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Mentoring 4 Inclusion: dare voce alle differenze

Dare voce alle esperienze, creare occasioni di confronto, promuovere consapevolezza: sono queste le direttrici lungo cui si muovono le iniziative di inclusione sostenute da Medtronic. Dal progetto Mentoring 4 Inclusion, che ha contribuito a moltiplicare i punti di vista, fino all'evento per la Giornata internazionale contro l'omolesbobitransfobia, pensato per stimolare un cambiamento culturale sia sul piano sociale che lavorativo
A cura di Elisa Belotti
25 Set 2025

Promuovere inclusione significa creare spazi in cui le differenze possano emergere, essere riconosciute e diventare risorsa per la comunità. Perché questo accada, servono strumenti che permettano non solo di raccontare, ma anche di ascoltare e di confrontarsi con prospettive diverse. Da questa esigenza è nato Mentoring 4 Inclusion, un programma di mentoring con seguente podcast per le e i dipendenti di Medtronic che ha contribuito a diffondere maggiore consapevolezza sui temi dell’identità, della diversità e dell’equità.

Il percorso si è sviluppato in nove mesi di mentoring a partire da tre pilastri centrali: generazione, disabilità e orientamento affettivo. Attraverso il confronto e la condivisione di storie personali e professionali, l’iniziativa ha messo in luce come questi aspetti attraversino sia la vita privata sia quella lavorativa, dando valore a narrazioni che spesso restano taciute.

Questo lavoro si è concretizzato in una narrazione delle esperienze e successiva condivisione con tutta la popolazione aziendale, attraverso una serie podcast da episodi brevi, agili e accessibili, che hanno permesso di avvicinare le persone dell’azienda ai temi trattati e di restituire la ricchezza dei punti di vista raccolti. Gli episodi sono poi stati inviati per mail così da raggiungere tutto l’organico di Medtronic. L’azienda racconta che l’impatto di Mentoring 4 Inclusion è stato tangibile: l’ascolto diretto delle esperienze ha favorito un cambiamento culturale interno, stimolando empatia e rafforzando il senso critico.

All’identità trans è stato dedicato un intero appuntamento con Zeno Bertagna, che ha condiviso attraverso una lettera autobiografica il suo vissuto, la sofferenza, la transizione e la trasformazione. Con l’adozione della carriera alias, questo incontro ha permesso di comprendere meglio l’esperienza delle persone trans e creare un clima più accogliente.

Non è stata però l’unica iniziativa in questa direzione. Il 17 maggio 2024, in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, è stato organizzato un evento di sensibilizzazione che ha voluto tenere viva l’attenzione su un tema ancora oggi urgente. La ricorrenza, istituita nel 2007, cade nella data simbolica in cui, nel 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali: un passaggio fondamentale quello della depatologizzazione, che ricorda come i diritti delle persone LGBTQ+ siano sempre il risultato di conquiste fragili e mai definitive.

L’incontro ha rappresentato un’occasione di confronto su quanto ancora resti da fare, in Italia e non solo, contro l’omolesbobitransfobia. Perché, se parlare oggi di accettazione può sembrare superfluo a chi immagina una società realmente accogliente, la realtà mostra invece come discriminazioni, esclusioni e violenze siano ancora diffuse, spesso sommerse. Le cronache – ma anche il silenzio di tante persone che scelgono di non denunciare – raccontano un mondo ostinatamente impegnato a negare diritti e dignità, in particolare alle persone trans, le più esposte a violenza fisica e psicologica. A fronte di uno stallo legislativo – resta emblematico il naufragio del DDL Zan nel 2021 – ciò che emerge con forza è la necessità di un cambiamento culturale profondo. Una trasformazione che sappia riconoscere come l’orientamento e l’identità di genere non siano deviazioni da correggere, ma espressioni della ricchezza e diversità umana da valorizzare.

L’evento del 17 maggio ha cercato di restituire questa consapevolezza, ricordando che il contrasto all’omolesbobitransfobia non può limitarsi a una battaglia giuridica, ma deve diventare responsabilità diffusa e quotidiana. Anche sul posto di lavoro.

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