
Ripensare l'inclusione in un mondo che cambia
Per iniziare, partiamo da GaYme Changer. Qual era il messaggio centrale di questo libro, che molte persone considerano ormai un punto di riferimento?
Basandosi su ricerche condotte in cinque continenti, GaYme Changer mette in luce la crescente rilevanza economica e sociale della diversità e dell’inclusione delle persone LGBTIQ+ nei luoghi di lavoro e nelle società contemporanee, al momento della sua pubblicazione nel 2021. Uno degli argomenti centrali del libro è che l’inclusione delle persone queer nei contesti lavorativi e nelle posizioni di leadership non rappresenta soltanto una questione di diritti umani e giustizia sociale, ma costituisce anche un motore di innovazione e di performance economica. Quando le persone LGBTIQ+ possono lavorare apertamente e in modo autentico, contribuiscono in maniera più creativa ed efficace. Culture organizzative diverse e inclusive incoraggiano le persone a condividere idee, mettere in discussione i presupposti e collaborare in modo produttivo. In altre parole: l’inclusione delle persone LGBTIQ+ non è soltanto la cosa giusta da fare, ma è anche positiva per le imprese e per l’economia nel suo complesso.
Il tuo nuovo libro in tedesco riprende le riflessioni sviluppate in GaYme Changer, ma racconta una storia leggermente diversa. Il titolo completo, tradotto, è L’arcobaleno minacciato: come imprese e società possono proteggere la diversità e trarne beneficio. Perché hai deciso di scriverlo?
Lavoro all’intersezione tra comunità LGBTIQ+, imprese e società da quasi quindici anni. Per gran parte di questo periodo da molte parti del mondo arrivavano notizie positive. Oggi, invece, le iniziative DEI ben strutturate e gli sforzi per promuovere l’inclusione delle persone LGBTIQ+ si trovano ad affrontare forti venti contrari. Dal punto di vista economico, politico ed etico, si tratta di uno sviluppo preoccupante. Ho voluto offrire un contrappunto costruttivo.
Di che cosa parla il libro?
Fin dal suo insediamento, l’amministrazione statunitense ha preso deliberatamente di mira le iniziative per la diversità nei luoghi di lavoro, con un’attenzione particolare alla comunità LGBTIQ+. Così facendo, sta attaccando non solo i pilastri fondamentali della società democratica, ma anche le basi essenziali del successo economico. Nella prima parte del libro propongo un’analisi sintetica degli attori, delle narrazioni e delle dinamiche che alimentano questi sviluppi. Una conclusione emerge con chiarezza: per il prossimo futuro dobbiamo accettare che gli Stati Uniti siano passati dall’essere un leader globale in materia di diversità e inclusione delle persone LGBTIQ+ a una forza capace di rallentare il progresso.
E l’Europa?
Come sempre, l’Europa risente degli sviluppi che avvengono negli Stati Uniti. Non c’è dubbio che anche l’Europa stia vivendo oggi un contraccolpo. Assistiamo alla crescita di partiti populisti e di estrema destra che si mobilitano contro la wokeness e l’inclusione delle persone queer, all’aumento dei discorsi d’odio online, delle violenze contro le persone LGBTIQ+, degli attacchi agli eventi del Pride e di altri fenomeni preoccupanti. Allo stesso tempo, però, nel panorama imprenditoriale europeo emergono sviluppi incoraggianti. In particolare, il quadro delle iniziative per l’inclusione delle persone LGBTIQ+ nei luoghi di lavoro è molto più positivo di quanto possa sembrare a un primo sguardo. È questo il tema centrale della seconda e più ampia parte del libro. Mostro come le aziende siano entrate in una nuova fase della gestione della DEI. La domanda fondamentale non è più se l’inclusione delle persone LGBTIQ+ generi valore, come sostenevo in GaYme Changer, ma come preservare quel valore in un contesto politico e giuridico sempre più frammentato e in rapida evoluzione. Stati Uniti ed Europa rappresentano oggi due traiettorie differenti. Negli Stati Uniti molte aziende sono diventate più prudenti in risposta alla crescente pressione politica e legale. Alcune hanno ridotto la visibilità delle proprie iniziative DEI e dei programmi di inclusione delle persone LGBTIQ+, oppure hanno adattato la comunicazione pubblica per ridurre i rischi legali e reputazionali. Si tratta di una scelta comprensibile, ma che comporta anche dei rischi. Fare un passo indietro rispetto all’inclusione delle persone LGBTIQ+ e ad altre forme di inclusione può compromettere la fiducia del personale, indebolire la capacità di innovare e, in ultima analisi, ridurre la competitività. L’Europa, al contrario, continua a beneficiare di un quadro normativo relativamente solido in materia di uguaglianza e diritti umani. Sebbene anche qui la polarizzazione politica sia in aumento, molte aziende europee continuano a considerare l’inclusione delle persone LGBT IQ+ come una componente integrante di una governance aziendale responsabile, piuttosto che come una presa di posizione politica. Di conseguenza, l’attenzione si sta spostando dalle campagne simboliche verso un’integrazione sempre più profonda della DEI nella leadership, nella gestione dei talenti e nella cultura organizzativa.
Ci sono esempi concreti?
I dati e le storie che ho raccolto provengono principalmente dall’Europa occidentale, ma anche dall’Europa centrale e orientale, inclusa la Polonia, forse con sorpresa di alcune persone. Esploro il contesto in cui questi sviluppi si sono verificati e racconto le esperienze di aziende come Audi, Beiersdorf, BNP Paribas, Deutsche Bank, Henkel, IKEA, ING, MSD, PwC, Sandoz e molte altre. Anche le associazioni della società civile che operano all’intersezione tra imprese e comunità LGBT Q+ svolgono un ruolo essenziale. Tra queste figurano la Workplace Pride Foundation dei Paesi Bassi, la Prout at Work Foundation in Germania, la spagnola REDI, Swiss LGBT I Label, Pride Biz Austria e la rete in rapida crescita European Pride Business Network, che riunisce oltre 25 organizzazioni non profit, tra cui la francese L’Autre Cercle, l’italiana EDGE e Open for Business, una coalizione londinese di grandi aziende globali. Insieme, queste organizzazioni hanno dato vita a un ecosistema solido, guidato e sostenuto da leader e persone alleate queer e non queer. Pur essendo molto diverse tra loro, hanno sviluppato un approccio tipicamente europeo alla collaborazione tra imprese e comunità LGBTQ+: un approccio flessibile, radicato nei valori democratici e orientato al successo di lungo periodo. Combinando pragmatismo economico e responsabilità sociale, questo ecosistema continua a promuovere l’inclusione delle persone LGBTQ+ nonostante un contesto sempre più complesso.
Quindi ci sono sia buone che cattive notizie?
Sì, non sono ingenuo. È evidente che i discorsi d’odio, la violenza e le campagne contro le persone queer promosse da attori della destra, compresi partiti e politici estremisti, non scompariranno da un giorno all’altro, né negli Stati Uniti né in Europa o altrove. Anche il contesto economico resterà difficile nel prossimo futuro. Promuovere l’inclusione delle persone LGBT IQ+ nei luoghi di lavoro e nella società non diventerà più semplice. Per questo è saggio non aspettarsi miracoli. Le aziende e gli ecosistemi di cui fanno parte devono invece ripensare in modo creativo alcuni dei propri approcci alla diversità – o comunque la vogliano definire – e alle iniziative di inclusione delle persone LGBT IQ+, per individuare nuove strade da percorrere. Gli esempi presentati nel libro mostrano concretamente come questo possa avvenire. L’ultima sezione propone una Guide to Smart Action, costruita a partire dalle mie analisi e dai casi presentati. Evidenzia gli aspetti che aziende, organizzazioni non profit e altri attori chiave dovrebbero prendere in considerazione oggi – in tempi turbolenti e caratterizzati da forti venti contrari – per cogliere le opportunità offerte dall’inclusione delle persone queer. In ogni caso, nei prossimi anni mi aspetto che le aziende adottino approcci sempre più differenziati. Dovranno riflettere le diverse realtà politiche, giuridiche e culturali dei territori in cui operano, mantenendo però saldi i propri principi fondamentali: pari opportunità, non discriminazione e benessere delle persone. In un periodo di profondi cambiamenti politici e sociali, queste decisioni sono di enorme importanza. Influiscono non solo sul successo delle aziende, della società civile e delle persone queer e non queer, ma anche sulle fondamenta stesse dell’economia di mercato: resilienza, stabilità, creatività, produttività, dignità, rispetto e pari opportunità. Non è forse questo il mondo in cui tutte e tutti vorremmo vivere?