Salutesociale

RED NOSES Jordan «In laughter there is hope» (RED NOSES)

A cura di Anna Toffaloni
10 Giu 2026

RED NOSES è un’organizzazione conosciuta per fornire supporto psicosociale in contesti difficili, principalmente nel settore sanitario, attraverso il gioco, l’umorismo e la clownerie. Oltre ad avere organizzazioni partner in nove paesi europei, RN ha due sedi in Medio Oriente, una in Palestina e una in Giordania.

RED NOSES Jordan è stata ufficialmente registrata nel 2017 ma, come afferma il responsabile amministrativo Hashem Aysami, RED NOSES era presente nel Paese già dal 2014. «Il percorso di RN in Giordania è iniziato come parte del programma internazionale Emergency Smile. In quel momento gli interventi di clownerie venivano effettuati nei campi di rifugiati siriani e palestinesi. Parallelamente, sono iniziate le visite presso il King Hussein Cancer Centre e l’ospedale MSF–Medici Senza Frontiere ad Amman». Oggi, i progetti di RNJO includono supporto in contesti sanitari, interventi umanitari e sostegno ad anziani e comunità emarginate.

«Rispetto ad alcune organizzazioni partner che lavorano principalmente all’interno dei sistemi ospedalieri, RED NOSES Jordan presenta un forte impegno nella comunità e nell’azione umanitaria. Nel corso degli anni, RNJO si è concentrata sempre più sulle persone colpite da crisi, in particolare bambini sfollati, famiglie rifugiate e comunità socialmente vulnerabili sia in campi che in contesti urbani». Riham Kharroub, responsabile della filiale Medio Oriente di RN, aggiunge che un obiettivo dell’organizzazione è crescere nel programma di risposta umanitaria: «Puntiamo ad ampliare il nostro lavoro con le popolazioni migranti e le persone colpite da crisi, con una maggiore attenzione all’inclusione e all’integrazione sociale».

Lna Dahdal, direttrice artistica e clown con il nome di Dr. Nakasheh, afferma che la clownerie, l’umorismo e il gioco sono come «piccole sacche di ossigeno in ambienti pesanti. Danno alle persone spazio per respirare, connettersi e sentirsi di nuovo umane. Una risata condivisa rompe la tensione, rende la paura gestibile e ricorda che la gioia è ancora possibile. La clownerie in particolare aiuta a dissolvere la discriminazione perché una risata mette tutte le persone sullo stesso piano: quando ridiamo insieme, non c’è più “noi e loro”, ma solo esseri umani piacevolmente ridicoli. Per le perso ne vulnerabili, l’attenzione giocosa è potente. Dice loro: “Ti vedo, sei importante e meriti di essere felice”. In contesti difficili l’umorismo non ignora il dolore: lo solleva con delicatezza, anche solo per un momento, così che le persone possano portarlo con più forza».

Lna racconta uno dei momenti in cui ha sentito di aver fatto la differenza: «Uno dei ricordi più toccanti che porto con me risale a una visita all’ospedale MSF. C’era una bambina, di sei o sette anni. Era arrivata dallo Yemen dopo aver perso la mano sinistra e una gamba, e aveva il corpo coperto di ustioni. Quando l’abbiamo incontrata per la prima volta, stava colorando un album in silenzio. Qualunque cosa facessimo, non ci guardava né reagiva. Suo padre ci spiegò che si rifiutava di parlare con chiunque tranne che con lui. Come clown in ambito sanitario, non forzo mai il contatto, quindi all’inizio mi limitavo a passare e salutarla, giocavo un po’ con suo padre e poi me ne andavo. Offrivo presenza senza pressione. Poi, un giorno, iniziai a scherzare con suo padre, insistendo che il cielo fosse verde. All’improvviso, senza alzare gli occhi dall’album, con un piccolo sorriso la bambina disse piano: “No”. Alla visita successiva, ci salutò. Quella dopo, ci disse il suo nome. Visita dopo visita, si aprì sempre di più, fino ad aspettarci nel corridoio ogni volta, salutandoci e mostrandoci i suoi disegni. Il giorno in cui finalmente ci rispose in modo completo, suo padre pianse. Per me è stata una vittoria profonda dell’anima, un piccolo miracolo a cui ho avuto il privilegio di assistere. Quel ricordo è diventato il motore che tiene vivo il mio clown, il promemoria per non perdere la speranza. È per questo che sono diventata una clown, e per questo lo sono e lo sarò per sempre».

Registrazione Tribunale di Bergamo n° 04 del 09 Aprile 2018, sede legale via XXIV maggio 8, 24128 BG, P.IVA 03930140169. Impaginazione e stampa a cura di Sestante Editore Srl. Copyright: tutto il materiale sottoscritto dalla redazione e dai nostri collaboratori è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione/Non commerciale/Condividi allo stesso modo 3.0/. Può essere riprodotto a patto di citare DIVERCITY magazine, di condividerlo con la stessa licenza e di non usarlo per fini commerciali.
magnifiercrosschevron-down