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Artemisia: quando la violenza di genere incontra la disabilità

Promosso da Fondazione Somaschi con una rete di associazioni, a Milano Artemisia lavora per rendere i centri antiviolenza e le case rifugio realmente inclusivi per le donne con disabilità. Dalla formazione delle operatrici alla ristrutturazione di una casa confiscata alla mafia a Rozzano, fino a una graphic novel accessibile realizzata con studentesse e studenti, il progetto sperimenta un approccio intersezionale innovativo per abbattere ogni tipo di barriera
A cura di Antonella Patete
05 Dic 2025

È un progetto che parte da una lunga riflessione e prende il nome da Artemisia Gentileschi, la pittrice vissuta tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento che denunciò il suo stupratore, riuscendo a farlo processare e condannare. Il nome esatto è “Artemisia. Attraverso Reti Territoriali EMersione dI SItuazioni di violenzA” ed è promosso da Fondazione Somaschi insieme a una compagine di enti e associazioni impegnate, da un lato, nel contrasto alla violenza di genere e, dell’altro, nella difesa dei diritti delle persone con disabilità: Ceas - Centro Ambrosiano di Solidarietà, Fondazione Centro per la famiglia Card. Carlo Maria Martini, Fondazione Asphi, Ledha - Lega per i diritti delle persone con disabilità. «Il progetto nasce per rispondere a un bando di Fondazione Comunità di Milano. Già da qualche anno noi della Fondazione Somaschi avevamo cominciato a interrogarci sulla questione della violenza di genere nei confronti delle donne con disabilità, a partire da una ricerca condotta dalla Fish, la Federazione Italiana Superamento dell’Handicap», spiega la responsabile del progetto, Chiara Sainaghi. «Dalla ricerca emergeva che in Italia l’incidenza della violenza sulle donne con disabilità era superiore rispetto a quella sulle donne senza disabilità. Eppure nella nostra esperienza di gestione dei Centri antiviolenza queste donne non le incontravamo quasi mai».

Accessibilità a 360 gradi
Da questa constatazione parte un percorso di riflessione sull’accessibilità dei centri antiviolenza e delle case rifugio, che culmina in una sperimentazione unica nel panorama lombardo. Il progetto Artemisia, nato nel 2021 e partito concretamente nel 2023, fa infatti tesoro delle diverse competenze di un partenariato articolato, non sempre abituato a lavorare in modo trasversale. «I servizi che si occupano di disabilità difficilmente contemplano la possibilità che una donna con una condizione di salute differente potrebbe vivere una situazione di violenza all’interno delle mura domestiche. Quindi il primo passaggio è stato proprio quello di ragionare in maniera intersezionale, provando a far incontrare due mondi diversi per di avvicinare e integrare i due approcci», sottolinea Sainaghi. Da qui un ciclo di formazioni su tutta la città metropolitana di Milano dedicate sia alle organizzazioni per i diritti delle persone con disabilità che ai centri antiviolenza. «Parliamo di accessibilità a 360 gradi, quindi non solo di abbattimento delle barriere architettoniche, ma di tutti i tipi di barriere, partendo dall’uso della comunicazione aumentativa e alternativa e dai font ad alta leggibilità utilizzati nei volantini informativi fino alla formazione specifica rivolta alle operatrici per facilitare il dialogo con le donne con disabilità sensoriali o intellettive».

La casa di Rozzano: un modello di inclusione
Ma il cuore del progetto è la ristrutturazione in chiave di accessibilità di un bene confiscato alla mafia nel territorio di Rozzano. «L’appartamento è stato progettato mettendo in campo tutti quegli accorgimenti che consentono di essere vissuto il più possibile in modo autonomo anche da donne con disabilità motorie e sensoriali», racconta la referente. Così, dopo un percorso travagliato fatto di mille vicissitudini e ritardi, lo scorso giugno la casa ha finalmente accolto la prima donna. E oggi, a distanza qualche mese, ci vivono sei donne, due delle quali con una disabilità. «Non è un luogo pensato solo per le donne con diverse condizioni di salute», puntualizza Sainaghi. «Non vogliamo creare spazi settoriali. La nostra speranza è che la convivenza tra persone con diverse caratteristiche possa innescare meccanismi di supporto mutualistico».

La graphic novel con studentesse e studenti del Russell-Newton
Tra le iniziative più innovative del progetto spicca la collaborazione con il liceo artistico Russell-Newton di Garbagnate Milanese per la realizzazione di una graphic novel accessibile da diffondere nei centri di formazione professionale (CFP) e nei centri socio-educativi (Cse), dove i ragazzi e le ragazze con disabilità trovano un punto di riferimento per la formazione e le attività ricreative dopo la maggiore età. «La storia di Artemisia Gentileschi è stata ripensata e riscritta in chiave moderna, mettendo in evidenza le violenze di cui è stata vittima e i meccanismi che l’hanno aiutata a uscire da questa condizione», spiega Sainaghi. Il lavoro, iniziato nel gennaio 2025, è tuttora in corso: «È stata un’esperienza straordinaria che ha permesso alle ragazze e ai ragazzi non solo di non solo di riflettere sui temi della violenza di genere, ma anche di acquisire una competenza legata alla realizzazione di prodotti di comunicazione accessibile». Poi, una volta completata, la graphic novel verrà stampata e adattata in versione digitale, per essere utilizzata come strumento di sensibilizzazione. «Siamo molto soddisfatte», conclude la referente. «È una di quelle cose che non avevamo programmato né preventivato, ma è stato il risultato di una connessione tanto imprevista quanto fruttuosa».

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