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Correndo esprimo la mia libertà

A cura di Antonella Patete
07 Ott 2026

Najla Aqdeir è nata in Libia da mamma marocchina e papà libico. È arrivata in Italia a 11 anni e si è innamorata della corsa, una disciplina che non aveva mai praticato nel suo Paese di origine, perché in Libia alle ragazze non è permesso fare sport. «Per me lo sport è stata la porta dell’integrazione in Italia», racconta. «Non parlavo italiano, ma potevo fare le gare e vincerle».

Realizzare quel sogno, però, non è stato semplice. Crescendo, la divisa sportiva cambiava: il top al posto della maglietta, la mutanda da competizione al posto dei pantaloncini. «E questo ai miei genitori non piaceva per niente, perché non lo consideravano un abbigliamento adatto a una ragazza». Per Najla è cominciato un periodo veramente difficile. I genitori hanno tentato di fermarla in tutti i modi e, quando aveva 16 anni, hanno anche tentato di organizzare un matrimonio combinato in Marocco con un uomo più grande di lei. Un matrimonio combinato è quando non sei tu a scegliere chi sposare, ma lo decide la tua famiglia. È riuscita a tornare in Italia grazie all’aiuto del suo allenatore di atletica ed è andata a vivere in una comunità d’accoglienza, un luogo dove vivono ragazzə e bambinə che, per qualche motivo, non possono stare con la propria famiglia. In comunità Najla ha chiesto e ottenuto di poter continuare ad allenarsi. E oggi tra i suoi ricordi più belli c’è Suor Mary, una delle suore della comunità, che va a vederla correre e fa il tifo per lei dagli spalti.

L’opposizione della famiglia non è stato, però, l’unico problema. Diventando maggiorenne, Najla ha scoperto quanto fosse difficile praticare sport a livello agonistico senza essere cittadina italiana. Pur avendo vissuto la maggior parte della sua vita in Italia, come tantə ragazzə come lei, Najla non è diventata automaticamente cittadina italiana. La richiesta si può fare solo a 18 anni, e spesso ci vogliono anni per avere una risposta. «Nel 2017, dopo essermi allenata un anno e mezzo, non ho potuto correre ai campionati europei a squadre di atletica a Birmingham perché il governo italiano si è rifiutato di rilasciarmi il visto», ricorda. «È stata una delusione fortissima».

Per diventare cittadina italiana Najla ha dovuto aspettare il 4 luglio 2023, quando aveva già 29 anni. «È stato il giorno più bello della mia vita», dice. Oggi è un’atleta professionista, una mezzofondista e una running coach. Vive a Milano e ha tre lavori. È la voce dell’app Nike Milano: chi la scarica può allenarsi con lei da remoto. È allenatrice presso Run Challenge: un Run Club che si occupa di inclusione sociale attraverso lo sport, dove allena due volte a settimana ragazzə con e senza disabilità. È fondatrice di Flying Girls Milano, una crew di corsa nata per aiutare le giovani donne a socializzare, fare amicizia e uscire dalla solitudine. Per il futuro Najla desidera dedicare più tempo alle Flying Girls, tornare a correre in pista e avere dei bambini. Ma vuole anche continuare ad aiutare tante ragazzə che in lei possono trovare una fonte di ispirazione.

Il suo messaggio per loro è: «Uscite di casa, non abbiate paura di affrontare cose nuove e, soprattutto, quando siete nei guai, cercate una persona adulta di cui vi fidate a cui poter confidare le vostre difficoltà».

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