
Il linguaggio inclusivo contro la violenza di genere. In Edison le parole motore del cambiamento sociale
Apparentemente innocue, inconsapevoli e spesso giustificate da una loro inevitabilità: «Sono solo parole», «Non si può più dire niente», «Non prendertela!». Le microaggressioni esistono, sono comportamenti integrati nella nostra cultura e piuttosto frequenti nel contesto sociale e aziendale. Non vanno trascurate poiché sono frutto di un rapporto di potere squilibrato che una persona può esercitare su un'altra. È per questo che è importante avere consapevolezza del linguaggio per disinnescare le dinamiche della violenza.
«Analizzare il rapporto tra parole e azioni aiuta a comprendere quanto i nuovi modi di esprimersi possano influenzare e modificare atteggiamenti sociali consolidati. È evidente che educare e sensibilizzare verso un linguaggio che sia rispettoso dell’identità e della diversità di genere sia la prima importante chiave per ridurre lo stigma e impedire la violenza», dice Giuseppina Cataldi, Diversity and Inclusion Manager di Edison.
Ed è con questo spirito che Edison, per ampliare la consapevolezza sul fenomeno della violenza di genere, ha messo a disposizione di colleghi e colleghe il vademecum aziendale sui linguaggi ampi e inclusivi Prendiamoci in parola, un invito alla riflessione e all'adozione di uno stile linguistico che metta al primo posto le persone, accogliendo e valorizzando le diversità che rendono unico ogni individuo. Un linguaggio che abbraccia punti di vista diversi rispettando le differenti sensibilità.
L’impegno aziendale non si esaurisce qui. Edison promuove percorsi di apprendimento e consapevolezza attraverso la formazione esterna, con moduli formativi su piattaforma e-learning, per contrastare la violenza di genere in collaborazione con l’associazione Telefono Rosa, nonché diverse iniziative interne per sensibilizzare, riconoscerne le radici culturali e sociali, e trasformare la percezione collettiva della violenza.
Agire sul linguaggio significa influire anche sulla cultura che lo circonda. Per questo in Edison è in atto un intervento massivo di formazione e sensibilizzazione, attraverso corsi di formazione e workshop interattivi, con l’obiettivo di fornire strumenti pratici per utilizzare un linguaggio più equo e rispettoso, e favorire una riflessione individuale e collettiva su abitudini comunicative. «Il dialogo aperto è la via per superare pregiudizi e favorire una relazione fluida. Aiuta a costruire una convivenza più equilibrata, sana, che assicura benessere alle persone che abitano l’organizzazione», aggiunge Cataldi.
Gianni Rodari, nel suo saggio Grammatica della fantasia, paragonava le parole a sassi lanciati nello stagno. Ogni parola genera un’onda che si propaga nell’ambiente intorno. Questa analogia sottolinea come una parola, pronunciata anche senza cattive intenzionalità, possa avere conseguenze profonde. La consapevolezza dell’effetto risonante delle parole permette di valorizzare la responsabilità nell’uso che ne facciamo ogni giorno. Alimentare un linguaggio che non alimenti violenze o discriminazioni diventa un obiettivo concreto, da perseguire con attenzione.
«Investire nella formazione e nella consapevolezza non è soltanto un dovere etico, ma una scelta strategica per il futuro. Significa creare le condizioni affinché le persone possano riconoscere, rispettare e valorizzare le differenze, trasformandole in una leva di crescita collettiva. Il linguaggio è lo strumento attraverso cui costruiamo le nostre relazioni, di lavoro e di vita: imparare a usarlo con responsabilità ci permette di abbattere pregiudizi, prevenire discriminazioni e promuovere una cultura inclusiva. È da qui che prende forma una società più giusta, coesa e sostenibile, in cui ciascuno possa sentirsi parte attiva e portatrice di valore», conclude Cataldi.