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4 Elementistoriasostenibilitàfilosofia

I 4 ELEMENTI

I mandarini
A cura di Tiziano Colombi
11 Mar 2023

La leggenda narra che Empedocle, filosofo siciliano nato presumibilmente ad Agrigento nel V secolo avanti Cristo, abbia deciso di terminare la sua vita gettandosi nel cratere dell’Etna.

L’episodio, molto probabilmente romanzato, nasce dall’idea che Empedocle avesse dedicato tutta la sua esistenza allo studio dei quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua, riuniti in simbolo proprio nell’immagine finale dell’uomo che si getta nel vulcano.

L’intuizione del filosofo della Magna Grecia è quanto mai attuale: Empedocle infatti riteneva che a reggere l’universo con tutte le sue dinamiche socio economiche ci fossero due principi non tanto di natura metafisica o religiosa, quanto principi di natura fisica: amore e odio.

Che la questione ambientalista ed ecologista non sia una novità di questi primi venti anni del ventunesimo secolo lo attestano vari passaggi storici, testi a volte risalenti all’antichità classica, in cui si manifesta già chiaramente una profonda attenzione alle dinamiche della natura. 

Per esempio, Tucidide ne “La guerra del Peloponneso” riflette sulle conseguenze della decisione da parte gli Ateniesi di disboscare il Citerore per ricavarne legna per costruire triremi con tutti gli scompensi meteorologici che questa decisione comportò, tanto che Atene fu colpita per molti anni da terribili cataclismi naturali (i boschi del Citerone proteggevano infatti la città dai turbolenti venti provenienti dall’Asia). 

La questione ambientalista prese forma storica a metà dell’ottocento con la nascita della rivoluzione industriale inglese là dove gli operai tessili cominciarono a radunarsi in associazioni dedite alla distruzione dei macchinari tessili (Luddismo): gli operai temevano che le macchine avrebbero sostituito il lavoro manuale degli operai (la stessa questione posta oggi dall’uso dell’intelligenza artificiale).

Oggi, a distanza di 100 cinquant’anni le questioni sul piatto si assomigliano moltissimo ad allora. Facendo sempre riferimento alla storia dell’idee ecologiche voglio concludere citando un’iniziativa italiana di valore universale, il club di Roma, fondato da un italiano visionario e immancabilmente dimenticato, Aurelio Peccei, che alla fine degli anni 60 radunò i più grandi scienziati del mondo per interrogarsi sui limiti dello sviluppo sostenibile. 

Per alcuni anni gli scienziati si trovarono e produssero un report in cui si denunciavano i pericoli dello sviluppo industriale occidentale: aumento della popolazione, consumo delle risorse naturali e probabili conflitti per l’accaparramento delle stesse. 

Sono passati anche qui più di cinquant’anni, e pure il cambiamento dei comportamenti è ancora molto lontano dall’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente.

Questo numero è dedicato a mettere in luce alcuni virtuosi progetti che hanno come fine ultimo il rispetto dell’equilibrio tra la vita umana sul pianeta e la presenza di altre forme di vita, altrettanto dignitose, e la presa di coscienza che le risorse naturali, terra, aria, fuoco e acqua non sono illimitate.

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