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Una leadership che valorizza le emozioni

Un cambio di paradigma nella leadership aziendale, che mette al centro la dimensione umana per promuovere benessere e prevenire il burnout. In Nestlé, questo percorso si traduce in pratiche concrete di ascolto, formazione e trasformazione culturale. Lo racconta Vincenzo Summo, Head of Talent Italy & Malta Nestlé
A cura di Elisa Belotti
10 Giu 2026

Come Nestlé vi state concentrando su una leadership umana, capace di riconoscere e valorizzare le emozioni. In che modo questo approccio contribuisce concretamente a prevenire il burnout e a promuovere il benessere psicologico nei contesti di lavoro?
Circa tre anni fa, in Nestlé è emersa l’esigenza di fermarsi e avviare una riflessione sul modello di leadership adottato fino a quel momento. Da un lato, infatti, era chiara la necessità di continuare a investire sullo sviluppo delle figure manageriali; dall’altro, cresceva la percezione che fosse necessario cambiare approccio. Per molto tempo, i manager erano stati pensati quasi come supereroi, persone su cui continuare ad aggiungere competenze, responsabilità e aspettative, come se non fossero mai sufficienti. Questa logica, però, rischiava di diventare controproducente: accumulare richieste senza lavorare sulle fondamenta poteva portare a un sovraccarico, oppure a uno sviluppo poco solido. Da qui la scelta di fermarsi e, prima di tutto, mettersi in ascolto. L’azienda ha coinvolto un gruppo di manager, in una fase di ritorno alla normalità dopo la pandemia, chiedendo loro come percepissero il proprio ruolo rispetto al passato. È emerso un cambiamento significativo: accanto alle competenze tradizionali, sono comparsi nuovi elementi come empatia, vicinanza, prossimità e fragilità. Parallelamente, Nestlé ha avviato un confronto con il contesto esterno, ascoltando formatrici, formatori e figure esperte per comprendere le trasformazioni in atto. Da questo doppio ascolto è maturata una consapevolezza: prima di continuare ad aggiungere competenze, era necessario recuperare una dimensione spesso trascurata nel mondo aziendale, quella più propriamente umana. Per lungo tempo, infatti, il modello di leadership aveva implicato una sorta di maschera: entrando in azienda, le persone tendevano a mettere da parte alcuni aspetti di sé, nascondendo fragilità ed emozioni per aderire a un ideale prestazionale. Il nuovo percorso nasce proprio dal desiderio di superare questa impostazione e valorizzare invece l’interezza della persona, comprese vulnerabilità ed emozioni. Questo cambiamento ha un impatto diretto anche sul benessere psicologico. Recuperare la dimensione umana significa ridurre la pressione delle aspettative e consentire alle persone di essere più autentiche, abbassando il livello di stress e prevenendo dinamiche disfunzionali che possono portare al burnout.

Spesso le emozioni sono ancora percepite come un elemento che ostacola la performance. Quali pratiche o percorsi avete messo in campo per trasformarle invece in una risorsa?
Il percorso è stato inizialmente rivolto alle figure manageriali, con l’idea che fossero loro le prime a incarnare e diffondere il cambiamento all’interno dei team. Allo stesso tempo, l’obiettivo è sempre stato quello di estendere progressivamente questo approccio all’intera popolazione aziendale, rendendolo un patrimonio condiviso, anche attraverso iniziative più accessibili e diffuse. Il programma è stato chiamato Leading Regeneration, che richiama un concetto molto radicato in Nestlé, quello della rigenerazione, qui traslato sul piano umano e organizzativo. Il percorso si è articolato in due laboratori principali, realizzati in collaborazione con INSPIRE, società di consulenza e training manageriale. Il primo focalizzato sull’individuo. Circa 450 manager hanno partecipato su base volontaria – con una adesione superiore al 90% – a un’esperienza di riflessione profonda su di sé. L’obiettivo era spostare lo sguardo: non più concentrarsi su ciò che manca, sul “bicchiere mezzo vuoto” da riempire con nuove competenze, ma valorizzare il “mezzo pieno. Le emozioni, in questa prospettiva, diventano fattori abilitanti: elementi che sostengono la motivazione, orientano le scelte e rendono possibile una relazione più autentica con le altre persone. Durante i laboratori sono stati proposti degli esercizi esperienziali molto intensi. Uno di questi, ispirato al vaso di Pandora, invitava le persone a scrivere in forma anonima pensieri difficili, non detti, emozioni scomode. La condivisione di questi contenuti ha generato un momento di forte impatto: le persone si sono riconosciute nelle fragilità altrui, scoprendo quanto fossero comuni vissuti che spesso restano invisibili. Il secondo laboratorio si è concentrato su come portare queste consapevolezze nella relazione con i team. Le e i manager sono stati accompagnati a riflettere su come creare contesti in cui anche le altre persone possano esprimersi, riconoscere le proprie emozioni e sentirsi legittimate a farlo. Parallelamente ai laboratori, è stato attivato anche un percorso più tecnico, guidato dalla medica aziendale, per fornire strumenti concreti di riconoscimento dei segnali di stress e burnout. L’integrazione tra dimensione umana e competenze specialistiche ha reso possibile un approccio più completo.

Costruire ambienti di lavoro sani richiede un cambiamento culturale. Qual è il ruolo delle figure di leadership nel rendere questo cambiamento sostenibile nel tempo, e come si traduce nelle relazioni quotidiane con team, collaboratori e collaboratrici?
Il ruolo della leadership, in questo contesto, diventa centrale per rendere il cambiamento sostenibile nel tempo. Le persone che ricoprono ruoli di responsabilità sono chiamate non solo a praticare questo approccio, ma anche ad alimentarlo attraverso il confronto continuo: momenti di condivisione tra pari, testimonianze, spazi di dialogo in cui apprendere dall’esperienza altrui. Per accompagnare questo processo, l’azienda ha introdotto anche strumenti di misurazione, come il People Management Effect Index dedicato alla qualità della gestione delle persone, costruito a partire dal feedback diretto delle collaboratrici e dei collaboratori in un’ottica bottom up. I risultati mostrano miglioramenti significativi, con incrementi rilevanti in diverse aree, segno che il percorso intrapreso sta producendo effetti concreti. Parliamo del 6%, 7% o 10% a seconda del campo. Ciò significa che i semi che abbiamo piantato hanno in qualche modo attecchito fortunatamente su un terreno fertile e stanno dando frutto.

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