
Il reddito nei corpi
C’è un legame tra il corpo e il reddito? L’aspetto di una persona può darci un’idea della sua condizione sociale? Guardando quadri e sculture del passato vediamo rappresentato un ideale di corpo opulento che attestava l’agiatezza di chi non aveva problemi a mangiare in abbondanza, mentre la maggior parte delle persone soffriva la fame, si poteva permettere solo pochi alimenti e aveva un aspetto emaciato. Anche il colorito della pelle denotava lo status sociale: le persone abbronzate erano quelle che lavoravano all’aperto (contadini, muratori, pescatori), non certo i nobili che passavano le giornate oziando in casa oppure i borghesi che lavoravano al chiuso nelle proprie botteghe. Fino agli inizi del ‘900 le donne europee e americane d’estate si proteggevano con ombrellini, cappelli e guanti proprio per evitare lo scurirsi della pelle e mantenere un aspetto agiato.
Più o meno dopo la Seconda Guerra Mondiale la pelle abbronzata ha cambiato di significato: l’esposizione al sole era indice di disponibilità di tempo e denaro per le vacanze. Poi il marketing e il consumismo anni ’80 hanno trasformato l’abbronzatura nell’ennesimo status symbol da avere a tutti i costi finché la medicina ci ha messo di fronte ai danni dei raggi solari per la nostra pelle.
L’immaginario di un reddito alto incarnato da un corpo di un certo tipo è anch’esso cambiato: un corpo grasso adesso ci fa pensare, tra le altre cose (!), a un’alimentazione non adeguata, magari fatta di cibo spazzatura. Se poi confrontiamo i prezzi dei cibi freschi/salutari con quelli dei cibi processati e ad alto contenuto di zuccheri e grassi possiamo concludere che chi ha un reddito basso li consumerà verosimilmente di più di chi è benestante.
Il settore alimentare, in particolare il segmento della vendita al dettaglio di prodotti alimentari, è in crescita, e più rapidamente nei mercati emergenti, dove gli alimenti processati sono sempre più disponibili e accessibili. Com’è possibile che in alcuni paesi la birra o le bevande gassate/zuccherate costino come o meno dell’acqua? Che responsabilità hanno i grandi marchi del food&beverage (F&B) che propongono le linee di cibi sani a prezzi maggiori di quelle ad alto contenuto calorico e di grassi?
Access to Nutrition Initiative (ATNI) è un’organizzazione globale senza scopo di lucro che promuove la trasformazione del mercato del F&B con l’obiettivo di rendere disponibili e accessibili prodotti alimentari più sani per fare in modo che, entro il 2030, almeno la metà delle vendite delle aziende F&B contribuisca a diete sane e sostenibili. ATNI coordina iniziative di engagement in cui gli investitori chiedono alle principali aziende globali del F&B di riconoscere il proprio ruolo nel plasmare le scelte di alimentazione, migliorare la qualità nutrizionale dei loro prodotti, adottare strategie commerciali responsabili (soprattutto se si tratta di prodotti diretti a bambine e bambini), migliorare il pricing dei prodotti sani e utilizzare etichette efficaci per aiutare a scegliere opzioni salutari.
A inizio 2025 è partito il programma di engagement basato sul 2024 Global Access to Nutrition Index in cui ATNI ha valutato le prestazioni delle 30 principali aziende globali del F&B: rispetto all’analisi precedente (2021) le vendite derivanti da prodotti più sani sono aumentate dal 27% al 34% e il 30% delle aziende ha realizzato almeno il 50% delle vendite con tali prodotti. L’analisi mostra tuttavia, che la strada verso l’alimentazione sana e accessibile è ancora lunga: la healthiness complessiva dei prodotti alimentari nei Paesi a basso e medio reddito ha ottenuto un punteggio molto più basso rispetto ai Paesi ad alto reddito; solo il 30% delle aziende ha adottato una strategia per rendere accessibile il prezzo di una parte dei prodotti più sani ai consumatori e alle consumatrici a basso reddito che nella maggior parte dei casi viene applicata a una gamma limitata di prodotti e mercati.
Organizzazioni come ATNI hanno bisogno di sostegno affinché un mercato dell’alimentazione più consapevole del proprio ruolo e più responsabile nel fare business sul nutrimento dei corpi contribuisca alla riduzione degli impatti delle disuguaglianze di reddito.