né lui né la sorella Annamaria erano «morti quel giorno ma neppure vivi». La vera svolta, e l'inizio del percorso di rinascita, arriva anni dopo. Non è un evento improvviso, ma un processo faticoso che lo porta a fare i conti con un corpo che «ha iniziato a non farcela più». Il viaggio e la terapia. Dopo un viaggio in Macedonia, Pasquale torna e accetta l'aiuto della sorella per iniziare un percorso di psicoterapia. È qui che, a distanza di dieci anni, emerge finalmente il lutto represso e il dolore di una vita intera di violenza.
Poi l'autoaffermazione. Il passo fondamentale è stato la riscoperta della propria identità, che non è definita dalle azioni del padre o dalla tragedia subita. Come afferma, «La forza del no è il mio baluardo». Dire no al silenzio, al perdono non richiesto, e all'idea che la sua vita dovesse essere schiacciata dal passato è l'atto di coraggio che lo libera.
E ancora la riconciliazione con la madre. Riconoscere sua madre come vittima e non più come un tabù, come era stata etichettata dal contesto familiare e sociale, è un atto di giustizia personale che gli permette di onorarla e di ripartire da lei, con i suoi «ricordi straordinari». La rinascita di Pasquale si manifesta nella costruzione attiva di un futuro sereno, basato sui valori di amore e vitalità che gli erano stati strappati, e inizia con l'apertura di un bar a Udine. Un simbolo potentissimo. È il luogo dove Pasquale non solo lavora, ma dove porta la sua vitalità ed è stata la sua salvezza. È uno spazio in cui dà e riceve energia positiva, esprimendo l'idea che «le persone rispecchino quello che dai».
Il libro sottolinea inoltre l'importanza degli amici e del compagno come «famiglia che ti scegli». È in queste relazioni, come quella profonda sviluppata con Francesca Barra durante la stesura del libro, che Pasquale ritrova un senso di amore e accoglienza che non aveva mai provato. Il libro si conclude con un messaggio chiaro: non si può modificare ciò che è stato, ma si può «fare tesoro di ciò che si è diventati». Figli di nessuno è quindi la storia di come un orfano di femminicidio sia riuscito, con anni di lotta, a trasformare il dolore in una forza positiva e consapevole. Pasquale Guadagno non cerca pietà, ma vuole dare voce e speranza, dimostrando che anche dopo il più grande trauma, è possibile rinascere e fiorire. La condivisione degli ERG D&I è stata quella di iniziare a vedere oltre, nonostante il vuoto normativo, nonostante i giudizi. Osservare l’amore di una sorella sempre presente e la maturità di comprendere che c’era bisogno di un sostegno psicologico per rimuovere ricordi del passato archiviati malamente e ricchi di menzogne per iniziare a ritrovare se stessi proprio lì dove tutto sembrava avere avuto una tragica fine e pian piano diventa presa di coscienza, consapevolezza e rinascita.
A noi resta, come società, la responsabilità di colmare i vuoti normativi e creare una rete di aiuto concreto agli orfani e alle orfane di chi non siamo stati capaci di difendere. Quante volte ognuno di noi deve mettersi consapevolmente in discussione per poi rinascere? Se Pasquale ci sta riuscendo, possiamo riuscirci tutti e tutte se lo desideriamo davvero.