
Abuso finanziario: la mancanza di competenze minime che diventa violenza di genere
Dal 1975 in Italia le donne possono aprire un conto bancario personale senza l’autorizzazione del padre o del marito. Grazie alla riforma del Diritto di famiglia, inoltre, da quell’anno le italiane possono amministrare il loro denaro e i loro beni. Questa innovazione giuridica fondamentale ha sancito poi, tra le altre cose, la parità tra i coniugi.
Difficile credere che stiamo parlando solo di mezzo secolo fa. Soprattutto se, considerando l'aspetto di gestione dei soldi, ci fermiamo a riflettere sulle pratiche attuali. A quanto siamo ormai abituati a servizi finanziari a portata di click e accessibili 24 su 24. All’immediatezza dei pagamenti offerta da smart device sempre più veloci e potenti. E, grazie alla proliferazione di banche completamente online, alla facilità con cui possiamo aprire una posizione o fare operazioni complesse dal divano di casa, senza dover nemmeno andare in filiale. Basta scaricare un'app sul cellulare, creare il proprio conto corrente e in pochi minuti si possono impostare trasferimenti digitali ricorrenti, evadere fatture aperte o pagare le bollette.
Le possibilità a livello tecnico sono, oggi, davvero moltissime. E hanno radicalmente cambiato le modalità di gestione del denaro. Nonostante questo però, a ben vedere, certi retaggi del passato rimangono vivi. Culturalmente imprigionano in condizioni anche estremamente limitanti. Ce lo dicono alcune rilevazioni sulla popolazione. In Italia ancora 4 donne su 10 non sono intestatarie di un conto in banca. Si continuano poi a registrare bassi livelli di educazione finanziaria tra tutti i cittadini. Secondo la più recente analisi di Eurobarometro (2023), infatti, solo il 25% degli italiani mostra conoscenze elevate, mentre il 26% ha scarsa dimestichezza in materia. Il confronto con gli altri membri dell’UE è abbastanza impietoso: siamo sotto la media e molto lontano dai primi della classe, cioè Paesi Bassi, Finlandia e Danimarca.
Per quanto non sia questo motivo di consolazione, in una prospettiva di genere non siamo gli unici a presentare gap persistenti e significativi. Alla voce conoscenze finanziarie, infatti, nell’Unione in media la differenza tra uomini e donne si attesta sui 18 punti percentuali.
Non avere consapevolezza dei propri guadagni, non conoscere le possibilità di investimento o non capire le implicazioni di una cattiva gestione dei risparmi può portare più facilmente di quanto si pensi a situazioni di sfruttamento o addirittura alla limitazione delle libertà personali, rendendo di fatto dipendenti da qualcun altro.
Da una parte una mancata comprensione delle conseguenze delle proprie scelte finanziarie rende più esposti alla manipolazione. E dall’altra, nei casi in cui manchi un accesso diretto al denaro, si possono creare situazioni di sbilanciamento decisionale. In una spirale negativa, si può finire in circoli di controllo e violenza da cui risulta quasi impossibile uscire. Eventi non così inauditi, ma in cui si trovano intrappolate più spesso e soprattutto le donne.
Qualsiasi sia lo sbilanciamento è errato pensare che si tratti di esempi lontani, marginali o tipici di zone di degrado, magari di Paesi poveri. Il pericolo è più vicino di quanto si creda e interessa anche il mondo occidentale. Un esempio in questo senso arriva dagli Stati Uniti. Riporta il World Economic Forum, che oltreoceano nel 99% dei casi di abuso domestico registrati era presente anche una forma di abuso finanziario. Una pandemia silenziosa che, sempre secondo il WEF, al mondo colpisce una donna su tre. Per quanto non si arrivi sempre, per fortuna, a forme di violenza fisica siamo in presenza comunque di soprusi legati a rapporti di potere diversi, in cui la vittima è più frequentemente una donna. Dalla proibizione di lavorare, cercare lavoro o formarsi per aspirare a migliori opportunità, al controllo dei guadagni o delle spese, all’esclusione della vittima dalle decisioni di investimento familiare. E dalla negazione dell’accesso ai conti bancari ai casi di raggiro, furto di identità o proprietà. O di sfruttamento del lavoro in business familiari senza, di ritorno, una giusta paga.
Dicevamo in apertura come, cinquant’anni fa in Italia è stata gettata una base fondamentale per l’emancipazione. Ma tra tassi di occupazione femminile che restano particolarmente bassi anche rispetto a Paesi simili per struttura sociale e percorso di evoluzione; stereotipi che portano troppe italiane a delegare a compagni o mariti la gestione finanziaria dei beni (condivisi o meno); e a fronte di carichi domestici che pesano tutt’ora in modo sproporzionato sulle loro spalle, i rischi restano alti. Vincolano molte a posizioni di inferiorità nella coppia, precludono da una vera indipendenza. E lasciano in situazioni dalle quali non tutte hanno gli strumenti materiali o culturali per uscirne.