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Famigliepersoneparità

CHE COSA RENDE UN GRUPPO UNA FAMIGLIA?

A cura di Alessio Salviato
24 Giu 2024

Per diventare una famiglia, devi farti riconoscere. Non è sufficiente sentirsi una famiglia, né tantomeno manifestare la volontà di esserlo: lo Stato ti deve riconoscere come tale. La famiglia è un prodotto del diritto, perché implica un insieme di diritti e doveri di cui i membri possono beneficiare solo se sono garantiti dall’ordinamento giuridico. Pertanto, non può esistere famiglia senza diritto. Questo, tuttavia, non implica che il diritto non sia rivedibile e malleabile a seconda del progresso di una società, che potrebbe decidere democraticamente che l’idea di famiglia de-finita dalla legge non sia più adeguata e debba essere espansa per contenere altri tipi di famiglia, meritevoli appunto di essere riconosciuti.

Qui si scontrano due posizioni di filosofia del diritto. Da una parte, il giusnaturalismo afferma che il diritto non è altro che l’emanazione della ‘legge naturale’, per cui lo Stato dovrebbe riconoscere solo la famiglia naturale, fondata sul rapporto sessuale esclusivo tra un maschio e una donna, sul riconoscimento della prole da parte dei genitori e sulla proibizione dell’incesto. Quest’idea rimanda a un passo della Bibbia, dove è scritto che “l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola”. Unione, eterosessualità, e riproduzione. Secondo la nostra stessa Costituzione, la famiglia è una “società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29). Entro questa prospettiva, il dibattito si stringe a cosa dovremmo intendere per naturale. Per lo Stato, ad esempio, naturale non indica qualcosa di preesistente al diritto, ma ciò che concerne i bisogni umani fondamentali, come quello di costituire dei legami sociali, secondo modi che possono evolvere nel corso del tempo. Per questa ragione lo Stato riconosce oggi anche le famiglie costituite al di fuori del matrimonio - le cosiddette coppie di fatto - o le famiglie monogenitoriali. Difficilmente, però, una prospettiva giusnaturalista includerebbe le famiglie queer, troppo distanti dallo “ius naturale”. Viceversa, il positivismo giuridico (o giuspositivismo) prescrive che la fonte del diritto non sia la legge naturale, ma lo Stato, in quanto unica autorità legittimata a produrre delle norme. Solo lo Stato, espressione della volontà del popolo, puòstabilire cosa dovrebbe essere riconosciuta o meno come famiglia, a prescindere dalla legge naturale o da quella divina.

Una volta slegata la nozione di famiglia dall’entità naturale, bisogna però accordarsi su una definizione “positiva”. Certo, non possiamo ammettere una tesi soggettivista, per cui a stabilire se due o più persone costituiscano famiglia siano le persone stesse. Una norma ha bisogno di criteri oggettivi. Ma quali sono le condizioni necessarie a trasformare due o più persone in una famiglia? Usando il linguaggio della fenomenologia, quali sono i “vincoli eidetici” del gruppo famiglia, dove per vincoli eidetici si intendono le caratteristiche essenziali e invarianti di un fenomeno o di un oggetto, che ci permettono di riconoscerlo tra molteplici variazioni? Che cosa dovrebbero avere in comune tutti i tipi di famiglie - tradizionali, omogenitoriali, allargate, queer, etc. – per distinguerli dalle non-famiglie?

Propongo qui tre criteri che mi sembrano esaurire l’essenza (“eide”) del gruppo famiglia. Il primo è la presenza di legami emotivi forti e significativi tra i membri. Questo tipo di affetto deve essere qualcosa di più di un rapporto di stima o di amicizia. Il secondo è che vi sia un senso di responsabilità reciproca, che si concretizza nel mutuo supporto – emotivo, fisico, finananziario o morale – e nell’ impegno collettivo a partecipare della vita altrui. Il terzo è che vi sia una certa stabilità. La famiglia si estende oltre il momento presente, coinvolgendo prospettive e progetti comuni rivolti al futuro. La stabilità richiede anche un periodo di convivenza o di vicinanza geografica, cioè il condividere uno spazio fisico comune che faciliti l’interazione quotidiana. Ciò non toglie che si rimanga famiglia anche qualora ci si dovesse allontanare.

Se in un gruppo vi fosse affetto, responsabilità e stabilità, lo Stato potrebbe voler riconoscere l’esistenza (l’emergenza) di una famiglia, a prescindere da tutte le altre caratteristiche, come il genere o l’orientamento sessuale. Spetterà poi al legislatore stabilire le modalità con cui verificare alcuni di questi criteri.

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