
Il corpo in cura: nutrire per guarire
Come è nata l’idea del libro? In che modo una corretta alimentazione può diventare parte integrante della cura? Considerando anche che fino al 20% delle persone malate oncologiche muore per malnutrizione
L'idea del testo nasce da una volontà di occuparci del paziente oncologico a 360° e quindi con un occhio che non sia solo focalizzato unicamente sulla cura della malattia di uno o più organi. Il libro è nato per rispondere a una domanda che ricorre regolarmente nei nostri ambulatori in corso di visita: “Cosa posso mangiare?”. E lo fa non semplicemente attraverso consigli nutrizionali, bensì declinando alcuni dei sintomi più frequenti durante il percorso di cura in vere e proprie ricette gourmet. Per fare questo ho creato un team multidisciplinare costituito da nutrizionista clinico, oncologo, dietista insieme a una figura nuova ovvero lo chef, che rappresenta la chiave di volta. Il quale, seguendo i nostri consigli nutrizionali, li ha tradotti in ricette mirate poi riconfermate dal team di super esperti. Questo è stato possibile grazie al supporto di Accademia Barilla, che ha subito condiviso la nostra vision, e alla collaborazione con due massimi esperti nell’ambito di nutrizione oncologica: i professori Paolo Pedrazzoli e Riccardo Caccialanza dell'Università di Pavia. Uno dei principali problemi di chi ha una malattia oncologica, infatti, è la difficoltà ad alimentarsi, cioè la malnutrizione che coinvolge una percentuale variabile dei e delle pazienti dal 20 al 70%. La frequenza e la gravità dipendono dallo stadio e dal tipo di tumore, ma anche dai trattamenti erogati. Anche se bisogna sottolineare che oltre la metà dei malati e delle malate in una visita oncologica riporta una perdita involontaria del peso corporeo negli ultimi mesi. Molteplici dati in letteratura evidenziano come un’alimentazione scarsa, inadeguata e quindi anche un calo ponderale non solo abbiano un impatto negativo sulla qualità di vita, ma anche sulla tollerabilità e sulla buona riuscita delle terapie. Quindi la malnutrizione è da considerarsi a tutti gli effetti una malattia dentro la malattia e l'alimentazione una parte integrante delle cure, come sottolineano anche le linee guida recentemente pubblicate dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).
Il libro mostra come l'alimentazione possa rispondere a sintomi diversi e specifici (mucosite, disgeusia, anoressia…): ci può raccontare un caso in cui la cucina ha avuto un impatto trasformativo sulla qualità della vita di un paziente?
Diciamo che l'impatto trasformativo è qualcosa di molto ambizioso, piuttosto parlerei di miglioramento sensibile di alcuni aspetti, che secondo me è già una cosa molto importante. Quello che ho potuto constatare nel corso della mia esperienza come oncologa è che spesso il cibo può essere fonte di conflittualità tra il o la paziente che non riesce ad alimentarsi e chi ricopre il ruolo di caregiver che esorta invano a nutrirsi e che quindi siete un’impotenza profonda. Diversi e diverse pazienti mi hanno riferito un miglioramento globale dell'approccio al cibo sia per loro, per la possibilità di gustare cibi che sono stati appositamente studiati, ma anche per chi sta loro attorno, che può quindi seguire delle indicazioni precise nel cucinare i piatti.
Il tema della malnutrizione nei pazienti oncologici è spesso sottovalutato anche in contesti avanzati. Quali sono le principali barriere (organizzative, culturali, economiche) che impediscono una presa in carico tempestiva e inclusiva? Come si può promuovere una cultura della cura che veda nella nutrizione clinica un diritto e non un’opzione?
Dal mio punto di vista la consapevolezza dell'impatto negativo della malnutrizione sulla malata e sul malato oncologico non è ancora sufficientemente diffusa, né tra gli operatori sanitari e neppure a volte tra i e le pazienti. Da questo dipende la presenza non uniforme di percorsi sul territorio nazionale che possano assicurare la tempestiva presa in carico nutrizionale, basati sulla collaborazione multidisciplinare. Secondo me è fondamentale implementare la divulgazione di corrette informazioni riguardanti l'alimentazione. È una strategia cardine e un importante punto di partenza in grado di uniformare progressivamente l'approccio nutrizionale alla persona malata.
Il corpo della e del paziente viene standardizzato nei percorsi di cura oncologici?
No, noi teniamo conto di innumerevoli caratteristiche della e del paziente, come le comorbidità, la situazione sociale e familiare, lo stato psicologico del malato, l'età e le loro preferenze. Inoltre si studiano le diversità tra i vari tipi di tumore con tecniche estremamente raffinate di ingegneria genetica che consentono la personalizzazione dei trattamenti e l'utilizzo di farmaci a bersaglio molecolare. Io parlerei in realtà di iper specializzazione, che ha consentito di ottenere risultati sbalorditivi in ambito clinico e chirurgico, migliorando diversi outcome terapeutici, permettendo guarigioni di patologie un tempo ritenute incurabili e consentendo allo stesso tempo ottime qualità di vita. È cruciale non perdere mai la visione d'insieme, quindi mantenere una visione olistica della persona malata.
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