
Prendersi cura significa anche prevenire la violenza di genere
Quale significato ha per lei, personalmente e professionalmente, lavorare oggi su un tema delicato come la violenza di genere all’interno di Beiersdorf?
Per me affrontare questa tematica è coraggioso e importante, anche vista la sua attualità e visto che la violenza di genere non avviene in un altrove, ma attraversa la nostra società in tutti i suoi spazi: domestico, culturale, digitale, non solo nei luoghi di lavoro. In azienda la violenza di genere rappresenta un fenomeno sottile, perché può manifestarsi in varie modalità: aggressioni verbali o fisiche, opportunità di carriera compromesse, manipolazione e intimidazioni, isolamento, etc. Tutto questo influenza il clima aziendale e ci riguarda da vicino. Beiersdorf ha nel suo DNA il concetto della cura. Il nostro claim è «Care beyond skin»: non ci occupiamo solo della cura della pelle, ma andiamo oltre. Abbiamo la responsabilità di prevenire, educare e prenderci cura delle persone anche come azienda. I dati ci dicono che l’80,9% (Istat) dei casi di violenza di genere in azienda non vengono segnalati; quindi, è fondamentale lavorare intensamente per una trasformazione culturale e far sì che questa situazione cambi.
Può raccontarci quali sono le principali iniziative in corso e in che modo si differenziano da quelle di altre realtà aziendali?
Nel 2024 abbiamo intrapreso il percorso per ottenere la certificazione per la parità di genere. Il 2025, invece, è stato l’anno in cui abbiamo deciso di agire concretamente su questo fronte. Innanzitutto, ci siamo iscritti alla Fondazione Libellula, firmandone il manifesto. Inoltre, due colleghe e un collega hanno seguito il percorso ambassador per imparare come sostenere le donne che subiscono violenza domestica. Il 16 ottobre si è tenuto l’evento Safe@Work, con la partecipazione della Fondazione Libellula e dell’avvocata Roberta De Leo, che ha portato il tema della violenza di genere davanti a tutto il personale di Beiersdorf. Vogliamo che le persone imparino a distinguere le diverse tipologie di violenza di genere: una parte del motivo per cui non si segnala e non si denuncia credo sia proprio la scarsa consapevolezza di ciò che si sta vivendo. L’obiettivo ulteriore è garantire sicurezza, tutela e protezione per il personale. Dal 2023 a fino a oggi Il gruppo Beiersdorf ha inoltre organizzato il più grande programma di upskilling globale dedicato alla DE&I (Global DE&I Essentials Journey). In primis era rivolto a chi ricopre posizioni apicali (people leader/middle management), che quindi influenza l’intero sistema aziendale. Nel 2025 Beiersdorf Italia ha deciso di organizzare lo stesso training in lingua italiana dando così la possibilità a 190 colleghe e colleghi di poter usufruire di questo training. Si tratta di un percorso di formazione pensato per far vivere in modo concreto i principi di Diversità, Equità e Inclusione all’interno di Beiersdorf. In tre moduli i e le partecipanti esplorano come costruire ambienti di lavoro più aperti, equi e rispettosi, dove ogni persona possa sentirsi libera di contribuire e crescere. È stata una bella occasione di confronto e dialogo: più si conosce e ci si confronta, più si comprende e si affronta una tematica così complessa. È anche un modo per responsabilizzare chi ricopre ruoli di leadership.
Guardando al futuro, quali obiettivi vi ponete come azienda rispetto a questo tema? E quali ritiene siano le sfide principali per rendere davvero duraturo e incisivo l’impegno nel contrasto alla violenza di genere?
Guardando al futuro vogliamo rendere la cultura del rispetto strutturale, continuativa, concreta e non episodica. Non una spunta in una lista, ma un impegno culturale a cui teniamo. «Keep the spirit high», diciamo. È come una costruzione con i mattoncini Lego: si parte da piccole iniziative e, man mano, si costruisce, le persone si aprono e collaborano. Mi rendo conto che è difficile parlare di violenza di genere in azienda perché si tratta di relazioni interpersonali, di come si interpretano momenti e azioni. Vogliamo però che le persone che lavorano in Beiersdorf abbiano gli strumenti per riconoscere le varie forme di violenza. La sfida principale è proprio relativa a quell’80,9% di chi non denuncia le violenze sul luogo di lavoro. Per questo bisogna mantenere attiva l’attenzione anche quando è passata la giornata del 25 novembre, continuare a lavorarci e rendere il cambiamento misurabile. Però sono tutte sfide connesse: finché è un problema sommerso, è difficile misurarlo. Credo inoltre sia importante arrivare al punto in cui sia diffusa l’idea che parlare di DE&I non sia un vantaggio solo per il benessere di chi lavora in azienda, ma anche per la produttività. Questa è una sfida che dobbiamo vincere: un ambiente sicuro non è solo giusto, ma anche produttivo, perché l’insicurezza è legata ad assenteismo e perdita di fiducia.