Violenza di generelavorofemminile

Creare consapevolezza e cambiamento: il team di Nokia ci racconta il progetto SupportHer

«Ho deciso di partecipare a questo percorso per difendere chi è lasciata sola e, una volta arrivato lì, ho riscontrato un’energia incredibile nelle donne che ho conosciuto». Così Alberto Marionni, TEC engineer WS Network Automation e RSU in Nokia, ha parlato della sua esperienza all’interno del progetto SupportHer, percorso aziendale interno al quale Nokia ha aderito nel 2024
A cura di Sabrina Tracuzzi
28 Ott 2025

Abbiamo chiesto ad Alberto Marionni e ad altri colleghi e colleghe di Nokia di raccontarci la loro esperienza e le loro considerazioni al termine degli incontri con il team di SupportHer.

Inizia Silvia Gabbioneta, D&I Manager Nokia Italia, raccontandoci la linea comune che Nokia ha adottato nell’adesione al progetto. «Ci sono dinamiche che non sempre si mostrano apertamente, ma che l’intuito sa cogliere: piccoli cambiamenti nei comportamenti, segnali che non riusciamo a decifrare, assenze che lasciano sospese delle domande. In ambito lavorativo, spesso non sappiamo come leggere questi indizi né quale sia il modo giusto per agire. Affrontare il tema della violenza di genere richiede sensibilità, competenze specifiche e, prima ancora, una cultura organizzativa capace di riconoscerne i segnali e non voltare lo sguardo. Da questa consapevolezza nasce la nostra adesione a SupportHer. In Nokia Italia vogliamo andare oltre la semplice sensibilizzazione: il nostro obiettivo è trasformare la consapevolezza in impegno quotidiano e in azioni tangibili».

Spiega Laura Gorla, Operations Specialist, Lab support: «Sono stata spinta dalla necessità di capire se sarei in grado di dare un supporto a donne in difficoltà. Ho consolidato la consapevolezza profonda che il problema della violenza di genere è reale, che non succede solo alle altre persone come siamo portati a pensare. Adesso sento ancora di più la voglia di proseguire mettendo in atto le strategie che abbiamo concordato insieme durante gli incontri e quel senso di forza dato dall’unione, dalla coesione del gruppo che abbiamo formato»

Aderendo al progetto SupportHer, Nokia ha sposato l’obiettivo di Dada OP nella volontà di portare un cambiamento reale, che attraversi le persone e la cultura ma soprattutto un cambiamento che vada in profondità, che si consolidi nel tempo anche e soprattutto grazie a una community attiva e in continua crescita. «Personalmente ho vissuto come una grande opportunità di crescita personale questo progetto e sono grata all’Azienda di avermela offerta: come potevo rifiutare?» racconta Cristina Caroi, Exectuvie Assistant: «Purtroppo, ho dovuto constatare quanto poco davvero sappiamo su un tema che tutti pensiamo di conoscere, mentre le informazioni che la gente comune ha – me compresa – sono per lo più sensazionalistiche e superficiali. Ancora oggi abbondano i bias e i modelli culturali che inconsapevolmente sostengono la violenza di genere, talvolta anche nelle persone motivate a combatterla. Ciò che più mi è piaciuto sono state le relatrici: chiare, dirette, decise, ma al tempo stesso capaci di ascoltare e di coinvolgere i partecipanti. Nel confronto con colleghe e colleghi ho acquisito informazioni importanti e spunti di riflessione profonda e personale. Non sarà semplice concretizzare un’azione visibile come la vorremmo (tantissime idee necessitano di tantissime energie…) ma faremo del nostro meglio. In ogni caso, penso che già il corso da solo abbia lasciato il segno e che ognuno di noi saprà trarne frutto e utilizzarlo anche solo nel proprio quotidiano. E non è poco!»

Le e i dipendenti di Nokia hanno avuto modo di assistere innanzitutto a dei webinar di sensibilizzazione, poi a un corso pratico di formazione atto a fornire delle linee guida su come e quando intervenire nel caso in cui si dovesse assistere a episodi di violenza di genere e, infine, un momento conclusivo di restituzione e confronto. Un’esperienza che nel suo complesso ha senza dubbio lasciato il segno. «Ho scelto di partecipare a questo progetto per poter approfondire un tema delicato e direi di urgente soluzione. La violenza di genere è una realtà che tocca molte persone, spesso in silenzio, e volevo contribuire a creare consapevolezza e cambiamento, anche nel mio piccolo. Inoltre, sono stata incuriosita anche dalla possibilità di ascoltare divers professionistə espertə del settore. Non capita tutti i giorni, ecco» spiega Paola Perego, Operation Specialist. «Mi porto a casa una maggiore consapevolezza nel riconoscere alcuni sottili aspetti o dinamiche del problema che apparentemente sembrerebbero nascoste ma rappresentano nella realtà segnali di violenza che invece prima probabilmente avrei sottovalutato. Porto a casa anche il senso di unità, di squadra, vedere colleghi e colleghe uniti per lo stesso scopo: capire meglio come combattere il problema. Mi ha stupito constatare che tantissime persone anche nel nostro territorio sono impegnate su questo tema, sono stata stupita anche per aver partecipato a un gruppo di lavoro che si sta impegnando per creare all’interno della nostra azienda uno spazio sicuro e rispettoso, dove ognuno può esprimersi liberamente e ricevere supporto con grande partecipazione attiva da parte di tutti. Mi è piaciuta la varietà dei contributi esposti durante i diversi incontri. Ho apprezzato molto che tema è stato affrontato da diversi punti di vista: psicologico, giuridico, sociale in particolare mi è piaciuto sentirmi parte di qualcosa di significativo. Come proseguire? Vorrei continuare a formarmi ed essere in grado nel mio piccolo di sensibilizzare chi mi sta intorno. Credo che il cambiamento parta dalle piccole cose e ognuno di noi può fare la differenza».

Racconta infine Angela di Paola, CNS GBC Sales & Business Operations e RSU: «Mi è capitato di assistere a episodi di violenza fisica e verbale per strada da parte di un uomo su una donna e mi sono chiesta: Ma io cosa posso fare? La proposta di questo progetto mi è risuonata come una risposta alla mia domanda di non essere solo una spettatrice inerme. Grazie a SupportHer ho capito che ci sono molte sfaccettature con cui si manifesta la violenza di genere e che per capirle e fronteggiarle occorrono una preparazione e un lavoro su di sé, sul proprio lato emotivo che potrebbe essere di ostacolo per affrontarle senza travalicare il rispetto della libertà altrui. Durante gli incontri, la cosa che più mi ha colpita è stata capire che, per quanto intensamente vogliamo renderci utili, non possiamo aiutare chi non vuole chiedere aiuto».

Questo ci ricorda che il primissimo passo per aiutare una persona a noi vicina che è vittima di violenza è creare un ambiente che quella persona percepisca sicuro, accogliente, scevro da giudizi. È forse questo il primissimo e più importante passo che il progetto SupportHer vuole portare nel mondo: comunicare alle vittime che non sono sole, che possono chiedere aiuto.

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