
Il corpo a scuola
Le bambine e i bambini trovano nel gioco e nel movimento una forma privilegiata di interazione con la realtà, di espressione di sé e di apprendimento. Il loro pensiero si struttura proprio nell’esperienza corporea che fanno del mondo. Tuttavia, a scuola il corpo è spesso poco considerato, trascurato e immobilizzato. In molte scuole italiane si richiede agli alunni di restare fermi, seduti e composti, con spazi organizzati per favorire il controllo adulto: ogni movimento è percepito come trasgressione. L’ambiente scolastico sollecita dunque principalmente la mente, promuovendo le capacità cognitive, mentre quelle corporee e motorie restano confinate alla sola lezione settimanale di educazione fisica. Così, nonostante, come sottolinea Ivano Gamelli – promotore di una pedagogia del corpo – «ogni sapere è un sapere del corpo», nella scuola persiste l’idea di un corpo svuotato della sua dimensione sensibile e relazionale, ignorando il ruolo del corpo attivo e impegnato nella costruzione del sapere.
Esistono tuttavia esperienze scolastiche che rappresentano un’eccezione: realtà in cui il corpo, sia degli alunni che degli insegnanti, è riconosciuto nella sua materialità (Massa, 1998). Ne sono esempio numerose scuole oggi ispirate all’educazione in natura e all’aperto, le scuole e gli asili nel bosco (Mai, 2019), le scuole senza zaino (Orsi, 2016) così come le scuole che aderiscono al Manifesto “Una Scuola” (Antonacci, Guerra, 2018), volto a promuovere inclusione, trasformazione sociale e una cultura educativa e scolastica fondata su gioco, avventura ed educazione. In tali esperienze scolastiche il corpo è maggiormente considerato nella quotidianità della scuola e l’integrazione tra corpo e mente è promossa anche grazie alla valorizzazione del gioco, dell’esplorazione in natura, delle arti performative (musica, danza, teatro, circo), delle discipline marziali, della meditazione e dello yoga, per favorire un apprendimento che non avviene solo da seduti ma anche in piedi e in movimento (Antonacci, Guerra, 2018).
Un’altra esperienza scolastica nella quale il corpo è al centro è quella che avviene nella scuola in ospedale, presente dal 1986 come sezione staccata della scuola del territorio e attiva in tutti gli ordini e gradi di scuola e nei principali ospedali e reparti pediatrici del territorio nazionale. Tale scuola assicura, in modo integrato, salute, istruzione, formazione, relazione e continuità educativa a bambine/i e ragazze/i ospedalizzate/i o degenti a casa. Garantisce pari opportunità e il diritto allo studio anche durante la malattia, promuove il dialogo tra famiglia, scuola di provenienza e contesto sanitario, facilita il reinserimento scolastico e contribuisce a prevenire la dispersione scolastica. In essa non esistono banchi, sedie e campanelle: tempi, spazi, corpi e relazioni sono regolati in modo del tutto inusuale, la flessibilità è la norma e la guarigione della malattia la priorità. Qui il corpo di bambine/i e ragazze/i è sempre corpo malato: esposto, osservato, tastato, controllato, invaso da strumenti medici, disciplinato dai tempi e dai ritmi della cura, che sovrastano quelli dell’esistenza, del pensiero e della formazione. È attraverso questo corpo sofferente che si vive l’esperienza della malattia e dell’apprendimento in ospedale.
Anche nell’esperienza scolastica in pediatria, il corpo appare dunque separato dalla mente: non è pensato in movimento o in relazione, né adeguatamente considerato durante o dopo la cura, per esempio rispetto alle rappresentazioni che bambine/i elaborano di sé. Tuttavia, paradossalmente è proprio la presenza di quel corpo malato che pone le condizioni per rendere la scuola in ospedale un luogo di possibile inclusione e di innovazione didattica, che fornisce esempi di interesse alle altre scuole laddove mostra come sia possibile imparare anche da sdraiati, a letto o in piedi, attraverso molti linguaggi e non solo quelli logico-matematici o linguistico-verbali, in presenza delle figure familiari così come del personale sanitario, nella pausa tra una terapia e l’altra, con arti e organi indeboliti o non funzionanti.
Nella scuola, nella scuola in ospedale e in tutti i contesti di cura e di educazione rivolti all’infanzia, promuovere la consapevolezza del corpo, che accompagna ogni esperienza del mondo, è una priorità. Ciò richiede ascolto, lentezza, competenza e profondità e, soprattutto, richiede agli adulti la piena consapevolezza del ruolo e dei significati che la propria corporeità assume nella relazione con bambine e bambini.