Violenza di genereorientamenti affettivi e comunità lgbtiq+cinema

Dal cinema all'azione: il mix che trasforma la città

Da quasi quarant’anni il MiX Festival di Milano è un punto di riferimento per la cultura queer in Italia. Nato nel 1986 da una collaborazione tra realtà associative cittadine, ha saputo crescere, evolversi e seguire le trasformazioni della comunità LGBTQ+, portando sul grande schermo storie e sguardi inediti. Oggi è molto più di una rassegna cinematografica: è un laboratorio che attraversa linguaggi, spazi e generazioni, valorizzando la dimensione collettiva dell’attivismo culturale. Ne abbiamo parlato con Lara Vespari e Federico Manzionna, direzione artistica del MiX Festival e curatori della 39esima edizione, svoltasi a settembre 2025
A cura di Elisa Belotti
05 Dic 2025

Come è nato il MiX Festival e quali sono stati i principali passaggi che lo hanno portato a diventare un punto di riferimento per la cultura queer in Italia e non solo?
Federico Manzionna: Il MiX Festival nasce nel 1986 grazie alla collaborazione di CIG Arcigay Milano, Altro Martedì, Babilonia e ASA. Inizialmente prende il nome di “Uno Sguardo Diverso” e la prima edizione punta a valorizzare la cinematografia indipendente, raccogliendo istanze di rivendicazione e affermazione dell’intera comunità LGBTQ+, anticipandone le tendenze e promuovendone il riscatto politico e sociale. Negli anni ha subito vari cambiamenti e trasformazioni entrando, nel 2005, nella famiglia dei Festival MiX e diventando, nel 2012, indipendente dal Cig ArciGay, grazie alla nascita dell’associazione MIX MILANO APS. Nel 2021 raggiunge la sua attuale identità di MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

Quali criteri guidano la selezione dei film e delle altre espressioni artistiche che vengono presentate durante il festival?
Lara Vespari: La selezione dei film avviene con un primo passaggio che è quello di osservare la società, la realtà attuale del nostro Paese e ciò che sta accadendo nel mondo per capire quali siano le istanze che vogliamo portare al festival. Cambiando la società, cambia anche la necessità di rappresentare realtà diverse e cambia anche il modo in cui ogni realtà dev’essere rappresentata. Quest’anno abbiamo cercato di lavorare su una linea che mantenga la rappresentazione queer come sottotesto, cercando titoli che mettano in luce le storie raccontate a prescindere dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale dei personaggi. È ancora forte il bisogno di rappresentazione, ma dobbiamo staccarci dai luoghi comuni e dagli stereotipi. Questo criterio viene applicato allo stesso modo anche negli eventi culturali del festival: quest’anno, come suggerisce il nostro claim ACTION, intendevamo incoraggiare le persone ad agire, più che restare a guardare. Per questo motivo abbiamo implementato la sezione workshop, così che le persone potessero passare da spettatrici ad attrici prendendo parte alle attività.

Il MiX è attivo dalla fine degli anni '80. Qual è l’impatto culturale e sociale che ha avuto e continua ad avere sulla città?
Federico Manzionna: Nel suo percorso il MiX ha cercato sempre di più di entrare in contatto con la città in cui è nato esplorando varie sedi e trovando come grande e importante casa il Piccolo Teatro Strehler. Si è sviluppato a livello culturale lasciando al centro dell’attenzione il cinema, ma inserendo nel suo palinsesto anche talks, live musicali e workshop. Negli ultimi anni si è cercato di fare un lavoro verticale che facesse sentire la presenza del MiX a Milano non solo durante i 4 giorni di Festival, ma tutto l’anno. Per questo sono nate collaborazioni molto interessanti come quella con il Cinema Godard di Fondazione Prada, con AriaAnteo e con l’Institut français Milano.

Quali sono le sfide attuali e future per il MiX Festival in un contesto culturale e politico in continua evoluzione, soprattutto rispetto alla rappresentazione e ai diritti delle persone LGBTQ+?
Lara Vespari: La situazione politica mondiale ha senza dubbio avuto un impatto considerevole anche su una piccola realtà come il MiX: la sfida futura e ciò che ci auspichiamo è di riuscire prima o poi a fare un festival il cui motore non sia la lotta per i diritti ma la celebrazione dell’arte prodotta da artist queer. Uno spazio in cui la parola rappresentazione possa perdere il senso di fatica, sofferenza e rabbia per tornare ad essere semplicemente sinonimo di narrazione.

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