
Ecco perché dovremmo parlare più di social freezing
Non tutte le donne sono alla ricerca di una gravidanza: alcune non vogliono avere figlə, altre non ne sono sicure, altre ancora lə vorrebbero ma non in questo momento. E se poi diventa tardi? «Una persona può non sentirsi pronta perché, magari, si sta concentrando sulla propria carriera, perché non ha un o una partner o perché la coppia non è ancora in quella fase della relazione. I motivi sono diversi, tutti validi».
A parlare è Francesca Bosio, co-founder di Meggy Care, startup che affianca le donne nel loro percorso di social freezing fornendo informazioni, supporto medico e percorsi personalizzati. «Per le persone che vogliono approcciarsi al social freezing, come prima cosa organizziamo una call di orientamento utile a capire cos’è da un punto di vista organizzativo, logistico e di costi».
Quando si parla di social freezing si intende il congelamento e la conservazione degli ovociti come scelta libera e non legata a una terapia medica per l’infertilità. «Per me, che ho scoperto di avere una riserva ovarica molto bassa, Meggy Care è più che un progetto: è una missione».
Quali attività portate avanti a livello di sensibilizzazione, creazione di una community e divulgazione aziendale?
Oltre alla pubblicazione sui social media di contenuti divulgativi (revisionati e approvati dal nostro team medico), organizziamo diversi eventi informali all’interno delle cliniche con cui collaboriamo, sempre in ottica di sensibilizzazione. Per esempio, durante il nostro appuntamento Fertility & Pizza ordiniamo una pizza insieme a un ginecologo o una ginecologa specializzatə in fertilità che spiega cos’è il social freezing e dà la possibilità di effettuare piccoli consulti (10-15 minuti) alle donne interessate. In ambito aziendale organizziamo eventi con format simili a quelli realizzati nel B2C, ovvero invitiamo medicə che raccontano cos’è la fertilità, il social freezing e rispondono a eventuali domande. L’obiettivo non è giudicare o spingere a posticipare la genitorialità, ma dare consapevolezza per fare scelte più libere, a donne ma anche uomini. Il riscontro che riceviamo è positivo, perché si dà la possibilità di portare argomenti di valore nella vita quotidiana, e le persone si sentono affiancate e capite. Stiamo anche lavorando affinché le aziende possano contribuire economicamente ai percorsi di valutazione delle fertilità e congelamento degli ovuli delle proprie e dei propri dipendenti.
Quali sono le differenze principali tra Italia e Paesi esteri?
In Italia esiste un tabù sul tema anche se, pian piano, lo stiamo smantellando ma più per necessità pratica. Si sa che siamo uno dei Paesi con il più basso tasso di nuove nascite in Europa e il social freezing rappresenta l’unica soluzione per far fronte alla questione da un punto di vista d’età (ovvero, infertilità biologica che aumenta con gli anni). Rispetto ad altri Paesi ci sono alcune differenze: la principale è di tipo normativo. In Italia la legge regola la procreazione medicalmente assistita che permette di congelare gli ovociti per ragioni mediche, come nei casi oncologici; eppure il congelamento degli ovociti può esser fatto anche per prevenzione non medica, per esempio perché in questo momento una persona non si sente pronta ad avere figlə… ma in futuro chi può dirlo. Poi c’è anche la questione economica: le fasi del percorso sono le stesse della procreazione medicalmente assistita, tuttavia in questo caso ci si può affidare al sistema sanitario nazionale. Nel social freezing no, quindi è tutto a pagamento. In Francia, invece, è totalmente gratuito.
Ci sono falsi miti da sfatare?
Più che falsi miti c’è tanta disinformazione perché, appunto, per molto tempo è stato un argomento tabù. «Se prendi la pillola le tue ovaie si riposano e quindi il tuo periodo di fertilità si prolunga»: non è assolutamente vero. A volte la disinformazione viene anche, involontariamente, da ginecologə non specializzatə in fertilità. Anche nelle cliniche spesso si danno per scontate molte informazioni, pensando che le donne conoscano già tutti gli step del percorso mentre, invece, magari non sanno che prima di iniziare bisogna fare tutta una serie di esami.
Quanto cambia la consapevolezza sulla fertilità tra under e over 30?
Le donne che si rivolgono a Meggy Care sono prevalentemente over 30 perché quando si è più giovani si pensa sempre che sia una questione rimandabile. Noi vorremmo far capire innanzitutto che la valutazione della fertilità è importante anche a 20 anni e che se si prende in considerazione la possibilità di fare social freezing, prima si fa, meglio è, perché la nostra riserva ovarica comincia a calare dopo i 30 anni. Ma questo spesso non si sa perché manca la sensibilizzazione sul tema. Ovviamente io non dico che tutte le persone debbano fare social freezing, anche perché è una scelta economicamente ed emotivamente impegnativa, però può sempre essere utile valutare la propria fertilità anche perché se si scopre che la propria riserva ovarica è bassa quando si hanno 35 anni o oltre e si sta cercando una gravidanza, l’impatto psicologico è devastante.