
Openjobmetis: orizzonti e limiti dell'innovazione
Iniziamo dal contesto: in che modo Openjobmetis entra in contatto con l’intelligenza artificiale?
Openjobmetis è un’agenzia per il lavoro che si occupa della gestione delle risorse umane a tutto tondo: ricerca, selezione, formazione, assunzione e ricollocazione. Credo che il settore risorse umane sia oggi fortemente coinvolto in una riflessione profonda sul senso dell’introduzione di strumenti di innovazione tecnologica, soprattutto nella fase di pre-screening dei candidati e delle candidate, dove è importante avere un supporto sistemico nei processi di prima analisi e di indirizzamento delle tantissime candidature che riceviamo ogni giorno. Il nostro processo di preselezione trova così nell’intelligenza artificiale un’alleata forte e integrata per la parte di prima profilazione curriculum in banca dati.
In che modo gli agenti AI agevolano il lavoro dei recruiter?
Consideriamo che ci arrivano oltre 30.000 CV a settimana: una mole importante di candidature che rende intuitivo comprendere come, se dovessimo analizzarle una per una, si rischierebbe di gestire il processo con un dispendio di tempo troppo oneroso, quando invece, ciò che occorre in questa fase, è selezionare bene i CV basandosi inizialmente su criteri di compatibilità con la job description proposta.
E invece per quanto riguarda la selezione?
Nella fase della selezione vera e propria dei candidati e delle candidate noi continuiamo, al momento, a prediligere il colloquio di persona.
Pensate che l’AI possa ovviare al problema di una discriminazione a priori?
Partirei dal riflettere sul fatto che il pregiudizio verso il nostro interlocutore o interlocutrice, a volte, è inconscio e quindi presente anche nelle e nei professionistə che si occupano di selezione. Abbiamo tuttə dei bias cognitivi e in questo senso un tool di intelligenza artificiale come un avatar potrebbe, almeno nella linea teorica, avere un approccio più oggettivo. Dobbiamo tuttavia tener conto del fatto che una pratica e quindi un’adozione di questo tipo è per noi ancora sperimentale: non escludiamo nulla a priori, ma naturalmente dobbiamo verificare quanto il sistema possa essere addestrato per esserci di reale supporto. Stiamo per esempio valutando le funzionalità in grado di rilevare quanto il nostro interlocutore possa essere a suo agio nel dialogo, aggiustando progressivamente lo scambio; senza contare che alcuni sistemi prevedono anche l’adozione di facilitazioni per persone con difficoltà fisiche, pensiamo per esempio al riconoscimento vocale o a tool che permettono di esprimersi con la lingua dei segni in favore delle persone sorde. È un mondo che fino a dieci anni fa sembrava impossibile e che oggi invece apre diverse porte, perché accessibilità vuol dire anche neutralità. Il mercato del lavoro di oggi, del resto, caratterizzato com’è da un’esigenza costante di personale e dalla difficoltà a trovarlo, impone alle aziende più refrattarie l’obbligo di mettersi in discussione nel processo di selezione. Anche realtà molto piccole stanno lavorando perché la loro comunicazione esterna sia più accattivante, più attrattiva e in grado di mostrare ai potenziali candidati e candidate i propri punti di forza.
Potrebbero esserci dei rischi nei processi di selezione integrati con l’AI? Quali?
Sul fatto che gli agenti virtuali possano essere pienamente performanti, dobbiamo procedere da una parte con mente aperta, dall’altra mettendoci sempre coscienziosità. L’esperienza delle candidate e dei candidati è un elemento per noi distintivo, perché sono un bene preziosissimo. Per noi è fondamentale che candidate e candidati si fidino di noi; quindi, dobbiamo essere credibili ai loro occhi dal primo momento e in questo possiamo riuscire soltanto con un confronto umano di alta qualità. Oltre a questo, c’è un altro grande rischio che vedo ed è una tendenza contraria di possibile esclusione sociale: l’eccesso di digitalizzazione, di automazione, esclude fasce intere di popolazione non sufficientemente alfabetizzate da un punto di vista informatico. E questo è un tema importante, soprattutto in un mercato del lavoro che deve fare i conti con un invecchiamento progressivo della popolazione.