
Le giovani generazioni soffrono
Una gran parte di chi ha tra i 18 e i 34 anni vive una mind health crisis che intacca capacità cognitive, emotive, sociali. E peggiora anche condizioni fisiche e interazioni quotidiane. Stando al quadro restituito dall’ultimo Global Mind Health Report di Sapiens Lab (organizzazione statunitense di riferimento sullo studio della salute mentale) il deterioramento del benessere per questa fascia d’età è su scala globale.
Rispetto al passato, la situazione attuale appare inoltre ribaltata. Se storicamente la generazione successiva registrava livelli di wellbeing migliori rispetto a quella precedente, negli ultimi anni le e gli under 35 stanno mediamente peggio dei loro genitori.
Cosa è successo? È indubbio il ruolo giocato da digitalizzazione totalizzante, (ab)uso dei social media e penetrazione inarrestabile dei cellulari anche tra i/e più piccolə. Ma, nell’erodersi rapidissimo, profondo e preoccupante della soddisfazione delle persone, a queste cause si affianca anche una combinazione di crisi esterne. Una trama intrecciata di situazioni che fanno vedere alle e ai giovani il futuro come particolarmente spaventoso.
Schiacciatə da aspettative sociali e ideali di successo irraggiungibili, i/le ragazzə faticano particolarmente ad adattarsi e affrontare le sfide della vita e a gestire relazioni ed emozioni. Trovandosi intrappolatə in condizioni di precarietà da cui è difficile districarsi – crisi economiche, instabilità geopolitica, confusione occupazionale ed effetti negativi del cambiamento climatico – vivono un’epoca di «poli-crisi» che di fatto limita e riduce il loro contributo allo sviluppo sociale.
Siamo di fronte a stati di ansia e depressione diffusi e al propagarsi, spesso correlato, di abitudini capaci di erodere ulteriormente il loro benessere. Tra gli altri, per esempio, l’uso eccessivo di strumenti digitali alimenta la frustrazione. E porta più facilmente a stili di vita sedentari che, come un cane che si morde la coda, peggiorano le condizioni fisiche. Da qui crescono fino a diventare, nei casi peggiori, insostenibili, la difficoltà ad adempiere impegni scolastici o professionali1 e a sviluppare relazioni interpersonali.
Spostando lo sguardo dagli individui alle nazioni, il rapporto di Sapien Labs sfata anche la credenza per cui, al crescere della ricchezza economica e sociale, migliorano benessere e salute mentale delle persone. Insomma, banalizzando, che i soldi facciano la felicità. Rispetto a quanto si penserebbe, allora, non è inverso solo il rapporto giovani/migliori livelli di salute mentale, ma anche il legame reddito dei Paesi/wellbeing. Sono infatti le nazioni ricche a registrare i gradi di benessere peggiori e, al contrario, nell’Africa sub-sahariana i e le ragazzə indicano stati generali migliori in assoluto. Nell’elenco stilato dal rapporto, è in Europa2 che si trovano alcune delle nazioni con i risultati più bassi. Il Regno Unito, per esempio, è 81esimo sugli 84 Stati considerati. La Germania al 71esimo posto e l’Irlanda è 70esima. La Finlandia, caso particolare, pur distinguendosi come uno dei Paesi più felici al mondo, è 28esimo nella soddisfazione registrata tra gli ultra 55enni, ma 40esimo se si considera la fascia 18-34. E in Francia (rispettivamente 72esima e 52esima), dove il sistema sanitario appare solido e i livelli di benessere delle persone adulte restano sopra la media UE, le giovani generazioni sono tra le più colpite da una salute mentale in peggioramento. Qui i sintomi depressivi tra 18-29enni sono più che raddoppiati rispetto a prima della pandemia di Covid-19.
Anche in Italia l’andamento dei livelli di salute mentale giovanile va verso il basso. Per quanto la nazione sia prima tra i membri UE della lista nella fascia 18-34 (20esima), è però sotto la metà tra tutti i Paesi nella lista (54esima) per gli over 55. Nello stivale inoltre sono in aumento solitudine, uso problematico dei social network, bassa autostima e pressione accademica/lavorativa invalidante. Il tutto senza che gli interventi di supporto siano sufficienti, tempestivi o diffusi capillarmente sul territorio.
- Per quanto non esclusivamente legato a questi fattori, è importante almeno menzionare come sia in aumento da anni il numero di giovani NEET (Not in Education, Employment, or Training). Parlando di salute mentale, questo gruppo appare particolarmente vulnerabile anche perché la soddisfazione personale viene definita anche dai livelli di controllo della propria vita, dai rapporti sociali, dalla stabilità personale. In questi casi specifici spesso fragilissimi. ↩︎
- Secondo i dati Eurobarometro e Unicef, in Europa un/un’adolescente su sette vive problemi di salute mentale e una persona adulta su due segnala almeno un problema emotivo recente. ↩︎