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"Facevo di tutto per non farmi scoprire"

A cura di Sabrina Tracuzzi
07 Ott 2026

“Sono sempre stata una bambina grassa, non ho mai avuto un corpo conforme agli standard.” Così Christine Puglisi, modella curvy, attivista per la body positivity e content creator inizia a raccontare la sua vita. Una vita costellata di diete – di ogni tipo – bullismo, e diverse diagnosi di patologie croniche che facevano di tutto per impedirle di perdere peso. Come se attraversare la pubertà non fosse già abbastanza traumatico di suo!

Crescendo, Christine ha dovuto più volte scontrarsi con i bias di tantә professionistə: medicә, nutrizionistә, psicologә che avrebbero dovuto aiutarla e ascoltarla, hanno sempre e solo associato il suo malessere al suo peso. L’hanno convinta a seguire alimentazioni da fame, un conteggio calorico giornaliero che non basterebbe neanche per una bambina, fino a farle sviluppare un DCA, un disturbo del comportamento alimentare (spoiler: no, i DCA non li hanno solo le persone che appaiono molto magre); l’hanno persino messa in una clinica per il dimagrimento quando aveva solo dodici anni.

“Stavo davvero tanto male e soprattutto finivo per essere sempre estremamente stanca. Non mi sentivo sbagliata, mi sentivo malata.” Nel frattempo, però, Christine si dava da fare: è stato a vent'anni, partecipando alla Body Positive Cat Walk organizzata da Laura Brioschi in Duomo a Milano, che dopo anni di vergogna ha finalmente trovato la sua strada: dal momento che non aveva ancora trovato figure d’esempio a cui ispirarsi, avrebbe dovuto essere lei il modello da seguire per le altre donne e ragazze là fuori che stavano provando quello che anche lei aveva provato.

“Ho sempre voluto fare teatro, comunicare, raccontare una storia” ci dice, così ha iniziato a postare su Instagram, poi su Tiktok durante la pandemia. Forse fino a quel momento non sapeva che la storia che avrebbe raccontato, alla fine, sarebbe stata la sua. Ha creato dal nulla e in poco tempo una grandissima comunità tenendo sempre bene a mente quello che aveva imparato in anni di lotte e sofferenze, e cioè che la body positivity si basa sulla rappresentazione; se ti senti rappresentatə non ti senti solə e se non ti senti solə non ti senti sbagliatə e se non ti senti sbagliatə non ti fai del male.

La ritrovata fiducia in se stessa, però, non è l’unica risorsa di Christine. Prima della Body Positive Cat Walk, prima di Tiktok e della sua comunità, c’è stato il suo ragazzo che un giorno al mare, con nonchalance, le ha chiesto come mai non indossasse un due pezzi. In quel momento, lei si è resa conto che non si era mai nemmeno concessa il pensiero di poter indossare un bikini.

“Lo so che questa è una cosa che noi donne forti non dovremmo mai dire ma sentirmi amata e accettata dal mio ragazzo mi ha aiutata a capire che anche un corpo come il mio poteva essere amato”. Quando me lo racconta io le sorrido, le dico che a volte essere amatə è la migliore spinta verso l’accettazione di sé e che accettare l’amore altrui non toglie niente alla nostra indipendenza femminile. Lei concorda e ci scambiamo uno sguardo d’intesa.

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