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LA STORIA DI JESSICA GIORGIA SENESI E L’ATTIVISMO SU TIKTOK

A cura di Marta Bello
02 Nov 2023

Mi racconti un po’ chi sei e qual è la tua storia?

Ho 25 anni, sono una content creator e un’attivista online e offline. Su TikTok racconto la mia esperienza come ragazza trans in Italia. Lo faccio in modo abbastanza ironico, cercando di fare informazione, ma anche di portare positività perché so che può essere un percorso abbastanza difficile. Oltre a questo, parlo anche dei miei hobby e delle mie passioni: mi piacciono molto i videogiochi e le serie tv, sono un po’ nel mondo nerd. Sto anche cercando di entrare nel mondo della moda, che è il mio sogno nel cassetto. Ho iniziato il mio percorso online quando avevo solo sedici anni e all’inizio non avevo detto a nessuno di essere una ragazza trans, neanche alla mia famiglia, con cui ho fatto coming out a diciassette anni. Dopo quel momento ho iniziato a raccontare il mio percorso di transizione online.

Qual è stata la risposta che hai ricevuto quando hai iniziato a raccontarti online? Pensi che TikTok sia uno strumento utile per raccontare storie e realtà che i mass media non affrontano o affrontano male?

Inizialmente parlavo solo di videogiochi, quando ho iniziato a parlare del mio percorso e i video hanno iniziato a diventare un po’ più virali, ho iniziato a conoscere anche il lato più tossico dell’esporsi. Su TikTok vi è un pubblico adulto ma anche di adolescenti, dai 15 anni in su. Di conseguenza è anche il più reattivo e interattivo. Si riescono a trattare tantissimi argomenti diversi e sotto un certo punto di vista vedo anche che le generazioni più giovani sono quelle con cui si può dialogare di più e avere un confronto maggiore. Mi trovo particolarmente bene su TikTok proprio per questo motivo: sono riuscita a portare un argomento del quale ancora nessun* parlava in Italia. Ho iniziato a fare video molto ironici e autoironici sulla mia esperienza, nonostante alcuni fossero legati al racconto di esperienze anche dolorose o traumatiche. Credo che i social siano un ottimo strumento per fare informazione e sensibilizzare arrivando ad un pubblico sempre più ampio.

Ti va di raccontarmi qualcuna di queste esperienze che sono state particolarmente importanti per te e che poi hai deciso di portare sui social?

L’argomento con cui ho raggiunto più persone è quello in cui ho raccontato dell’operazione che ho affrontato in Thailandia. Ho trattato anche argomenti riguardanti il socializzare quando si è una persona trans, l’avere delle relazioni, il dating… So quanto possa essere spaventoso e quanto sia facile trovarsi davanti a persone violente a livello emotivo e fisico, ci sono passata. So quanto possa far male avere una visione negativa e distorta della realtà e della comunità trans. È giusto evidenziare anche gli aspetti positivi e cioè che nonostante la società, possiamo comunque aspirare ad una vita degna di essere chiamata tale. Questo per me è il punto fondamentale di quello che cerco di comunicare.

Questo si lega molto bene al tema della rappresentazione: quanto è importante sentirsi e vedersi rappresentate?

Uno dei motivi principali per cui ho iniziato a parlare è che non c’era nessuna rappresentazione positiva in Italia delle persone trans. Le uniche esistenti erano molto tossiche e stereotipate. Cerco sempre di portare una rappresentazione positiva, anche facendo riferimenti a prodotti mainstream, ad esempio nei videogiochi, una mia grande passione, in cui ci sono molti personaggi non stereotipati. Io soffrivo di disforia di genere e quello che facevo era cercare una storia in cui riconoscermi nelle serie tv e nei videogiochi. Questo è un passaggio importante nell’accettazione di sé. Per fortuna ci sono sempre più personaggi sempre più inclusivi.

Ti va di chiarire un po’ cos’è la disforia di genere? Come spieghi il pregiudizio di binarismo di genere nei confronti delle persone trans?

So che la disforia di genere può essere molto complicata da gestire ed è molto diversa da persona a persona, e c’è sempre un modo molto personale di sentirla. Ogni identità di genere è valida. C’è una cosa che moltissime persone non capiscono: essere trans, per definizione, vuol dire non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita; quindi, ogni persona che non si identifica con il genere assegnato alla nascita è una persona trans. Che sia binaria o non binaria, facciamo tutte parte dello stesso termine ombrello. Poi ci sono le persone trans binarie che si riconoscono solo in un genere: tipo me, che mi riconosco solo nel genere femminile. So che è difficile spiegare a qualcuno che si riconosce perfettamente nel proprio genere che c’è anche qualcosa che va oltre. Ciò che si dovrebbe fare è rispettare l’esistenza di persone diverse e basta.

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