Intelligenze artificialitecnologie

AI e il diritto per migliorare la giustizia

Lexroom nasce dal desiderio di trasformare la professione legale snellendo le attività ripetitive e migliorando la qualità del lavoro di avvocate e avvocati. Grazie all’IA, si possono fare ricerche legali in linguaggio naturale, preparare e analizzare documenti complessi in pochi minuti, mantenendo il controllo e la responsabilità sulle decisioni. L’impatto è decisivo: migliora il servizio alla clientela, amplia l’accesso a strumenti avanzati anche per realtà più piccole e contribuisce a una giustizia più trasparente e accessibile. Lo spiega Martina Domenicali, co-founder e Chief Revenue Officer di Lexroom
A cura di Elisa Belotti
01 Apr 2026

Cosa ti ha spinta a dare vita a Lexroom?
Lexroom nasce da una frustrazione e dall’ambizione di trasformare la qualità della professione legale. Ho una doppia laurea in Giurisprudenza tra Bologna e il King’s College a Londra. Studiando e poi lavorando nel mondo legale mi sono resa conto che tantissimo tempo veniva assorbito da attività ripetitive: ricerche infinite, analisi di documenti, copia-incolla, verifiche manuali. La mia ambizione di entrare come praticante in un grande studio legale internazionale si è scontrata con la realtà della poca innovazione presente nel modo di lavorare in questo settore. Mi sono così data una missione: portare i large language models (LLMs) all’interno del settore legale tutelando l’accuratezza dell’informazione, con l’obiettivo di trasformare e migliorare il modo di lavorare delle e dei professionisti, creando un nuovo standard legale. Quando ho incontrato Paolo e Andrea, in un contesto imprenditoriale dove cercavamo un progetto ad alto impatto, abbiamo visto chiaramente l’opportunità: la generative AI stava cambiando tutto e il diritto era ancora indietro. L’idea era costruire un “avvocato AI” verticale, basato su fonti giuridiche certificate, progettato per il diritto italiano. Una tecnologia specializzata, affidabile, costruita attorno ai bisogni reali di chi lavora ogni giorno in uno studio. Così è nata l’idea, quella che poi si è trasformata in Lexroom, dal desiderio di restituire tempo e qualità alle figure professioniste. Oggi, vedere migliaia di avvocate e avvocati che la usano quotidianamente è la prova che quel bisogno era reale.

In che modo l’intelligenza artificiale generativa è d’aiuto e potenzia l’attività legale?
Immagino Lexroom come un assistente sempre accanto alla scrivania. L’aiuto è incredibile. Alcuni nostri clienti lo paragonano alla prima volta che hanno utilizzato la lavatrice. Gli LLMs sono modelli che permettono di lavorare con grandi moli testuali in brevissimo tempo. Questo nel concreto permette ad avvocate e avvocati di fare ricerca legale in linguaggio naturale e ottenere prime bozze di pareri legali con le fonti giuridiche ufficiali a supporto. Non solo, permette anche di ricevere prime bozze documentali, di atti o contratti, a partire dai propri modelli e dal proprio stile. Significa analizzare un atto di controparte in poco tempo, preparare una bozza di memoria difensiva partendo dai documenti del cliente o della cliente, rivedere clausole contrattuali alla luce degli ultimi orientamenti. Tutto questo in pochi minuti. È un potenziamento della figura professionista. L’avvocata e l’avvocato restano al centro del processo decisionale, con più velocità, più accesso all’informazione, più controllo, mentre la tecnologia diventa una leva per lavorare meglio e non solo più in fretta.

Ci sono dei rischi? Come li gestite?
Il rischio principale è la cosiddetta allucinazione, ovvero la generazione di informazioni verosimili ma non veritiere, dovuta alla struttura statistica di questi modelli. In Lexroom gestiamo e arginiamo questo rischio avendo costruito un database specializzato contenente esclusivamente fonti giuridiche ufficiali e specializzate nelle varie aree del diritto. E, ancora di più, citiamo sempre la fonte ufficiale che è stata utilizzata per reperire l’informazione, permettendo così alla figura professionista di poter sempre verificare.

Che impatto può avere sulle persone e sulla società rendere il lavoro delle e dei legali più facile, preciso e veloce? Cosa cambia per la clientela e per la giustizia?
Questa è la parte che mi coinvolge di più. Quando un’avvocata o un avvocato libera tempo dalle attività ripetitive può concentrarsi su strategia, relazione, ascolto. Migliora la qualità del servizio. Per la clientela significa risposte più rapide, pareri più strutturati, maggiore chiarezza. C’è anche un impatto più ampio: la tecnologia riduce il divario tra grandi studi e realtà più piccole. Stiamo costruendo un prodotto con un
impatto generazionale. Noi stiamo costruendo il nuovo standard legale, come Airbnb lo è stato per le case, per dare un ordine di grandezza. Se anche un singolo professionista ha accesso a strumenti avanzati, aumenta la competitività e si amplia l’accesso a servizi legali di qualità. Vedo un futuro in cui l’AI rende le avvocate e gli avvocati più forti, più preparati e più consapevoli e un prodotto che renderà la giustizia più trasparente, più accessibile e più veloce.

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