
La cooperazione è il motore del cambiamento
Per ridurre il gender gap nei luoghi di lavoro e supportare le donne vittime di violenza è fondamentale agire in modo mirato attuando cambiamenti concreti, formando dipendenti e giovani sui temi della parità di genere e offrendo nuove opportunità lavorative alle vittime. Questo è ciò in cui crede Coop che, per il quinto anno consecutivo, ha lanciato la campagna Close the Gap per la promozione dell’equità di genere e la riduzione delle differenze; inoltre, ogni giorno incoraggia l’uguaglianza al suo interno anche grazie a un lavoro di formazione tra dipendenti e supporta le donne vittime di violenze avviando percorsi di reinserimento lavorativo e garantendo misure di welfare ad hoc.
Quest’anno il tema centrale di Close the Gap è l’istituzione dell’educazione alle relazioni quale materia scolastica obbligatoria: uno strumento per prevenire le discriminazioni e le violenze di genere. Il punto di partenza, infatti, dovrebbe essere proprio l’educazione delle nuove generazioni per affiancarle nel percorso di scoperta e comprensione dei loro sentimenti. L’Italia è rimasta uno dei pochi Paesi europei che non prevede questo tipo di insegnamento; eppure, molte persone sono favorevoli: ce lo dicono i dati.
Secondo la survey La Scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni (realizzata dall’Ufficio Studi Coop in collaborazione con la società di ricerche Nomisma), il 49% delle persone italiane tra i 18 e i 64 anni crede che l’educazione all’affettività dei e delle giovani a scuola possa favorire la parità tra donne e uomini (il 46% ha risposto “abbastanza” e solo il 5% “no”); il 70% è d’accordo a introdurla come materia obbligatoria, 1 genitore su 2 ritiene che questo insegnamento possa essere avviato già alle elementari, mentre 9 su 10 che i programmi dovrebbero concentrarsi sui rapporti con partner e altre persone e sull’informazione sessuale (anatomia del corpo, malattie sessualmente trasmissibili, metodi contraccettivi e consenso). Se analizziamo i dati relativi al rapporto genitori-figli/e, la survey ci rivela che, nonostante il 44% del campione dichiara di parlare spesso di rapporti interpersonali, l’informazione sessuale rimane ancora un tabù; tra le motivazioni: paura di causare ansia, imbarazzo e chiusura da parte di ragazzi e ragazze. Alla luce del sostegno da parte di giovani e adultə nei confronti dell’insegnamento di queste tematiche, Coop ha lanciato la campagna Dire, fare, amare per sensibilizzare sulla necessità dell’educazione alle relazioni, per accompagnare i e le giovani nel loro percorso di scoperta dei sentimenti, all’insegna del rispetto reciproco, della comunicazione e dell’empatia.
Questa necessità è ribadita anche nella campagna Diritto a stare bene per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del servizio pubblico nazionale di psicologia: l’iniziativa prevede una raccolta firme per ribadire come l’assistenza psicologica sia un diritto ed evidenziare l’urgenza di introdurre l’educazione alle relazioni come materia obbligatoria con il supporto, appunto, di psicologi e psicologhe. Infatti, sempre secondo i dati della survey, la minoranza del campione non favorevole ha rivelato di aver paura che il tema venga trattato con superficialità e non da figure esperte. La campagna Diritto a stare bene prevede l’inserimento di ore di didattica tenute da psicologə capaci di comprendere le difficoltà emotive di ragazzi e ragazze ed evitare che si trasformino in comportamenti dannosi per altre persone.
È evidente come il filo conduttore dei numerosi progetti portati avanti da Coop contro la violenza di genere sia la prevenzione, componente essenziale anche del protocollo d’intesa siglato tra Coop e Fondazione Giulia Cecchettin per la valorizzazione delle relazioni paritarie e la cultura del rispetto. Il progetto pilota di formazione (che coinvolge circa 150 dipendenti di 5 negozi di Padova) parte da un’indagine preliminare per coinvolgere i e le partecipanti a una riflessione individuale, sondando le loro
conoscenze e percezioni sulla violenza di genere. Seguono 5 moduli in cui formatori e formatrici di Fondazione Giulia Cecchettin dialogano con le persone partecipanti per promuovere una cultura inclusiva e parlare di molestie e abusi contro le donne, individuando eventuali criticità. L’obiettivo è anche realizzare un modello replicabile e adattabile ad altre realtà, perché solo attraverso la cooperazione è possibile cambiare le cose.