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4 Elementigenerazionilinguaggio e parolesostenibilità

THE EDIT

Le voci e le opinioni dei giovani dovrebbero essere ascoltate
A cura di Valentina Dolciotti
10 Mar 2023

Al telefono con Sarah Varetto, la cui carriera mi intimorisce non poco (laureata in Giurisprudenza, autrice e conduttrice di programmi di economia e attualità per la Rai e La7, per otto anni Direttrice di Sky TG24, ora Executive Vice President Communication, Inclusion and Bigger Picture di Sky Italia) parliamo di sostenibilità e del relativo impegno di Sky attraverso gli anni.

Innanzitutto, grazie della disponibilità a questa chiamata, so che il tempo è sempre poco!

Grazie a te, la tematica è importante e attuale, mi fa piacere parlarne e teniamo in grande considerazione il vostro lavoro.

Grazie, davvero. Allora “pronti via”! Perché e in che modo sostenibilità e tecnologia sono due tematiche strettamente connesse?

Fino a un po’ di tempo fa venivano considerate come due concetti assolutamente distanti, perché spesso l’innovazione tecnologica o industriale aveva poi un impatto negativo sulla natura o sulle persone. Oggi, invece, è esattamente l’opposto: l’innovazione è determinante per poter migliorare l’ambiente in cui viviamo. Come Sky abbiamo sempre fatto camminare di pari passo questi due aspetti cercando di cogliere in ogni innovazione che sviluppiamo l’opportunità di dare un contributo positivo alla lotta contro il cambiamento climatico. Per esempio, abbiamo appena lanciato Sky Glass, la prima tv al mondo a essere certificata CarbonNeutral® da Climate Impact Partners, proprio a testimoniare il fatto che l’innovazione per noi deve essere sostenibile.

Qual è la responsabilità delle grandi aziende di Comunicazione quando si parla di sostenibilità sociale/umana?

Ovviamente un’azienda Media ha una responsabilità in più delle altre, perché il nostro impegno non si esaurisce nella creazione di un ambiente sostenibile e inclusivo come per altre aziende. Come media company abbiamo una responsabilità ulteriore verso l’esterno: veicolare quegli stessi valori verso le nostre audience. Il gruppo Sky raggiunge in Europa oltre 100 milioni di persone, ed è quindi molto importante il contributo che possiamo dare alla comunità usando la nostra voce per promuovere anche fuori dalle nostre mura il rispetto e la valorizzazione della persona e l’impegno diretto a tutelare l’ambiente e il territorio. Anche nei confronti dei nostri stakeholder. Proprio per questo nascono progetti con un valore sociale e un impatto positivo, come il recentissimo The Edit | Sky Up rivolto a ragazzi e ragazze che frequentano le scuole primarie e secondarie.

Sono finiti i tempi in cui per un’azienda bastava mettere i soldi per costruire un nuovo (ennesimo) campo da calcio sul territorio circostante!

Fortunatamente! Ed era anche meno ingaggiante per l’azienda stessa. Oggi è fondamentale coinvolgere e rendere partecipi le persone. In Sky, per esempio, è molto incoraggiante la partecipazione che registriamo nelle nostre attività di volontariato aziendale. Tra poco, come in ogni dicembre, faremo un’attività di piantumazione nel parco di Rogoredo, un’iniziativa che sta a cuore a molti dei nostri dipendenti, perché è qualcosa di concreto che ha una ricaduta positiva per tutti, dalle persone che vivono nel quartiere a chi in pausa pranzo vuole fare una passeggiata.

Indubbiamente. Ondate di disinformazione hanno colpito l’Europa durante la pandemia e “hanno avuto origine sia all’interno che all’esterno dell’UE. Per combattere la disinformazione, dobbiamo mobilitare tutti i soggetti interessati, dalle piattaforme online alle autorità pubbliche, e sostenere verificatori di fatti e media indipendenti. Le piattaforme online hanno compiuto passi positivi durante la pandemia, ma devono intensificare i loro sforzi”. Con queste parole, Vera Jourová, Vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza, ha sottolineato l’impegno dell’UE nella lotta alla disinformazione. Come coinvolgere i più giovani?

Questa domanda suscita in me un sorriso perché per un attimo mi riporta alla mia “vita precedente” come Direttrice di Sky TG24. Oggi la mediazione giornalistica è ancor più importante rispetto al passato, proprio perché ci troviamo di fronte a una proliferazione delle fonti e a una raffica di informazioni di ogni genere.

Non mi riferisco solo alla pandemia - per la quale si è comunque coniato il termine infodemia - ma in generale ai contenuti più disparati, veicolati attraverso i mezzi più vari (TikTok, Instagram, Facebook...).

In proposito è fondamentale lavorare con le Istituzioni per una media literacy che aiuti davvero le persone ad orientarsi. È una cosa che ci sta particolarmente a cuore, su cui abbiamo lavorato in passato e che ci prefiggiamo di continuare a fare proprio con The Edit | Sky Up. Questo progetto ci consente di entrare nelle scuole e fornire a ragazze e ragazzi una serie di strumenti che gli consentano di realizzare un servizio giornalistico sul tema della sostenibilità ambientale. Grazie al supporto di contenuti sviluppati dai giornalisti di Sky TG24, i ragazzi potranno vivere un’esperienza di apprendimento davvero coinvolgente, imparando allo stesso tempo a selezionare le fonti e distinguendo la buona informazione da quella cattiva. Per la preparazione del servizio giornalistico dovranno infatti necessariamente costruire un contenuto veritiero e con questo “esercizio” li aiutiamo a capire come scegliere correttamente le fonti. In generale qualcosa di molto utile nella loro vita di cittadino/a e di consumatore di notizie.

E aggiunge un altro pezzo: la responsabilità che ognuno/a deve sentire nel momento in cui lascia uscire una qualsiasi parola dalla propria penna o bocca o tastiera.

Esatto. Abbiamo recentemente firmato il Manifesto della Comunicazione Non Ostile proprio per sottolineare nuovamente il nostro impegno ad aiutare giovani, e meno giovani, a capire che ciò che scriviamo su un social non ha meno valore che nella realtà. Sono la stessa identica cosa: il linguaggio sui social non gode di una sorta di impunità rispetto a quello che pronunciamo o condividiamo dal vivo. Diffondere una comunicazione gentile è importantissimo nel nostro ambito.

È chiaro come si collega il progetto The Edit all’attività di fact-checking. Ci sono dettagli del progetto importanti da condividere?

Quest’anno il progetto ha come tema di svolgimento il cambiamento climatico, perciò il servizio giornalistico che i ragazzi e le ragazze devono preparare (avendo a disposizione il patrimonio di informazioni della nostra campagna Sky Zero) verte proprio su questo argomento, così cruciale per il futuro di tutti noi. Ed è interessante perché trattare un tema così ampio significa non solo dare spazio a una notizia ma anche scegliere il tono più appropriato e il taglio con cui si intende trattarlo. Vorremmo stimolare i ragazzi ad accrescere il loro bagaglio di conoscenze sul tema e diventare consapevoli dei comportamenti da correggere e trasformare. Capire ad esempio quanto la nostra alimentazione stia pesando sul pianeta o che non è soltanto il motore a scoppio dell’automobile ad essere dannoso. Uno degli obiettivi della campagna Sky Zero è proprio quello di aiutare le persone a comprendere che la lotta al cambiamento climatico non passa solo e necessariamente per delle rinunce! Certo, a qualcosa probabilmente dovremo rinunciare, ma non per questo la vita sarà più triste, anzi.

È interessante come, nel sentirti raccontare The Edit, sia emersa una call to action nascosta tra le righe di un progetto di fact-checking e produzione giornalistica.

Sì, l’obiettivo è esattamente tenere insieme lo sviluppo di capacità digitali, la media literacy e il tema del cambiamento climatico.

Le tre tematiche più grosse nel pianeta ad oggi a parte la questione di genere, mi verrebbe da dire.

Sì e abbiamo scelto di metterle insieme per essere più incisivi e unendole possiamo realizzare molto di più che affrontandole singolarmente. Concentrandosi sul patrimonio più grande di ciascun paese, ovvero i ragazzi e le ragazze a scuola, possiamo dar loro un vero contributo per creare una nuova consapevolezza e una maggiore conoscenza di questi temi.

Una mezza verità (o mezza bugia) può essere molto più distruttiva di un’informazione completamente falsa. Secondo te qual è il modo migliore per diffondere tra i/le giovani l’abitudine a leggere le notizie e sviluppare così un pensiero critico?

È fondamentale avere un approccio multilaterale: abituare i ragazzi a non avere un unico punto di vista e a diversificare le loro fonti d’informazione. Una mezza verità è infatti ancora più pericolosa di una notizia totalmente falsa, perché fornisce una sorta di “base veritiera” a una affermazione, sulla quale poi si innesta una fake news. Inoltre, il meccanismo delle echo chamber è molto pericoloso perché blocca i ragazzi in contesti ed ecosistemi dove tutti la pensano nello stesso modo, dando per scontata quella mezza verità. È proprio così che le false convinzioni si autoalimentano. Un esempio di pensiero multilaterale indelebile nei miei ricordi è una scena del film “L’attimo fuggente”, in cui lo studente lancia lo scrittoio giù dal tetto commentando che, in realtà, era un oggetto decisamente aerodinamico pronto a volare. Ecco: abituarsi a guardare le cose da una prospettiva differente e imparare molto presto a mettersi in discussione. E, una volta fatto, non smettere più.

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