
Che cos'è un'eccellenza italiana?
C’è chi associa l’eccellenza italiana al settore della moda, chi alla cucina, al patrimonio artistico e culturale e chi, invece, guarda all’artigianato. «Secondo me esistono tantissimi settori, contesti e tematiche in cui l’Italia eccelle a livello mondiale. Il problema è che spesso non ne siamo consapevoli» ha spiegato Lorenzo D’Onofrio, cofondatore e responsabile editoriale del progetto Eccellenza Italiana il cui obiettivo è raccontare l’Italia diffondendo consapevolezza sulla sua bellezza e sul suo valore.
«Il criterio con cui noi definiamo un’eccellenza italiana non è scientifico; partiamo dalla curiosità chiedendoci: questa particolarità potrebbe interessare il nostro pubblico? Potrebbe essere utile parlarne perché, per esempio, non tutte le persone ne sono a conoscenza? Il nostro obiettivo non è dare maggior risalto a un determinato settore o aspetto piuttosto che a un altro, ma rendere consapevoli le persone che quello specifico ambito esiste e che nel mondo siamo bravə».
Cosa significa la parola orgoglio per Eccellenza Italiana?
A volte tendiamo a guardare l’orgoglio con un’accezione negativa e a considerarlo come qualcosa di egoriferito, come se volessimo far intendere che la cultura italiana è migliore delle altre. Secondo me questo concetto è totalmente sbagliato. Quello che cerchiamo di fare noi è creare una realtà inclusiva basata sull’ascolto, la conoscenza, l’empatia, senza gareggiare per giudicare quale cultura è la migliore; un progetto che non allontana ma cerca di far avvicinare e unire persone differenti. Questo lo rendiamo possibile anche grazie all’organizzazione di eventi sul territorio, come il festival del Made in Italy, che diventano un momento di confronto con realtà artigianali, industriali, manifatturiere e di incontro con le nuove generazioni. Perché, se ci pensiamo, oggi manca un po’ tra le persone giovani la consapevolezza dell’esistenza di queste realtà che alimentano il made in Italy e le professioni che ne sono alla base, magari perché si crede siano lavori datati, un po’ superati, ma in realtà molte di queste aziende sono proiettate al futuro.
Quanto è importante, quindi, in questo scenario l’innovazione?
Faccio una premessa. Io vivo con l’idea che ogni lavoro fatto bene è un’arte, ma secondo me quando si parla di alcune professioni c’è un problema di racconto e di percepito. Oggi un ragazzo o una ragazza non sogna di fare l’artigiano/a perché pensa non sia un lavoro interessante, che non si guadagni abbastanza. Non c’è nulla di più sbagliato, ma è proprio la narrazione che si fa di queste professioni a essere errata. Detto questo, secondo me l’innovazione è esattamente ciò che le nuove generazioni possono portare in questi contesti grazie al loro modo di pensare, differente e nuovo per alcuni versi. Sicuramente, il tutto è reso più difficile dal fatto che in Italia non è molto incentivata l’imprenditoria e che la scuola nella maggior parte dei casi non ti proietta adeguatamente nel mondo del lavoro.
Parliamo delle persone che diffondono il made in Italy all’estero: che responsabilità ha chi è italianə nel portare oltreconfine l’orgoglio nei confronti della nostra cultura e tradizione?
Credo che sia una grande responsabilità e che ce la caviamo piuttosto bene. Penso che quando usciamo dai nostri confini siamo orgogliosə di quello che ci stiamo lasciando alle spalle e, non a caso, poi una volta all’estero siamo molto solidali: ci aiutiamo a vicenda e ci piace condividere esperienze, abitudini, tradizioni tipiche. Questo accade soprattutto perché a volte diamo per scontato il nostro stile di vita mentre, quando lasciamo l’Italia, la situazione si ribalta e ne riconosciamo il valore, quindi poi siamo felici di diffondere questo orgoglio che proviamo.
Vi siete mai scontratə con gli stereotipi italiani?
Assolutamente sì ed è proprio la narrazione dalla quale cerchiamo di allontanarci il più possibile. Eccellenza Italiana nasce proprio per diffondere una narrazione dell’Italia che sia vera, autentica, non stereotipata. Pur con il rischio di cadere nella retorica, credo che l’Italia sia uno dei Paesi più ricchi di patrimonio artistico, industriale, artigianale e culinario. Se fosse un libro, avrebbe sicuramente moltissime pagine: un’opera che le persone vorrebbero leggere, purché scritta con sincerità e autenticità. Non dobbiamo, però, soffermarci solo sugli ambiti più noti, come per esempio il patrimonio artistico e culturale. Non fraintendermi, su questo siamo ricchissimi di materiale ed è giusto valorizzarlo, ma pensiamo anche alle innumerevoli storie di impresa, di aziende che oggi sono guardate con ammirazione all’estero come la Motor Valley dell’Emilia-Romagna. Quindi non solo le nostre spiagge e i nostri monumenti, ma anche le nostre aziende: abbiamo tantissima competenza che abbiamo la responsabilità di trasformare in un’attrazione.