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Gender gap e ambiente: quali scelte sostenibili?

A cura di Alessia Mosca
10 Mar 2023

Circa l’80% dei profughi climatici sono donne. Le più colpite dalle crisi ambientali hanno minore accesso alle risorse, dall’acqua pulita ai servizi sanitari di base.

Eppure sono una delle chiavi principali per affrontare il degrado del pienata. Determinanti nel costruire basi solide per lo sviluppo sostenibile, sono un possibile ed efficace motore del cambiamento.

Il legame tra parità e ambiente è noto: un’equa partecipazione femminile, dall’ingresso nel mondo del lavoro alle scelte di vertice, può contrastare le tendenze più cupe. Diventa allora imprescindibile diffondere capillarmente una prospettiva di genere da attuare in ogni proposta, intervento o decisione. Dal ruolo svolto nelle comunità locali in via di sviluppo, alle scelte familiari nel mondo occidentale, le donne sono quelle che stanno facendo le scelte più sostenibili e sono più pronte a modificare le loro abitudini in senso ecologico.

Il momento di crisi del clima tra ondate di calore, inondazioni e siccità frequenti, mette a rischio la sopravvivenza delle persone. Situazioni estreme che si accumulano a difficoltà prodotte da norme arcaiche, guerre e persecuzioni ancora molto reali. In questi scenari, le donne rischiano maggiormente di trovarsi in situazioni di povertà estrema, salute precaria e insicurezza alimentare. A causa della loro minore autonomia economica, quando un raccolto è scarso o se le loro case vengono inondate da piene inaspettate. Soffrono e possono morire, poi, per l’intrecciarsi a fattori esterni di usanze patriarcali radicate: in molti luoghi la stessa possibilità di uscire di casa è loro prevenuta, anche per questo allora, in caso di pericolo imminente, sono culturalmente più restie a lasciare abitazioni o villaggi.

Di contro, per quanto sono direttamente coinvolte nella produzione di cibo (dalla coltivazione alla preparazione dei pasti), possono invece essere attrici di iniziative di conservazione e sviluppo proprio nelle loro comunità di origine, se adeguatamente supportate. Emanciparsi nel rispetto degli ambienti che conoscono, lavorare nella prevenzione delle foreste, nella gestione della pesca o in qualsiasi contesto di agricoltura o allevamento di vicinanza. Guardando in un’ottica più ampia, sostegni finanziari “di genere” per le organizzazioni, cooperative e imprese al femminile avrebbero un impatto profondo a partire dalla possibilità di sfamare le comunità locali in cui crescono.

All’insicurezza alimentare, diventata ormai una realtà non solo nelle aree più colpite dai cambiamenti climatici ma dilagante anche nel mondo sviluppato, sono strettamente legate salute e qualità della vita. I climi estremi, oltre a minacciare la produzione, intaccano infatti le strutture di cura e le reti di prevenzione. Colpendo pesantemente lo stato fisico e mentale un po’ di tutti, incidono particolarmente sulle donne, già tendenzialmente meno propense o libere di effettuare controlli preventivi o cure specifiche. Un casoparticolare sono poi le gestanti e le neo-mamme: meno accesso alla sanità, significa maggiore rischio per la gravidanza, il parto e i primi mesi dei bambini. Pericoli per il fisico che si aggiungono alle conseguenze psicologico-emotive per tutta la famiglia conseguenti alla nascita di un figlio, anche in situazioni di stabilità.

Più esposte ai rischi, meno coinvolte nelle decisioni, non sembra che ci sia molto spazio per loro. Tuttavia, proprio le donne sono quelle che negli ultimi anni stanno facendo scelte orientate a un consumo più sostenibile, in ottica ambientale. Restano ancora un passo indietro, ma stanno contribuendo, consapevolmente e non, al cambiamento.

Essendo spesso le protagoniste delle scelte familiari, quando non sono le prime a procurare il sostentamento con il loro lavoro, il coinvolgimento delle donne in tutti gli aspetti dell’economia e della società costituisce un investimento per il futuro. Per questo serve offrire in fretta ambienti favorevoli, maggiore (e migliore) sostegno per fare impresa. Diventa cruciale garantire risonanza adeguata alle loro voci e partecipazione diretta alle proposte e decisioni macroscopiche - economiche, sociali, legislative, per le governance aziendali – locali, nazionali o mondiali. Le quote di genere in questo senso, dove applicate, continuano a dimostrare di avere un effetto importante - per quanto queste forzature debbano essere considerate sempre, a mio parere, un mezzo non un fine.

We need to foster a gender-responsive just transition. Ne siamo responsabili tutti.

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