
Internet e la cultura del maschile
Chi dovesse bazzicare per i social da un po’ di tempo e frequentare quelle aree di internet che parlano di problematiche di genere sicuramente si sarà imbattutə in una nuova epidemia, la male loneliness epidemic. Di fatto questa è solamente la nuova forma che ha preso la cultura maschilista, forma modellata attraverso lo stampo dei social e più generalmente di internet. A questa gravosa malattia, che è completamente autoinflitta, si aggiunge un contenitore più ampio che le fa da culla: la manosphere. Questa sottosezione dell’internet è composta da persone che si oppongono al femminismo – e al femminile. La visione del mondo proposta dai suoi componenti è fortemente patriarcale e misogina, caratterizza tutte le persone in categorie definite, dagli “uomini alpha”, al picco della scala sociale, fino ai “beta”. Ultime nella scala sono le donne, nemico da trattare come proprietà, utili solo per riprodursi e attività domestiche.
La manosphere è un fenomeno reazionario ai cambiamenti socioculturali che stavano venendo recepiti in maniera attiva dalla società, rigettando quello che la destra mondiale definisce ora come woke. A livello politico questo rigurgito maschilista è stato fondamentale per portare alla ribalta le frange estremiste di destra in tutto il mondo.
Il vettore principale di questa cultura sono i social, partendo da community online fino a verə e proprə influencer che propagandano una visione che trova nel femminile il nemico, il male della società. Le principali vittime sono persone che non riescono a muoversi nella società contemporanea e si sentono a disagio, inadeguate. L’attrattiva per questo mondo è anche dovuta alla semplicità di una risposta violenta e aggressiva al posto di una comprensiva, richiede meno sforzo e meno adattamento. È così che si ottiene un incel, un celibe involontario, e un “redpillato”, rifacendosi alla scena del film Matrix dove viene offerta al protagonista una pillola rossa per scoprire la verità sul mondo in cui vive.
La verità che trovano è una visione misogina e sessista propagandata dai numerosissimi creator che propongono la soluzione facile, di comodo: sono le donne il problema, non “noi” uomini. Ma c’è uomo e uomo nella manosphere. Una seconda fondamentale caratteristica è il continuo avvilimento che viene operato contro queste persone. E alla vergogna segue la volontà di rivalsa che viene espulsa attraverso pratiche socialmente accettate dal gruppo, la forza fisica, l’aggressività.
L’effetto reale di un fenomeno digitale lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. I social sono un mezzo di propagazione incredibile e colpisce una fascia estremamente debole, le persone giovani, di tutti i generi ma specialmente uomini e ragazzi. Germoglia una cultura del possesso che trova nel genere femminile una mercanzia di lusso, difficile da acquisire e da conquistare attraverso fama, soldi e potere. E una volta usato perde di valore. Questa retorica è il frutto dell’unione tra il sessismo e un retaggio, dal retrogusto cristiano, dove la verginità – ma solo quella femminile – è un valore a cui aspirare e per l’uomo un bene da consumare. Diventano modelli uomini che sono considerati gerarchicamente più in alto nella scala sociale.
Tutto ciò ha però una controparte. Non ha un nome, ed è piuttosto disorganica, ma si tratta di creator, che troviamo anche in Italia, che smontano questa retorica, che propagano valori differenti dove conta l’individuo per la persona che è e non per i soldi o il fisico che riesce a ottenere. È fondamentale che si faccia controinformazione in questo ambito e tuttə dobbiamo farne parte. Bisogna che ci si orienti su modelli di comportamento più umani, corretti, inclusivi e il compito ricade su ciascuno. Il fatto stesso che esistano questi fenomeni mostra come il genere maschile non sia ancora adattato al cambiamento culturale in atto e questo è un problema che come società non riusciamo ad affrontare in maniera efficace. Se ora l’empatia è considerata un peccato, facciamo almeno che la gentilezza diventi un valore.