
Oltre il codice: quando l'AI è inclusive by design
In Crédit Agricole Italia, l’intelligenza artificiale è affrontata con un principio chiaro: l’innovazione ha valore solo se è portata avanti con responsabilità e al servizio delle persone. In coerenza con le norme procedurali del Gruppo francese e con il Regolamento europeo in materia, Artificial Intelligence Act (2024), recepito in Italia nel 2025, il Gruppo ha adottato una Policy AI con l’obiettivo di definire i principi per l’adozione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e di descrivere i ruoli che ciascuna funzione svolge. Al fine di adottare uno sviluppo etico e responsabile dell’AI, il Gruppo ha introdotto un sistema di controllo tecnico lungo tutto il ciclo di vita dello sviluppo del software di AI, prevedendo un presidio preciso durante tutto il corso del processo, con controlli sul dato, sulla scelta del modello e sull’output del modello stesso.
La policy riporta sette requisiti fondamentali per lo sviluppo di un’AI affidabile, tra i quali sono presenti anche i principi di diversità, non discriminazione ed equità. Ogni nuova soluzione viene valutata con attenzione per garantire rappresentatività dei dati, accessibilità e ascolto degli stakeholder. Per questo, la funzione HR e, in particolare, il team Diversity & Inclusion sono coinvolti sin dalle fasi iniziali nella progettazione delle soluzioni basate sull’AI: un riconoscimento importante del ruolo di HR e, allo stesso tempo, una grande responsabilità, necessaria per far sì che l’inclusione sia un requisito progettuale e non un’aggiunta a posteriori. L’obiettivo è verificare che l’inclusione e la diversità siano considerate durante l’intero ciclo di vita del sistema, per evitare distorsioni e bias, per esempio garantendo la rappresentatività dei dati, garantire l’accessibilità e la consultazione degli stakeholders informati. Questo approccio D&I driven può creare valore per lo sviluppo dell’AI, in quanto D&I non è solo prevenire i rischi, ma anche cogliere opportunità di mercato. Un’AI più equa e inclusiva apre le porte a nuovi segmenti di clientela perché, considerando nuove metriche e riducendo i bias, è possibile includere persone che altrimenti sarebbero escluse dal sistema. Per questo, l’approccio D&I driven non è solo una questione etica, ma anche strategica per le aziende: AI più inclusive comportano modelli più robusti e generalizzabili, capaci di intercettare esigenze e bisogni di più persone possibili.
All’interno dell’ecosistema Le Village by Crédit Agricole questa è una realtà dove prendono forma soluzioni che dimostrano come AI, inclusione e welfare possano tradursi in impatto concreto. Le Village by CA è un ecosistema dell’innovazione aperto e dinamico, dove collaborano startup e imprese, al fine di far crescere le aziende del futuro e accompagnare le imprese nel loro percorso di innovazione. In Italia Le Village by CA è composto da un network di cinque hub – Milano, Parma, Padova, Sondrio e Catania – in grado di accelerare oltre 190 startup e affiancare più di 80 aziende partner nel loro percorso d’innovazione, promuovendo attività di crowdfunding, beneficenza e volontariato aziendale. Nell’ecosistema spiccano alcune start up che hanno implementato soluzioni di intelligenza artificiale con l’obiettivo di rendere i sistemi di cura più equi, accessibili e capaci di rispondere alla complessità delle vite reali, portando innovazione nell’ambito della salute e del benessere.
Geen nasce come soluzione femtech nell’ambito della salute riproduttiva, con un approccio di genere e una forte attenzione ai bisogni reali e alle caratteristiche delle persone. In una prima fase, il progetto integra una soluzione basata sull’intelligenza artificiale per supportare l’orientamento e il matchmaking verso professioniste e percorsi di cura. Successivamente diventa presto evidente che le difficoltà di orientamento attraversano in maniera complessiva i sistemi di cura, rivelando così potenzialità più ampie. I servizi esistono, ma sono frammentati, distribuiti tra attori diversi e difficili da navigare, sia per le persone sia per le organizzazioni che li offrono. Geen evolve come layer di AI di triage applicabile a contesti diversi, a supporto di aziende, enti locali e strutture sanitarie, per guidare le persone verso i servizi e i percorsi di cura più adeguati, valorizzando l’offerta già disponibile. L’AI consente di interpretare il linguaggio naturale, tenere conto delle caratteristiche individuali e contestuali e migliorare l’appropriatezza dell’accesso, riducendo rimbalzi, dispersione e uso inefficiente delle risorse.
Longeviva, invece, nasce da un gesto familiare che tante persone hanno sperimentato: abbandonare un’iscrizione in palestra pur sapendo che farebbe bene, perché iniziare è facile ma mantenere continuità nel tempo lo è molto meno. La risposta, secondo Longeviva, non risiede nella forza di volontà, ma nell’assenza di sistemi capaci di sostenere il cambiamento nella vita reale delle persone. Il vero problema della prevenzione e dello stile di vita non è sapere cosa fare, ma riuscire a farlo quando la quotidianità prende il sopravvento. Da questa intuizione prende forma Longeviva, come infrastruttura tecnologica pensata per colmare un limite strutturale del sistema salute: il sapere professionale esiste, ma è legato a momenti isolati e al tradizionale rapporto uno a uno. Le figure professioniste hanno tempo limitato, mentre il cambiamento comportamentale richiede continuità, adattamento e presenza nel quotidiano. Longeviva connette competenza, metodo e vita reale in modo scalabile : l’AI non sostituisce la o il professionista né automatizza le decisioni ma agisce come infrastruttura abilitante. In questo modo il sapere umano può essere distribuito, mantenuto coerente e reso accessibile su larga scala, generando benefici concreti per le persone e maggiore impatto. L’intelligenza artificiale può amplificare le disuguaglianze oppure diventare una leva di inclusione, cura e benessere. La differenza consiste nella direzione scelta: progettare con responsabilità e innovare con uno sguardo umano può contribuire a costruire organizzazioni più giuste e una società più equa, dove la tecnologia non sostituisce le persone, ma le accompagna.