Intelligenze artificialilibri e letteratura

Kazuo Ishiguro, Klara e il sole

A cura di Alice Pezzin
01 Apr 2026

Il prima e il dopo dell’intelligenza artificiale

Ha una caratteristica curiosa Klara e il sole (Einaudi, traduzione di Susanna Basso), ultima opera del premio Nobel per la letteratura nel 2017 Kazuo Ishiguro: è un libro-camaleonte, che viene percepito in maniera diversa a seconda dell’anno in cui lo si è letto. Chi l’ha affrontato al momento dell’uscita, nel 2021, probabilmente l’ha inteso come un romanzo di fantascienza, anche se ambientato in un futuro non lontano dal nostro, in cui la grande piaga della società moderna è la solitudine degli e delle adolescenti, sempre più in difficoltà nelle interazioni umane e nella capacità di esprimere i propri sentimenti. Ecco allora che, ad affiancare i e le più giovani nella crescita non solo fisica, ma soprattutto emotiva, compaiono gli AA, gli Amici Artificiali, androidi come Klara, la voce narrante, programmati per trasmettere quel calore e quell’empatia che sembrano quasi del tutto svaniti dai rapporti tra ragazzə.

Chi l’ha letto anche solo un paio d’anni fa, invece, ci avrà visto un inquietante specchio dei nostri tempi, in cui ci si affida alle macchine per tutto, anche per ricevere quell’affetto e quella comprensione che dovrebbero essere alla base del vivere comune. Cos’è cambiato in questo lasso di tempo così breve? C’è stata l’ascesa dell’intelligenza artificiale. Non che al momento della pubblicazione del libro di Ishiguro questa tecnologia non fosse presente, ma la sua incidenza nel dibattito pubblico e nella vita quotidiana, almeno secondo la nostra percezione, era molto meno forte di oggi.

Eppure, sia la versione che lo considera un mero romanzo distopico sia quella che lo vede fin troppo attuale sono limitate e non rendono giustizia alla profondità dell’opera. Ishiguro non vuole fare una critica sociale, non vuole metterci in guardia di fronte a nulla, ma, affidando la narrazione alla robot umanoide Klara, una voce ingenua, tenera e disarmante, ci invita a guardare le cose da una prospettiva diversa. Gli elementi apparentemente contradditori in Klara e il sole sono tantissimi. È paradossale, infatti, che, per vivere, gli Amici Artificiali abbiano bisogno della cosa più naturale che c’è: il sole; o che la proprietaria del negozio dove Klara attende pazientemente di essere scelta cerchi di proteggere i suoi sentimenti avvertendola dell’inaffidabilità affettiva di bambini e bambine; o, ancora, che gli androidi siano sì programmati per amare, ma questo significa che amano per tutta la vita, anche quando non servono più, mentre gli umani amano in maniera spontanea e, in maniera altrettanto spontanea, i loro sentimenti mutano. Ecco allora che c’è un ribaltamento di ruoli: chi si comporta di più come ci si aspetterebbe da una persona? Chi è la vera macchina?

È innegabile che, nella nostra realtà, ci sia un sempre crescente impoverimento delle relazioni umane, soprattutto tra i e le giovani, natə nell’era di internet e dei social media, maturatə in mezzo a una pandemia globale e costrettə a destreggiarsi tra tecnologie in continua evoluzione, poco regolamentate e dagli esiti ancora imprevedibili. Ma è anche vero che queste tecnologie non sono il male assoluto e che siamo ancora noi a sfruttarle per un tornaconto personale, come alla fine Josie sfrutta Klara, senza cattive intenzioni, ma perché ai suoi occhi è sempre rimasta una macchina.

Alla luce di queste considerazioni, la vera domanda che sembra volerci porre Ishiguro non è tanto se una macchina può provare amore, ma se noi possiamo provare amore per una macchina. Nel romanzo no, Klara non viene amata con la stessa intensità con cui lei ama, ma nella realtà, nel nostro mondo, questa robot umanoide vi entrerà nel cuore per non andarsene più.

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