
L'amore può essere solo libertà
Antonio Ferrara, Mia
La violenza di genere è un argomento che da sempre riempie le pagine di libri e romanzi, basti pensare all’Otello di Shakespeare, in cui Desdemona viene uccisa dal marito perché sospettata di aver commesso adulterio. Se però in passato il tema era trattato senza quasi nessun altro intento se non quello drammatico, oggi l’atteggiamento è cambiato e le opere letterarie che parlano di violenza di genere lo fanno nell’ottica non solo dell’intrattenimento, ma anche e soprattutto della condivisione e dell’informazione.
In questo contesto, nel 2013, nasce Settenove (il nome si riferisce al 1979, anno in cui le Nazioni Unite hanno adottato la Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne), casa editrice dedicata interamente alla prevenzione della violenza di genere, con un’attenzione particolare alla narrativa per l’infanzia e l’adolescenza. Nel catalogo di Settenove, infatti, si trova anche Mia, libro di Antonio Ferrara per ragazzə e su ragazzə.
Cesare e Stella hanno 15 anni e sono innamoratə; la loro vita gira intorno alla scuola, agli amici e alle uscite insieme, almeno quella di lei; per Cesare, invece, al mondo non esiste altro che Stella. È lui che ci racconta, attraverso ricordi sparsi, le tappe della loro storia, lasciando intravedere fin da subito un rapporto malato, un’idea dell’amore del tutto distorta da parte del ragazzo, che vede la fidanzata non come una persona con sogni, aspirazioni e interessi, ma come una sua proprietà, uno strumento attraverso il quale ottenere quell’immagine di sé che lui da solo non sa formare. Eppure, nonostante sia Cesare a ricostruire gli episodi salienti della propria diseducazione sentimentale, fino ad arrivare al compimento del femminicidio, il libro rimane la storia di Stella, che alla fine aveva capito, che era stata messa in guardia dalle amiche, protetta dalla sorella e dai genitori, ma che non ha potuto salvarsi perché poco possono fare le singole persone se non sono sostenute da una rete di aiuto proveniente dalle istituzioni.
Mia è un libro per ragazzə, su ragazzə e, in una certa misura, realizzato anche da ragazzə. Il progetto, infatti, è nato in seguito a una serie di laboratori di scrittura per emozioni che Antonio Ferrara ha tenuto in quindici tra scuole medie e licei italiani e stranieri, durante i quali ha chiesto ai/alle partecipanti di immaginarsi vittime di una qualsiasi forma di prevaricazione e di provare a descrivere il proprio stato d’animo. Mia, dunque, non è una storia vera, ma il sunto di tante, possibili storie vere filtrate e rielaborate dall’autore, vissute in maniera diretta, indiretta o perfino inventate, ma che affondano le proprie radici nella realtà.
Di fatti, a metà del 2024 è stato pubblicato il report I giovani e la violenza di genere, realizzato dal Servizio Analisi Criminale della Criminalpol, da cui è emerso che il tema è particolarmente sentito tra i/le minorenni (circa 32.000 i/le partecipanti di età compresa tra i 14 e i 18 anni), ma che il fenomeno è percepito dalle femmine in misura tre volte maggiore rispetto ai maschi. Questa è l’ennesima dimostrazione della necessità di introdurre un programma di educazione affettiva a cui si possa accedere fin dalla più tenera età, per imparare a conoscere, esprimere e gestire le emozioni, ma anche, idealmente, percorsi per adultə, perché certi atteggiamenti non si sviluppano mai in un vuoto, bensì sono la reiterazione di cose viste, percepite e interiorizzate, sia in ambito familiare che nel resto della società.