Intelligenze artificialitecnologie

A chi appartengono le storie?

Quando si parla di accessibilità audiovisiva la vera posta in gioco non è tecnica o normativa ma più profonda e radicale. È una scelta culturale
A cura di Manuela Linari
01 Apr 2026

Sono molti i contenuti che ancora oggi risultano tutt’altro che inclusivi, incidendo concretamente sulla vita delle persone e sulla loro possibilità – o meno – di accedere a intrattenimento, informazioni, servizi e opportunità. Si tratta dunque di una scelta che riguarda qualsiasi prodotto audiovisivo e invita a porsi la domanda: chi viene incluso e chi no?

Chi può davvero vedere e ascoltare le storie? Chi può accedere a fiction, documentari, corsi online o webinar? Chi può vivere le emozioni intense de La Notte di Michelangelo Antonioli e delle altre straordinarie opere del nostro patrimonio artistico e culturale? Si tratti di film, serie TV, format di branded content, contenuti pubblicitari, social o qualsiasi comunicazione corporate, l’accessibilità smette di essere una questione di nicchia per diventare criterio di qualità culturale ma anche industriale, perché riguarda il modo in cui i prodotti vengono pensati, prodotti e condivisi. Si tratta di integrare l’accessibilità come linguaggio e componente strutturale di ogni progetto creativo e produttivo fin dalla fase di ideazione.

Dis-abile non è la persona ma il contesto o, nello specifico, il contenuto mancante delle componenti necessarie all’accessibilità: è su questo asset che nasce Moving Future, il laboratorio inclusivo di Marvin Film – casa di produzione guidata da Giacobbe Gamberini –, partner strategico per l’accessibilità dei contenuti audiovisivi, con l’obiettivo di rendere una fruizione di qualità aperta a un pubblico più ampio possibile, incluse le persone con disabilità sensoriali.

Moving Future supporta e risponde alle esigenze delle diverse organizzazioni nel rendere i propri contenuti accessibili, secondo i più elevati standard. Un servizio crossmediale, dal mondo del cinema e dell’intrattenimento al mondo aziendale e istituzionale, affiancando realtà che producono grandi volumi di contenuti e sono chiamate a integrare criteri ESG, reputazionali e culturali nelle proprie strategie di comunicazione. In questa prospettiva, l’accessibilità diventa leva di valore e di posizionamento, nonché parte integrante del modo in cui oggi – e domani – scegliamo di raccontare il mondo. L’ambizione non è quella di adattare singoli contenuti, ma contribuire a un cambio di paradigma, che significa ripensare workflow e modelli, coinvolgere competenze distribuite e co-struire percorsi di validazione culturale in co-design con partner specializzati come Eye-Able e BlindSight Project ODV.

Con questa stessa prospettiva, si guarda all’AI come alleata per ampliare l’accesso alla cultura, all’informazione e alla loro produzione. L’approccio più avanzato prevede l’utilizzo di modelli di intelligenza artificiale in modalità learning, sottoposti a test periodici e continui, con l’obiettivo di addestrare una large language model specifica per il segmento dell’accessibilità audiovisiva. Un ambito complesso e stratificato, un supporto sofisticato alla mediazione culturale che sta iniziando a giocare un ruolo rilevante non come scorciatoia automatica, ma come infrastruttura invisibile capace di accelerare i processi e ampliare nuove possibilità per l’inclusione.

Audiodescrizione e sottotitolazione avanzate diventano rapide e sostenibili su grandi volumi, generando testi che comprendono sempre più sfumature, legano significati e operano analisi contestuali. Ma per quanto sofisticata, la componente tecnologica non esaurisce la dimensione e la capacità umana di riconoscere la pluralità e la complessità come valore, collocando i processi tecnologici in una cornice più ampia che abbraccia l’intenzione narrativa, la velocità e le sue pause, e la responsabilità. Giacobbe Gamberini, CEO di Marvin Film, commenta: «L’accessibilità è una scelta strategica e culturale, prima ancora che tecnica: un atto consapevole che ridefinisce il modo in cui produciamo e distribuiamo contenuti. Investire in accessibilità significa alimentare l’innovazione, immaginando linguaggi universali. La cultura appartiene a tutte le persone e l’inclusione è un gesto rivoluzionario».

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