
AI e leadership humantech: come Siemens sta guidando una trasformazione inclusiva e sostenibile
L’AI sta diventando una vera infrastruttura sociale, capace di influenzare scelte, relazioni e lavoro. Come vivete questo passaggio in Siemens?
AB: L’AI non è più un semplice supporto tecnico: è parte integrante del modo in cui decidiamo, comunichiamo e generiamo valore. In Siemens affrontiamo questo cambiamento con un principio chiave: la tecnologia accelera, ma il valore resta umano. La nostra evoluzione verso un Industrial AI Operating System richiede quindi una trasformazione organizzativa profonda. Lavoriamo su tre direttrici: velocità, nuovi modi di lavorare e sviluppo di un nuovo modello di leadership. L’AI può elevare produttività e qualità, ma solo se accompagnata da competenze, consapevolezza dei limiti e responsabilità nell’uso.
Questo cambiamento ha un impatto anche sulla struttura sociale e culturale del lavoro?
AB: Assolutamente sì. L’AI non è solo una trasformazione tecnologica: incide sulla distribuzione del lavoro, crea nuove opportunità e competenze, ma apre anche interrogativi molto concreti sull’ottimizzazione di attività e ruoli. Per questo il tema è culturale oltre che formativo. Il nostro obiettivo è accompagnare le persone in un percorso di evoluzione professionale, gestendo con attenzione l’impatto sull’organizzazione e garantendo che l’innovazione resti inclusiva e sostenibile. È una responsabilità nei confronti delle nostre persone e della società nel suo complesso.
La normativa attuale aiuta o complica questo percorso?
AB: L’infrastruttura normativa è in fase di costruzione e spesso fatica a tenere il passo dell’innovazione tecnologica. Molte regole che governano l’organizzazione del lavoro si basano ancora su modelli datati e non sempre riescono a supportare un’evoluzione così veloce. Questo gap rende ancora più evidente il ruolo delle aziende, chiamate ad anticipare tutele, sviluppare competenze e creare contesti sostenibili anche in assenza di riferimenti pienamente aggiornati.
La fiducia nelle decisioni automatizzate è un tema centrale. Come la costruite?
AB: La fiducia nasce dalla trasparenza. Le persone devono sapere quando stanno interagendo con un algoritmo e quali dati ne alimentano le decisioni. Nei processi HR manteniamo sempre la responsabilità umana sulle scelte critiche ed eseguiamo audit periodici per individuare possibili bias. Il nostro principio guida è semplice: l’AI deve ampliare autonomia e capacità delle persone, non sostituirle. Ci chiediamo sempre chi potrebbe subire delle penalizzazioni da un processo interamente automatizzato. È la base della nostra governance.
In che modo temi come identità, accessibilità e potere influenzano i sistemi AI che utilizzate?
AB: Gli algoritmi riflettono la società che li crea. Per questo integriamo competenze tecnologiche, knowhow industriale e collaborazione con partner esterni, valutando sempre l’impatto su rappresentazione, accessibilità e inclusione. Ogni strumento viene testato anche dal punto di vista delle persone con disabilità: un’interfaccia non accessibile è già una forma di esclusione. Vogliamo che l’AI riduca barriere, non che le crei.
Le macchine possono provare empatia?
AB: L’AI può simularla, ma non provarla. Il nostro compito è usare la tecnologia per amplificare l’empatia umana. Gli strumenti AI migliorano la comprensione del linguaggio, generano sottotitoli e semplificano testi complessi, rendendo il lavoro più accessibile a chi ha bisogni diversi. In Siemens parliamo sempre più di leader humantech: persone capaci di guidare team ibridi e valorizzare diversità e competenze umane.
Qual è l’impatto concreto dell’AI sul vostro modello organizzativo?
AB: L’impatto è duplice: da un lato l’AI accelera la capacità di prevedere, analizzare e risolvere problemi, dall’altro richiede nuove competenze. Per questo investiamo molto in reskilling e training dedicati ai temi AI. Vogliamo aiutare le nostre persone a evolvere nel loro ruolo, non a subirlo.
E che ruolo gioca l’accessibilità?
AB: Un ruolo centrale. L’AI può rendere processi e strumenti più accessibili: dalle comunicazioni inclusive alle interfacce multimodali, fino agli edifici intelligenti che supportano mobilità e sicurezza. L’accessibilità è un indicatore di maturità etica, non un dettaglio tecnico. Nei nostri programmi di tecnologia e leadership incoraggiamo un miglioramento continuo: anche un 1% al giorno può cambiare la cultura.
L’AI ha anche un costo ambientale. Come lo affrontate?
AB: Monitoriamo il consumo delle nostre infrastrutture digitali, ottimizziamo i data center e usiamo l’AI stessa per rendere più efficienti reti ed edifici. La sostenibilità per noi riguarda l’intero ciclo di vita delle soluzioni: non sacrifichiamo il lungo periodo per il breve.
Che tipo di leadership serve per un cambiamento di questa portata?
FM: Serve una leadership capace di connettere tecnologia, persone ed ecosistemi. Una leadership intelligente, visionaria, humantech e sostenibile. Ma soprattutto capace di valorizzare ciò che l’AI non potrà mai replicare: empatia, responsabilità, creatività, capacità di immaginare futuro. In Siemens questa figura è il leader connettore: qualcuno che non solo conosce le tecnologie, ma ne interpreta l’impatto umano e sociale, stimola collaborazione e pensa sul lungo periodo.
Questa leadership ha una forte componente etica?
FM: Certamente. Significa progettare strumenti realmente accessibili e decisioni comprensibili, anche quando automatizzate. Un algoritmo che esclude non è innovazione, è un fallimento di design. E poi c’è la parte più umana: ascolto profondo, gestione dei conflitti, cura delle relazioni, cultura dell’errore, apprendimento continuo. L’AI può supportare queste capacità, ma non sostituirle. È compito della leadership proteggerle.
Qual è l’ambizione di Siemens?
FM: Guidare un’AI che includa, non che escluda. Che aumenti le possibilità, non che limiti. Che resti sempre al servizio delle persone. È l’obiettivo che guida la nostra cultura di leadership e la nostra trasformazione, interna e verso clienti ed ecosistemi. È così che immaginiamo il futuro dell’innovazione.