Identità

I MANDARINI

Editoriale di Valentina Dolciotti
17 Mar 2023

Nel 1949 la scrittrice Marguerite Yourcenar si appresta a concludere la stesura di Memorie di Adriano. Considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale, il monologo dell’imperatore romano non è altro che la lunga confessione di un uomo anziano che volge lo sguardo verso la morte e, pur nell’incertezza dei ricordi, tenta un bilancio della propria esistenza.
Non a caso il primo capitolo del romanzo si intitola anima vagula blandula, piccola anima smarrita e soave, e il secondo capitolo, varius multiplex multiformis (in umile omaggio a quel secondo capitolo abbiamo intitolato l’evento di presentazione della rivista che si è svolgerà a Parma il 30 marzo).

In una sorta di ricostruzione di ciò che poteva essere l’immaginario dell’imperatore Adriano, Marguerite Yourcenar tenta di indovinare la mentalità e il gusto dell’epoca raggiungendo, per certi versi, una quasi assoluta adesione all’autenticità dell’uomo.
Con moderna intuizione, infatti, la scrittrice ha costruito un romanzo ambientato nel II secolo dopo Cristo avendo invece davanti agli occhi le ceneri della II Guerra Mondiale: si è interrogata su quella che Albert Camus avrebbe definito l’identità dell’uomo del Novecento: un’identità spezzata e frammentaria, l’homme
partagé.


In questo numero, che vi presentiamo completamente rinnovato dal punto di vista grafco (e speriamo vi piaccia!) nell’immagine coordinata o, come si dice, corporate identity appunto, troverete riflessioni, spunti e approfondimenti su ciò che si intente per identità della persona.

Quali sono le caratteristiche che vanno a formarla? Alcune fra queste pesano di più e altre pesano meno?
Auto determinazione e intersezionalità sono i due pilastri stanno alla base delle nostre riflessioni.
Per autodeterminazione intendiamo qui il diritto di ogni essere umano a identifcarsi e nominarsi a seconda dell’identità cui sente di appartenere; per intersezionalità il fatto oggettivo che, ciascun* di noi, non ha (e soprattutto non è) soltanto una caratteristica (maschio, femmina, omosessuale, transgender, musulmano, madre, giovane, benestante, figlia, fglio adottivo, sordo, ecc.) bensìla somma, anzi la moltiplicazione, anzi l’intersezione di tantissime caratteristiche visibili e invisibili ed è proprio laddove queste si incontrano che prende forma la nostra identità. Non siamo una parte per il tutto. Non siamo una sineddoche.

Person first rather than identity first.

Non mancheranno poi, come sempre, le migliori prassi aziendali e progetti da cui prendere spunto per migliorare le nostre organizzazioni.
Viviamo un’epoca in cui l’identità individuale forse è particolarmente frammentata, contraddittoria, ma non per questo meno attraente e degna di rispetto e amore. E tanto basterebbe a risolvere buona parte dei conflitti e delle incomprensioni che animano le nostre giornate. Siamo piccole anime smarrite e soavi, regaliamoci allora un po’ di patientia (titolo dell’ultimo capito del romanzo di Yourcenar!) per conoscere l’altro/a senza la necessità di catalogarlo/la.

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