
Educare alla cultura del consenso
Il dolore per la perdita di Giulia, morta per femminicidio nel 2023, è qualcosa di molto personale e, come racconta Gino Cecchettin, suo padre, resterà sempre una parte intima della sua vita. Proprio quel dolore, però, gli ha fatto nascere una domanda: come evitare che altre persone vivano la stessa tragedia?
Da questa riflessione è nata la Fondazione Giulia Cecchettin. A ispirarlo è stato anche il modo di essere di Giulia: era una ragazza che cercava sempre di aiutare gli altri, soprattutto le persone più fragili, e non rimaneva indifferente davanti alle ingiustizie.
La Fondazione ha scelto di lavorare soprattutto con le persone giovani e con le scuole perché crede che la violenza di genere non possa essere fermata soltanto con pene più severe o nuove leggi. È un problema che nasce anche dalla cultura e dal modo in cui impariamo a vivere le relazioni. Per questo organizza percorsi educativi nelle scuole, rivolti sia a studenti sia a insegnanti, per imparare a conoscere le emozioni, gestire anche quelle più difficili e costruire rapporti basati sul rispetto.
Esistono molte associazioni che aiutano concretamente le vittime di violenza o fanno attività di sensibilizzazione. La Fondazione collabora con queste realtà, sostenendole anche con finanziamenti. Il suo impegno diretto, invece, è soprattutto nell'educazione, grazie al lavoro di espertə che progettano
percorsi di formazione.
Secondo Gino Cecchettin, per cambiare davvero le cose è fondamentale coinvolgere anche gli uomini. Molte persone hanno ancora idee sbagliate sul femminismo e lo immaginano come qualcosa "contro gli
uomini". In realtà, spiega, essere femministi significa riconoscere che donne e uomini non sono ancora trattati allo stesso modo e impegnarsi perché tuttə abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità. Una società più giusta fa stare meglio sia le donne sia gli uomini, perché anche questi ultimi possono
subire gli effetti negativi degli stereotipi e delle aspettative imposte dalla cultura patriarcale.
Per costruire una società diversa serve l'impegno di tuttə, anche se non è facile. Spesso le persone si interessano a un problema solo quando lo vivono in prima persona. Molte persone adulte mostrano
solidarietà, ma poi pensano che non sia una battaglia che li riguarda davvero. Con le persone in crescita, invece, l'esperienza è spesso diversa: fanno domande, ascoltano e contributo. Per questo è importante
iniziare a parlare di questi temi fin da giovani, quando è più facile mettere in discussione stereotipi e convinzioni.
Guardando all'Italia di oggi, Gino Cecchettin osserva che le donne hanno conquistato più libertà rispetto al passato: possono studiare, lavorare, essere autonome e scegliere il proprio futuro. Proprio questa libertà, però, può essere vissuta come una minaccia da uomini che non accettano la fine di una relazione o la possibilità che una donna decida per sé.
Per questo è ancora più importante educare al rispetto, imparando ad accettare che le altre persone sono libere di scegliere e che nessuno ha il diritto di controllarle o usare violenza. È da questa cultura del rispetto che può nascere un cambiamento reale.