
Restworld: il tinder della ristorazione
Partiamo dal principio: com’è nato Restworld?
È iniziato tutto per caso: durante la stesura della tesi di laurea in Psicologia del lavoro, facendo una ricerca sul burnout, ci siamo imbattuti in alcuni ristoratori che ci hanno chiesto di aiutarli a pubblicare annunci di lavoro. Da lì è andato tutto molto in fretta, abbiamo lanciato Restworld a febbraio del 2020 e quando, poco tempo dopo, siamo stati messi in lockdown completo, invece di scoraggiarci abbiamo deciso di continuare a perfezionare la piattaforma. Abbiamo iniziato a fare delle ricerche e a lavorare per creare una sorta di comunità nel settore Horeca. Adesso, dal 2024 abbiamo inserito l’AI nei processi di ricerca e selezione e soprattutto nelle conversazioni con l’utenza.
In che modo l’intelligenza artificiale vi agevola?
Il nostro è un processo di breve ricerca e selezione. Noi pubblichiamo gli annunci per la nostra clientela che cerca lavoro, o li trovano loro sulla nostra mappa o attraverso le nostre piattaforme di annunci. Quando si mostrano interessati, arriva loro un messaggio su WhatsApp con una serie di domande che ristoratrici e ristoratori avrebbero fatto se avessero dovuto gestire qualsiasi colloquio; in questo modo, invece, noi facciamo da tramite e analizziamo una serie di informazioni che magari non sono nel curriculum e identifichiamo quali sono le caratteristiche da approfondire nel momento in cui c’è un fit. Anche i candidati e le candidate, a loro volta, possono fare delle domande sulla posizione. Tutto questo è un processo di matching, che agevola sia la lavoratrice o il lavoratore che il ristorante. Dopodiché, nel caso in cui la datrice o il datore di lavoro scarti già in questa fase una persona candidata, quest’ultima riceve un ulteriore messaggio che però non è semplicemente una comunicazione di non idoneità: leggerà infatti dieci righe di motivazione iper-dettagliata per cui non c’è stata la selezione per la suddetta posizione. Ti dà anche dei consigli: se considera il tuo CV manchevole di qualche voce per trovare lavoro nell’ambito in cui lo stai cercando, te lo segnala, per aiutarti ad avere successo la volta successiva; poi, ti segnala una serie di altre posizioni a cui puoi candidarti con le esperienze lavorative che hai già. Ovviamente sotto al messaggio c’è scritto che è stato generato dall’AI e chi si candida ha la possibilità, cliccando un link, di collegarsi al nostro sito e parlare con un’operatrice o un operatore del nostro team per ricevere più informazioni.
Quando mandate le domande su WhatsApp, sono personalizzate sulla base della persona che si candida?
Il ristorante ci fornisce le domande che vorrebbe porre a candidate e candidati ma poi noi le personalizziamo in base al profilo delle singole persone: se tra le domande ce n’è una a cui chi si candida ha già risposto nel curriculum, non la facciamo. E, viceversa, aggiungiamo domande se riteniamo necessario approfondire certi aspetti che pensiamo possano favorire la lavoratrice o il lavoratore. Ultimamente stiamo implementando la memoria: se ti candidi a più di un lavoro, il sistema non ti farà la stessa domanda due volte, perché terrà conto delle risposte precedenti. Inoltre, ogni persona che cerca lavoro crea un proprio profilo sulla nostra piattaforma che può aggiornare man mano che fa nuove esperienze. Di conseguenza, se hai acquisito nuove competenze e le carichi sul tuo profilo, la volta successiva che ti interfaccerai con l’AI, il sistema acquisirà i tuoi aggiornamenti. È un prodotto di risparmio estremamente puntuale.
Quando avete implementato le conversazioni con l’AI, il riscontro è stato subito positivo o le persone sono state un po’ restie all’inizio a interfacciarsi con l’intelligenza artificiale?
L’abbiamo inserita gradualmente: abbiamo iniziato con dieci conversazioni, poi cinquanta e così via. Si tratta semplicemente di un flusso più veloce per chi usa l’AI. Le risposte a ogni annuncio sono moltissime e spesso la datrice o il datore di lavoro nel guardarle una per una finisce per perdersi potenziali candidature ottimali. Oggi siamo a 25 mila conversazioni al mese, 200 mila persone nella nostra rete, circa mille ristoranti in Italia e duecento all’estero. Il nostro sistema gira con un customer experience score altissimo. Alla fine di ogni conversazione, abbiamo chi si occupa di fare una verifica: se è andata bene, se è andata male, quali sono i punti da attenzionare, se ci sono degli errori negli annunci. Può capitare, ad esempio, che un ristoratore dichiari di pagare una certa cifra che poi non corrisponde alla realtà. In questo continuiamo a migliorare ogni giorno e stiamo andando in una direzione in cui la conversazione è veramente di qualità.
Questo aiuta a dare una possibilità anche a chi non ha un curriculum perfetto a prima vista?
Uno dei nostri obiettivi principali è quello di eludere i bias nei processi di selezione, che purtroppo sono tantissimi. Anche nelle selezioni fatte dalle nostre e dai nostri recruiter, ci siamo accorti che a volte candidate e candidati con la foto più gradevole venivano proposti di più. Abbiamo riscontrato che è un po’ il modo in cui funziona il nostro cervello, pur con tutte le accortezze del caso. Questo con il nostro metodo non succede! E nonostante tutto il processo, delle volte è capitato che alla visione del curriculum anche la candidatura perfetta sulla carta venisse scartata. Noi insistiamo, mandiamo una descrizione dettagliata della persona e il curriculum è l’ultima cosa che alleghiamo ma poi non possiamo costringere la datrice o il datore di lavoro a considerarlo.
È un bellissimo metodo. Avete valutato di ampliare il settore di azione, oltre la ristorazione?
A oggi noi potremmo riapplicare in poche settimane il modello che abbiamo costruito nel mondo dell’infermieristica, della security, della moda con i negozi di abbigliamento, ecc. Tutta una serie di lavori, tendenzialmente retail o dove c’è una sede fisica. Tuttavia, ancora per un po’ vogliamo rimanere nel mondo della ristorazione e degli hotel perché è un prodotto nel quale crediamo e sul quale stiamo continuando a lavorare, rinnovando continuamente le tecnologie, e prima di spostarci su altri settori vogliamo che sia al massimo delle sue potenzialità.