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IL PIANETA HA BISOGNO DI INVESTIMENTI SULL’ACQUA

A cura di Valeria Colombo
10 Mar 2023

L’acqua, e il mare in particolare, è sempre stato un elemento in cui sentirmi libera e forte. Non mi ha mai spaventato, anzi mi fa sentire leggera, vitale. Esplorare il fondale marino con la maschera era la mia attività principale nelle lunghe vacanze scolastiche e anche ora, quando mia figlia mi chiede di farlo con lei, mi diverto come allora, magari recuperando anche qualche rifiuto che giace sul fondo vicino a riva.

È infatti collegata all’acqua una delle notizie su cui avevo scritto uno dei miei primi articoli sulla sostenibilità. Era il 2018 e il tema era l’emissione del primo “blue bond sovrano” da parte delle Seychelles i cui proventi avrebbero sostenuto l’espansione delle aree marine protette, una migliore governance delle attività di pesca e lo sviluppo dell’”economia blu” dell’arcipelago. I blue bond sono un sottoinsieme dei green bond cioè uno strumento di debito emesso da governi, banche di sviluppo o altri per raccogliere capitali da investitori per finanziare progetti marini e oceanici che hanno benefici ambientali, economici e climatici positivi. Sono considerati uno strumento innovativo e promettente per il finanziamento della conservazione degli oceani. I blue bond oggi sono dove erano i green bond 10 anni fa (che adesso sommano mille miliardi di dollari USA di emissioni totali) e sono pronti a diventare un mercato altrettanto forte.

Il pianeta ha molto bisogno di investimenti sull’acqua.

L’economia blu ha un valore di circa 3mila miliardi di dollari USA all’anno, la settima economia più grande del mondo, e concorre alla sussistenza di circa 3 miliardi di persone. Nonostante l’oceano abbia un ruolo significativo nel sostenere lo sviluppo sostenibile, l’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) #14 “La vita sott’acqua” attualmente è il penultimo in quanto a capitale investito.

L’acqua è indissolubilmente legata ai tre pilastri dello sviluppo sostenibile e integra valori sociali, culturali, economici e politici. È trasversale e sostiene il raggiungimento di altri SDGs attraverso stretti legami con clima, energia, città, ambiente, sicurezza alimentare, povertà, uguaglianza di genere e salute, tra gli altri. Il rischio idrico è un rischio sistemico e materiale che in questo momento sta causando notevoli costi economici e sociali, dalle interruzioni della catena di approvvigionamento, scatenate da inondazioni e siccità alimentate dal clima, all’insicurezza idrica e alimentare causata dalla diminuzione dell’approvvigionamento di acqua. Ancora oggi, 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile, il 40% della popolazione mondiale è colpita dalla scarsità d’acqua, l’80% delle acque reflue viene scaricato nell’ambiente senza nessun trattamento e oltre il 90% dei disastri sono legati all’acqua.

Il tema dell’acqua tocca da vicino anche l’Italia, come abbiamo sperimentato tutti in questo anno di grande caldo e siccità. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) negli ultimi 30 anni (1991-2020) la disponibilità di acqua si è ridotta del 19% rispetto al trentennio 1921-1950. Si prevede a livello nazionale una riduzione della disponibilità di risorse idriche, che va dal 10% nella proiezione a breve termine, nel caso di un approccio di mitigazione aggressivo nella riduzione delle emissioni di gas serra, al 40% (con punte del 90% per il sud Italia) nella proiezione a lungo termine, ipotizzando che la crescita delle emissioni di gas serra mantenga i ritmi attuali. Ancora un dato dell’Istat rileva che nei 109 Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana, il servizio di distribuzione dell’acqua potabile è stato caratterizzato da perdite in rete dell’ordine del 36%. L’Italia è anche il Paese europeo che detiene il primato per il consumo di acqua potabile (tra i 150 L e i 240 L/giorno per persona) e per il consumo di acqua in bottiglia (208 litri contro la media UE di 106), secondi solo al Messico (!). Eppure, l’acqua del rubinetto costa 6mila volte in meno e ha un impatto ambientale ridotto: ogni giorno in Italia si utilizzano 30 milioni di bottiglie di plastica e 7 di vetro, con il risultato che in un anno 13,5 miliardi di bottiglie diventano rifiuti da gestire.

L’uso e il consumo responsabile dell’acqua e la tutela delle risorse idriche a livello mondiale e locale sono temi urgenti e cruciali che riguardano le istituzioni internazionali, gli investitori e noi consumatori, con l’auspicio che politiche, investimenti e scelte di consumo quotidiane vadano nella direzione giusta.

A marzo 2023 si terrà a New York la Conferenza sull’acqua 2023 delle Nazioni Unite. Si parlerà di acqua per la salute, per lo sviluppo sostenibile, per il clima e per la cooperazione, di resilienza e di ambiente, dello stato di avanzamento del Decennio di azione per l’acqua (2018-2028). Possiamo augurarci che ottenga la stessa attenzione mediatica ricevuta da COP 27 (da poco conclusa) e che soprattutto riesca ad attivare concrete iniziative a tutti i livelli per il bene di tutti.

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