Orgogliocorpi

"Culona": da insulto a manifesto

Guardi le loro foto e senti un misto tra gioia, curiosità, divertimento, fastidio, provocazione. E sì che sono solo foto di donne. Da dove nasce la repulsione?
A cura di Redazione
01 Ott 2026

«Il nostro obiettivo è che, molto prima della repulsione, arrivi la gioia di donne che si riappropriano dei propri corpi, della libertà, del semplice diritto di esistere, senza altri pensieri e giudizi che possono giungere dopo». A parlare sono Lara Lago e Giulia Capodieci, fondatrici del movimento Culona, una realtà che, attraverso workshop e incontri collettivi, promuove rispetto e inclusione verso tutti i tipi di corpo.

Lago, giornalista, scrittrice e attivista contro la grassofobia, parla di corpi da una decina d’anni. Tutto nasce dalla sua esperienza personale e di vita: il classico bodyshaming alle scuole medie negli anni ’90, la convinzione di dovere avere il corpo “giusto” per svolgere la professione di giornalista, in provincia di Vicenza, a leggere il TG nella televisione locale. Le diete, gli attacchi di panico per un’insoddisfazione, anche legata al peso, che non finiva mai. E poi l’andare a lavorare e vivere all’estero, Albania prima e Olanda dopo, la scoperta dell’attivismo, lo studio che porta verso un contesto più ampio, dentro al quale posizionarsi e capire che quella insoddisfazione che ciascuna di noi sente per il proprio corpo è tutt’altro che individuale.

Capodieci, lavora in comunicazione a cavallo tra settore culturale e sociale e nutre una forte passione per le cause ambientali e i diritti umani. Arriva a interrogarsi sul suo corpo grazie a studi di genere e bibliografie transfemministe, il giardinaggio e la bioempatia le mostrano nuovi significati dei concetti di cura, bellezza, cambiamento e inizia quindi a mescolare riflessioni tra ecofemminismo e non conformità dei corpi.

«Ci siamo incontrate per caso ad un evento a Milano, non ci conoscevamo», raccontano. «Abbiamo iniziato a parlare di corpi non conformi, indossandone uno a nostra volta. Ci siamo confrontate fin da subito con il rapporto che avevamo in famiglia. Da quel momento, ed era il 2022, la conversazione non si è mai fermata. È che adesso è bello farla diventare collettiva».

È che adesso c’è il sito www.checulona.it, ci sono due magliette, una con una scritta viola in grande su T-shirt nera, «Culona» appunto, e una che recita uno slogan caro all’attivismo per i diritti delle persone razzializzate: «Nobody is free until every-body is free», pronunciato nel 1971 da Fannie Lou Hamer, attivista per i diritti civili.

Ma soprattutto ora ci sono gli eventi in giro per l’Italia. «Culona è nata con l’obiettivo di trasformare l’insulto in un inno, non si tratta tanto di orgoglio quanto di vivere liberamente nel proprio corpo», spiega Lago. «Non parliamo di stili di vita, di questioni di salute. Parliamo di non aspettare di avere il corpo giusto prima di concedersi la possibilità di avere una vita piena, con attività semplici come mettersi un costume e andare in spiaggia. Parliamo di non commentare i corpi delle altre persone, di astenere il giudizio, che fa molto più male di ciò che si pensa».

«È vero, partiamo dalla nostra esperienza di non conformità ma a Culona vogliamo celebrare tutti i corpi», prosegue Capodieci. «I nostri eventi vogliono essere uno spazio di resistenza, visibilità e bellezza per qualunque identità. Non vogliamo più corpi nascosti, giudicati, derisi o esclusi. Il bodyshaming ferisce tutti e tutte ma insieme possiamo trasformarlo in forza e cura».

Culona in un anno ha incontrato un centinaio di ragazze e donne in giro per l’Italia. Ma come lo fa? «I nostri laboratori di solito sono composti da tre parti: c’è un primo momento più introspettivo dove cerchiamo di entrare in connessione con i nostri corpi e anche di conoscerci tra partecipanti», raccontano Lago e Capodieci. «Poi in questo anno abbiamo realizzato quanto quella di raccontarsi sia una necessità condivisa. Il momento del cerchio di parola, dove rispondere a nostri spunti e raccontare la propria storia, è un momento fondamentale.

E poi si dà il via ad una parte più pratica e ludica, dove divertirsi anche con il corpo usando lo strumento della fotografia ma non solo. Nel nostro workshop “Per Piacere” – lanciato con per la prima volta al MUPA (Museo del Patriarcato) curato da ActionAid – ad esempio ci siamo chieste quante pratiche mettiamo in atto come donne per piacere. Lo shooting fotografico finale quindi non potrà che essere un gesto di liberazione, dove potersi far fotografare come vogliamo, lasciando che i nostri corpi siano anche distanti da standard di bellezza che non ci assomigliano mai».

Se è vero che un ambiente lavorativo che accetta ogni individualità aiuta ad essere più proiettatə e aderentə al purpose aziendale, allora anche Culona può rappresentare una risorsa per le aziende. «Come possiamo creare ambienti di lavoro senza stigma verso tutti i corpi? Come progettare spazi per renderli più inclusivi? Quali sono frasi e atteggiamenti da evitare o da favorire per avere team che valorizzino ogni persona? Pensiamo che le conversazioni sui corpi che fa Culona abbiano bisogno di infiltrarsi nella nostra routine di tutti i giorni».

Un esercizio di rispetto e sensibilità che non può che migliorarci tutti individualmente, come aziende e come società.

Registrazione Tribunale di Bergamo n° 04 del 09 Aprile 2018, sede legale via XXIV maggio 8, 24128 BG, P.IVA 03930140169. Impaginazione e stampa a cura di Sestante Editore Srl. Copyright: tutto il materiale sottoscritto dalla redazione e dai nostri collaboratori è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione/Non commerciale/Condividi allo stesso modo 3.0/. Può essere riprodotto a patto di citare DIVERCITY magazine, di condividerlo con la stessa licenza e di non usarlo per fini commerciali.
magnifiercrosschevron-down