Orgoglioarte

The horse of Jenin

A cura di Anna Toffaloni
01 Ott 2026

«2003, I am 12 years old and I weigh 56 kilograms. The line of my moustache is appearing. Now after the Israeli invasion to Jenin that has left buildings destroyed, robberies everywhere, cars bombed out, now everyone in Jenin is talking about an artist who is coming from outside of Palestine to Jenin. An artist to Jenin? What kind of an artist? Ahmed said he is a German artist, a real one, with a moustache and a beret».

Estate 2003, campo di Jenin. l’artista tedesco Thomas Kilpper progetta e assembla con l’aiuto di alcuni ragazzi del luogo un enorme cavallo realizzato con pezzi di detriti di case e auto distrutte dall’invasione israeliana durante la Seconda Intifada. Vent’anni dopo, la scultura viene rimossa dalle forze israeliane e scompare nel nulla.

The Horse of Jenin di Alaa Shehada è uno spettacolo prodotto da Troupe Courage e attualmente portato dall’attore in forma indipendente. Si tratta di un monologo esplosivo che combina la stand up comedy con il teatro di narrazione, l’autobiografia e le maschere, e racconta la storia del campo e del cavallo attraverso le tappe vitali del protagonista e narratore, Alaa, originario di Jenin. Lo spettacolo riesce a riprodurre una storia che è quella della vita quotidiana di un adolescente e della sua comunità in un territorio occupato: una città in cui i raid dell’esercito israeliano sono costanti, in cui i poster dei martiri sono appesi insieme alle pubblicità e si può mancare a un appuntamento romantico per essere stati trattenuti quattro ore a un checkpoint.

La rivendicazione di The Horse of Jenin è anche la leggerezza, il rifiuto del ruolo della vittima e del patetismo: «People from all over the world thought of me, wow, what a great actor and comedian. They thought that for two reasons: the first one, because I am a great actor and comedian. And the second reason, because they think I am a poor Palestinian».

Il simbolo del cavallo è presente dall’inizio alla fine della narrazione. Alaa racconta che è il nonno a regalargli il suo primo giocattolo, un piccolo cavallo: «[my grandfather] told me, a horse is a symbol of freedom. The spirit of the horse is the spirit of this land of peace, a land which has never known peace. Be a horse, my grandson. Not a donkey». Un simbolo di libertà, resilienza, orgoglio. La scultura di Kilpper, costruita dopo la Seconda Intifada e quella che è conosciuta come la “battaglia di Jenin”, o più correttamente come il “massacro di Jenin”, includerà anche una portiera dell’ambulanza del medico Khalil Suleiman, bersagliata da un carro armato israeliano durante l’Intifada.

Dal monologo (e dai filmati originali mostrati a fine spettacolo) emerge l’importanza della scultura nel momento in cui viene realizzata: «Horse. It’s about persistence. This horse for us was much more. This horse is us. We put the horse on a trailer pulled by a tractor. And we drove it all over the city. People felt amazed, uplifted by it. We got so excited! We wanted to take this horse to every city in Palestine. To Nablus, to Bethlehem, to Gaza». Subito dopo, il cavallo viene posizionato in una rotonda e diventa un punto di riferimento per la gente di Jenin, e soprattutto per Alaa: lì le persone si danno appuntamento, lì Alaa e il suo migliore amico Ahmad scambiano chiacchiere e segreti, lì fumano la loro prima sigaretta, intorno al cavallo e attraverso le sue gambe si svolge l’impacciato flirt con Jumana, il primo amore del protagonista. Il cavallo è reale, ma diventa anche la libertà immaginata di poter salirgli in groppa e galoppare via.

L’IDF ha rimosso la scultura dal campo a ottobre 2023. Alla fine della performance, Alaa si chiede cosa sia successo alla scultura dopo essere stata rimossa e portata via, e conclude “consegnando” il cavallo di Jenin al pubblico: «But now I am wondering, what happened to the horse? Did they arrest it? Did it go to court, was it able to defend itself? Did they ask it, do you condemn Hamas? Did the horse tell them anything about me, about the secrets I told there? […] I don’t know, but I can’t let go of the feeling that this act hurt me more than many other things they did to us. However, what they don’t know that you can arrest a horse, destroy it, take it away, but you can never destroy its meaning. And now the Horse of Jenin is not just my horse, it’s not just my grandfather’s horse, no, now it is yours».

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