GENDER BENDER - Un festival di relazioni

Mauro Meneghelli

Negli ultimi vent’anni i festival sono sempre più diventati elemento centrale dell’offerta artistica e culturale in Italia: si sono moltiplicati su tutto il territorio, anche al di fuori delle principali città, e si sono consolidate diverse esperienze che hanno saputo sia intercettare urgenze tematiche sia inventare format innovativi.

Il caso di Gender Bender è uno di questi: il festival multidisciplinare, prodotto da Il Cassero LGBTI+ Center di Bologna, coniuga la continua ricerca verso i linguaggi del contemporaneo alla selezione di lavori che offrono spunti di riflessione su tematiche e dinamiche sociali, quali ad esempio le rappresentazioni dei corpi, delle identità di genere e degli orientamenti sessuali. Gender Bender ha visto la sua nascita nel 2003 da un’idea del direttore artistico Daniele Del Pozzo, e negli anni ha ampliato il proprio raggio di azione fino a comprendere spettacoli di danza con compagnie internazionali e italiane, proiezioni di film dai principali festival di tutto il mondo, incontri con autrici e autori di letteratura e saggistica, e un’offerta diversificata di laboratori e percorsi formativi. Nel 2021 giunge alla sua 19° edizione forte di un gruppo di lavoro che ha strutturato le proprie azioni attorno all’innata vocazione al fare rete. L’importanza che il festival dà alla relazionalità si concretizza sia sul fronte dell’esperienza individuale (le persone che frequentano il festival sono invitate a una partecipazione attiva che prosegue oltre la visione delle opere) che sul fronte di politiche culturali a raggio nazionale e internazionale.

Il networking è fondamentale nello strutturare pratiche artistiche e organizzative che siano condivise e di medio-lungo termine, come nel caso dei tre progetti europei di cui Gender Bender e Il Cassero sono capofila, il più recente Performing Gender – Dancing In Your Shoes che ha avuto inizio a novembre 2020 insieme ad altri 10 partner da 8 paesi europei. Altri esempi di lavoro in rete sono: Teatro Arcobaleno, un progetto formativo condiviso tra 8 partner e rivolto a infanzia, adolescenza, scuole e famiglie; DNAppunti Coreografici, un bando per il supporto produttivo e distributivo rivolto a coreografi e coreografe under35 e sostenuto da 7 partner nazionali; il Coordinamento dei festival di cinema LGBTQ, rete unica nel suo genere che per la prima volta in Italia unisce in azioni coordinate 9 tra i maggiori festival di cinema LGBTQ.

L’esperienza di Gender Bender testimonia come operare in concerto con altri festival, partner istituzionali, aziende, associazioni, amplia la capacità di intercettare stimoli, di ascoltare bisogni, ma anche di riuscire a coinvolgere una platea di persone più ampia e diversificata.
Nel 2020 la crisi sanitaria e sociale innescata dalla pandemia da Covid-19 ha portato tutto il settore culturale e artistico a fronteggiare nuove sfide, sia in termini di sostenibilità delle strutture sia di reinvenzione radicale e creativa delle modalità di proposta dei contenuti.

Il caso di Gender Bender è emblematico in tal senso: un festival che storicamente veniva realizzato a inizio novembre in circa 20 spazi in tutta Bologna è stato anticipato di due mesi e ha concentrato tutta la programmazione in un unico luogo, il Parco del Cavaticcio, portando quindi gli spettacoli, le proiezioni e gli incontri in open air. Questa soluzione ha garantito il rispetto di tutte le norme di sicurezza e di distanziamento fisico, ha assicurato il proprio sostegno al lavoro di artiste e artisti, e ha permesso di rafforzare e rinnovare la stretta collaborazione con i nostri sostenitori istituzionali, privati e con il pubblico. In questo contesto, la volontà del gruppo di lavoro di Gender Bender di modificare la propria formula è stata sostenuta non solo dalle istituzioni locali e nazionali, ma anche da quelle aziende private con cui negli anni sono stati condivisi orizzonti valoriali ad ampio raggio.
Il sostegno, che trova le sue solide basi in un rapporto di fiducia costruito in anni di collaborazioni, è stato riconosciuto a un progetto che sa guardare in maniera creativa al futuro, sa trovare soluzioni concrete alle criticità, e che propone una visione di comunità aperta e in grado di prestare cura alle altre persone. Questo orizzonte ideale è condiviso da quelle aziende che guardano con la stessa ottica a lavoratrici e lavoratori, con l’obiettivo del benessere delle singole persone e di relazioni rispettose e consapevoli dentro e fuori dai luoghi di lavoro.

Negli anni le esperienze di collaborazione e sponsorship con aziende si sono declinate attraverso una serie di iniziative ideate e realizzate in maniera condivisa. È il caso di Coop Alleanza 3.0, a fianco di Gender Bender dal 2006, i cui punti vendita hanno più volte ospitato performance site-specific che entravano in relazione con il pubblico/clientela e con le caratteristiche funzionali dello spazio stesso. Un esempio su tutti è l’incursione coreografica Blitz Over60 guidata da Silvia Gribaudi, in cui un gruppo di donne con più di 60 anni ha dato il via a una danza partecipativa nel reparto ortofrutta di un supermercato, proponendo un immaginario divertente e liberatorio. Altre collaborazioni hanno coinvolto dipendenti e spazi delle aziende stesse. È il caso di Legacoop Bologna, con cui è stato organizzato un incontro formativo con la teologa ed esperta di studi di genere Selene Zorzi, rivolto a lavoratrici e lavoratori di tutte le cooperative associate. Altro esempio è il workshop di danza organizzato insieme a Granarolo e condotto da Silvia Gribaudi, che ha proposto di sperimentare pratiche fisiche in gruppo a dipendenti che generalmente condividono una quotidianità fatta di impegni lavorativi. Questi laboratori, flash mob, incontri, sono una conferma di come i linguaggi dell’arte possano aiutarci ad affrontare insieme questioni che riguardano la vita e l’esperienza di tutte e tutti, in un dialogo aperto tra i vari aspetti delle nostre identità, per riconoscere come le differenze siano un elemento di ricchezza sul luogo di lavoro e in tutti gli ambiti della nostra vita sociale.

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