INSIEME LONTANI - Come CNP Vita si è presa cura di noi

28 Set 2020

A cura della Redazione

Ricordiamo come fosse ieri le settimane tra febbraio e marzo in cui abbiamo realizzato che la situazione sarebbe peggiorata, prima di migliorare, e che il termine “emergenza” avrebbe presto descritto appieno la situazione. Ricordiamo la creazione delle zone rosse circoscritte, i nuovi focolai, le notizie contrastanti, il senso di preoccupazione generale che prima o poi ha pervaso tutti. L’adozione delle iniziali misure di contenimento, quel primo DPCM diffuso nella notte, le ordinanze regionali e i Protocolli di sicurezza che avrebbero cambiato, almeno temporaneamente, il nostro modo di lavorare e di vivere. Il cambiamento è iniziato già in febbraio, per i lavoratori con domicilio nelle zone rosse e paesi limitrofi, subito identificati e messi in condizione di lavorare da casa. Dopo la prima comunicazione massiva ai dipendenti la presenza in azienda si è ridotta ad un terzo, sono stati sospesi tutti gli eventi interni aggregativi, le riunioni, i viaggi e le trasferte.

Dopo giorni di incertezza, il momento della svolta è arrivato nella seconda settimana di marzo, quando CNP Vita ha formalizzato le misure restrittive con il primo Protocollo aziendale anti contagio diffuso il 18 marzo, che ha decretato ufficialmente la momentanea fine della vita aziendale per come l’avevamo sempre conosciuta, con introduzione del distanziamento fisico, necessità di DPI vari, interdizione degli spazi aziendali e successivamente misurazione della temperatura all’ingresso. Ma già da una settimana l’azienda non era più il luogo di aggregazione, condivisione, lavoro comune e scambio di idee quale era sempre stato. Era solo un edificio vuoto, perché chiunque non avesse una motivazione necessaria per recarvisi avrebbe dovuto lavorare da casa e questo valeva per la quasi totalità delle persone. Ai pochi dipendenti che si recavano saltuariamente in azienda è stato rimborsato il costo del viaggio, che ovviamente non prevedeva i mezzi pubblici.
Con il lockdown abbiamo capito che la nostra casa sarebbe diventata il nuovo luogo di lavoro, dopo aver salutato - magari con leggerezza e in velocità - il collega di sempre, senza immaginare che non l’avremmo rivisto per mesi e saremmo rimasti isolati a lungo.
Ma è stato davvero così? 
In realtà, abbiamo scoperto qualcosa in queste fasi difficili. Abbiamo scoperto che esistono modi diversi ed opportunità diverse per “vedersi” e non sentirsi isolati. Se, prima di questa esperienza, lo smart working era considerato “solamente” un metodo per conciliare esigenze personali e lavoro, o staccare per una giornata dal traffico della città, ora sappiamo che non è così ora sappiamo che è una reale modalità tramite cui l’azienda, in un periodo complicato come quello trascorso, può proseguire l’attività.
Quel che è certo è che CNP Vita era avvantaggiata da questo punto di vista, dato che lo smart working era già in auge da un paio d’anni. Da tempo la nostra azienda aveva lavorato, di concerto con le rappresentanze sindacali, per costruire modalità di lavoro nuove ed anticipare i tempi dei regolamenti normativi. A seguito di due periodi di sperimentazione iniziati nel 2016, il lavoro agile è stato esteso a tutti i dipendenti ed inserito nel Contratto integrativo aziendale.

L’altra condizione che ci ha favorito nella gestione dell’emergenza è stata l’introduzione nel 2019 della rete VDI, la dismissione dei PC fissi e il passaggio i pc portatili collegati ad un’unica infrastruttura centralizzata. La sostituzione di tutte le postazioni di lavoro nell’arco di cinque mesi e la relativa maggiore flessibilità sono elementi fondamentali nel momento in cui ogni dipendente abbia bisogno di un computer tramite cui lavorare da casa oppure si trovi ad affrontare una situazione inaspettata. DCPM dopo DPCM, Ordinanza dopo Ordinanza, Protocollo dopo Protocollo, la nostra nuova vita lavorativa è continuata, le riunioni su MS Teams sono diventate la normalità, abbiamo iniziato a prendere il caffè insieme in video call, abbiamo ricominciato ad erogare i corsi di formazione in modalità FAD, raccogliendo anche il consenso di chi era scettico. 
Il nuovo contesto, al quale abbiamo dovuto adeguarci in tempi strettissimi, ha richiesto di organizzare il lavoro in maniera differente, utilizzando tutti gli strumenti che la normativa ha messo a disposizione per gestire al meglio attività e carichi di lavoro. Abbiamo introdotto, per il periodo strettamente legato all’emergenza, un sistema di impiego delle ferie arretrate, al fine di gestire eventuali riduzioni delle attività in carico alle singole strutture, salvaguardando la dotazione ferie del 2020.

La tecnologia è stata fondamentale per garantire la continuità del business, ma anche per far sentire la presenza dell’azienda a tutti i collaboratori grazie a frequenti messaggi da parte del Dipartimento Risorse Umane e del nostro Amministratore Delegato. Abbiamo continuato a puntare sull’engagement delle persone, rafforzando così il legame tra azienda e lavoratore/lavoratrice. Attraverso la Intranet aziendale abbiamo diffuso alcune iniziative per far sentire ancor più la vicinanza dell’azienda nonostante la distanza fisica, proponendo ai nostri collaboratori di raccontare, con testi e fotografie, come stessero vivendo il momento di isolamento forzato, e ai genitori di inviarci disegni dei figli per colorare la nostra Intranet. Anche il nostro gruppo di runner si è manifestato in occasione della Milano Marathon alla quale avrebbe dovuto partecipare con due staffette, con un collage di foto per testimoniare la propria motivazione e il desiderio di guardare avanti. Sempre in questa ottica abbiamo mantenuto l’impegno a prenderci cura del benessere delle nostre persone, confermando le nostre lezioni di yoga con un appuntamento settimanale da remoto ma in diretta, in modo da replicare il più possibile le lezioni in sede. Spinti dal senso di responsabilità nei confronti dei collaboratori, abbiamo stipulato una polizza assicurativa rivolta a tutti i dipendenti contenente garanzie in caso di eventuale positività al noto virus. 

Siamo convinti che esercitare responsabilità sociale significhi gestire l’impresa in modo tale da considerare gli interessi degli stakeholder che vanno al di là dei soggetti strettamente promotori e beneficiari dell’impresa. È per questa ragione che abbiamo attivato diverse partnership con il Terzo Settore. Nei giorni di massima difficoltà per il Paese, abbiamo deciso di mostrare il nostro sostegno alle strutture sanitarie e sociali della nostra Regione e della nostra città effettuando una donazione per contribuire alla realizzazione di due importanti progetti. Grazie al nostro intervento e a quello di tante altre aziende, sono stati consegnati DPI e attrezzature mediche urgenti all'Ospedale di Bergamo e al nuovo Ospedale da campo degli Alpini. Parallelamente, sulla città di Milano le attività di assistenza domiciliare hanno permesso di rispondere ai bisogni degli over 65 più fragili, maggiormente esposti al rischio di contagio, attraverso l’attivazione di servizi socio-assistenziali a domicilio. D’altro canto, nel periodo pandemico in cui la chiusura di tutte le scuole ha accentuato le ineguaglianze e di fatto segnato la linea tra chi può accedere ad un diritto e chi no, abbiamo ritenuto importante uscire dall’ambito aziendale partecipando ad un progetto di donazione di apparecchiature informatiche usate da cedere a studenti bisognosi, per permettere loro la partecipazione alla didattica a distanza riducendo così il connesso disagio socio-educativo. Grazie alla nostra donazione le ragazze e i ragazzi ora possono collegarsi alle lezioni, fare i compiti, interagire con gli insegnanti, seguire le attività educative e di supporto alla didattica ma anche socializzare a distanza attraverso attività artistiche e di gioco. 
Così anche gli studenti si sono resi conto, come no tutti in questi mesi di isolamento che, nell’attesa di poter tornare fisicamente vicini, siamo comunque restati insieme.

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