Scienze e tecnologie

Daniele Regolo di Openjobmetis racconta l’accessibilità aziendale

L’accessibilità è la chiave che spalanca le porte verso un mondo più inclusivo.
A cura di Marta Bello
06 Nov 2023

Daniele, tu hai fondato “Jobmetoo” e ci sono dei punti e dei momenti in cui la vita personale e professionale s’incontrano, mi racconteresti di più?

Jobmetoo, quale portale di ricerca e selezione che si prefiggeva lo scopo di portare le dinamiche del recruiting online anche a favore dei lavoratori con disabilità, ha rappresentato lo spartiacque tra il “prima” e il “dopo” nella mia vita professionale. Per “prima” mi riferisco a tutti gli anni post laurea in cui la sordità, fino a quel momento tenuta a bada e abbastanza nascosta, ha rivelato tutto il suo potere invalidante. Con Jobmetoo ho provato a rendere utili i miei fallimenti. Ho, abbiamo provato, ad aggiornare la visione della persona con disabilità quale soggetto attivo e partecipe della vita economica e sociale della comunità. Questa vision tuttora è viva e ci spinge verso nuovi traguardi.

In che modo la tecnologia può essere un supporto per incrementare l’inclusività e l’accessibilità?

Quando parliamo di tecnologia, ci vengono in mente subito gli ultimi ritrovati tecnologici che accompagnano la nostra quotidianità. Diciamo che, anche se non sempre gli esiti rispondono agli intenti iniziali, la tecnologia serve a migliorare le nostre vite. Nel caso di una persona con disabilità, questo rapporto diventa immediatamente diretto e incontrovertibile. Qualsiasi ausilio, ovviamente cucito su misura per la condizione che di volta in volta si presenta, costituisce un supporto indispensabile per raggiungere la reale partecipazione alla vita che ci circonda. Senza partecipazione non può esserci inclusione.

Cos’è davvero l’accessibilità? Quali disabilità comprende lo sviluppo accessibile e in che modo è di aiuto, dato che è anche importante tener conto della necessità della differenziazione degli ausili in base alla disabilità?

L’accessibilità è la chiave che spalanca le porte verso un mondo più inclusivo. Magari non subito inclusivo al 100%, ma un 70% può essere considerato già un valore importante! Forse sto dicendo che quel 30 non vale? Certamente no, ma vorrei emergesse un concetto che, da zavorra, può diventare un volano: l’inclusione non è mai assoluta, è sempre in divenire, sempre relativa, e nella stessa giornata possiamo sperimentare condizioni più o meno inclusive. Se essere accessibili significa solo ottenere un bollino, quel bollino avrà vita breve! Ecco perché è molto più strategico – e direi anche nobile – considerare la ricerca dell’inclusione attraverso il raggiungimento di una accessibilità più che soddisfacente, che continuamente sa rinnovarsi.

Mi spiegheresti qual è la visione della disabilità secondo la Convenzione ONU? A quali azioni e conseguenze portano?

La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con disabilità rappresenta, ad oggi, il momento più significativo per le persone con disabilità: appunto, persone prima di tutto. Ha visto la luce nel 2006 ed è stata ratificata in Italia nel 2009. La disabilità non è più “la” condizione invalidante che una visione medica ci ha spinto a considerare, ma l’esito di una complessa relazione tra fattori individuali, sociali e ambientali. In altre parole, due persone con la medesima condizione (che per comodità chiamiamo disabilità) possono trovarsi in condizioni molto diverse se poste in contesti più o meno accessibili. Questa visione, a cascata, genera un pensiero virtuoso a cui devono seguire azioni concrete, anch’esse virtuose.

Come si pongono oggi le aziende davanti all’accessibilità? Quali sono alcuni strumenti utili?

A partire dalla Legge Stanca (2004), che ormai almeno nel nome conosciamo quasi tutti, si è cominciato a capire sempre di più quanto sia necessaria, e direi strategica, l’accessibilità IT. Importante sottolineare che l’accessibilità non riguarda solo la fruibilità di un sito web ma anche la migliori postazione lavorativa per le persone con disabilità. Le “Linee guida” emanate nel 2022 pongono anche degli obblighi in capo alle aziende con fatturato superiore ai 500 milioni di euro con sanzioni non trascurabili. Ritengo che, al di là degli strumenti esistenti, alla luce anche della mia esperienza personale come gestore di un sito internet, l’accessibilità prima di essere un obbligo è un modo di vedere le cose. Progettare secondo i criteri di accessibilità rende più facile la vita ad eventuali supporti ad hoc (ad esempio app dedicate), mentre non è mai vero il contrario.

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