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CARRIERE ALIAS

22 Mar 2023
Rubrica lanterna
A cura di Riccardo Argento

Uno dei punti di partenza più comuni in questa rubrica è la posizione dell’individuo nella società. Anche questa volta ci offre uno spunto per parlare di qualcosa di controverso e, in un certo senso, grigio strumento di inclusione: le carriere alias.

Prima di tutto: cos’è una carriera alias? Secondo il Vocabolario Treccani, “è un profilo burocratico, alternativo e temporaneo, riservato agli studenti (ma non solo! -ndr) transgender”. È dunque uno strumento interno a una scuola o università che permette a un suo frequentante e a chi lì lavora di usare il suo nome di elezione al posto del dead name (vecchio nome). In questo periodo alcune scuole e università hanno iniziato ad applicare la carriera alias e ciò ha ovviamente creato scalpore e sollevato polveroni.

Al di là della burocrazia e delle definizioni, la carriera alias è un espediente adottato in mancanza di una legislazione specifica sul tema al fine di permettere una maggiore inclusività all’interno di un ambiente formativo.

Questa prassi vuole tenere conto di una situazione molto particolare e delicata, permettendo un riconoscimento, non ufficiale, della difficoltà specifica della persona transgender, che già ha a che fare con numerose questioni dentro sé e con la società. Si è discusso (e ancora si discute, ma più in sordina ora che la notizia ha fatto la sua uscita sensazionalistica) di linguaggio inclusivo, dei suoi utilizzi e delle sue intenzioni. È, quella, una soluzione “popolare” su vasta scala, che dovrebbe consentire quindi la creazione, con il tempo di una normalizzazione condivisa della questione di genere. La carriera alias si propone come obiettivo di fare una cosa simile, ovvero di instaurare un ambiente comprensivo che è quindi capace di riconoscere la difficoltà della persona e sceglie dunque di toglierle parte delle preoccupazioni che possono venire da un ambiente come quello scolastico.

Gli anni dell’adolescenza e della giovane età sono anni duri e complessi per la salute mentale della persona, spesso creano già in una situazione normale problemi di inclusione tra coetanei, proprio per lo sviluppo che sta avvenendo. La difficoltà per un transgender è esponenziale. L’istituzione allora sceglie di farsi carico di tale difficoltà favorendo, con questa pratica che non è affatto complicata da attivare, la creazione di un ambiente in cui la persona viene tutelata per quello che è.

Ovviamente le carriere alias sono state criticate da una parte dell’opinione pubblica. Le motivazioni sono varie, ma le più notevoli sono forse due. La prima è che con le carriere si rischia di influenzare i pensieri dei giovani che non sono ancora sicuri del cambiamento in favore di una “propaganda gender”. A questa obiezione si può però contrapporre la definizione stessa di carriera alias, perché essa è “alternativa e temporanea”. Non essendo una pratica ufficiale ma una misura interna all’istituzione, è uno strumento che permette di tutelare l’individuo durante tutto il suo percorso di crescita in quell’istituzione, anche qualora dovesse rendersi conto di non aver bisogno di fare la transizione.

La seconda obiezione è di carattere giuridico, dice che non potrebbero esistere le carriere alias perché le scuole non hanno l’autonomia per creare un regolamento simile. Ma questa è più una mancanza del nostro sistema legislativo piuttosto che una trasgressione delle scuole. Ci sarebbe bisogno di una normativa che regoli e regolarizzi le carriere alias, permettendo così a tutti gli studenti di usufruirne, non solo ad alcuni in singole scuole superiori e università.

La carriera alias è un esempio di misura che viene presa pensando a chi ne potrà usufruire, che ascolta e tutela nel suo piccolo l’individuo e permette (cosa fondamentale) che negli ambienti di studio l’individuo possa essere sé stesso e chi gli sta attorno possa comprendere meglio le sfaccettature della società in cui viviamo.

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