
Progettare l'inclusione: la nuova laurea magistrale
L’accessibilità non è più un semplice requisito tecnico da rispettare a posteriori, ma un principio culturale che deve orientare fin dall’inizio la progettazione di spazi, servizi, prodotti e pratiche sociali. È questa la prospettiva che anima la nuova laurea magistrale interateneo in Progettazione di contesti di vita accessibili e inclusivi, promossa dall’Università degli Studi di Bergamo e dall’Università del Salento, unica nel suo genere in Italia.
Il nuovo percorso nasce dentro un quadro internazionale e nazionale che negli ultimi anni ha riconosciuto l’accessibilità come condizione essenziale per l’equità, la vita indipendente e la giustizia sociale: dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006) all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, fino alle più recenti normative europee e italiane, come il European Accessibility Act e il D.Lgs. 62/2024. Questi strumenti normativi spingono a superare la logica della deroga e dell’intervento ex post, per promuovere invece una progettazione che includa la pluralità dei funzionamenti umani sin dalla fase ideativa.
La laurea si distingue per un approccio fortemente interdisciplinare: integra saperi pedagogici, sociali, giuridici, economici e tecnologici, con un’attenzione particolare alle tecnologie assistive e digitali, strumenti fondamentali per garantire autonomia e partecipazione. L’impianto didattico è costruito secondo il modello EduNext: sette cluster formativi che intrecciano teoria, competenze applicative e abilità trasversali come comunicazione, problem solving e capacità decisionale. Le lezioni online e le attività interattive sono affiancate da laboratori intensivi in presenza, nei quali studentesse e studenti lavoreranno insieme a persone con disabilità, istituzioni, imprese e comunità.
«Far parte di questo progetto significa avere la forte sensazione di poter contribuire a costruire un grande cambiamento a livello della società e delle comunità, un cambiamento negli atteggiamenti, nelle prospettive e nei processi concretamente realizzati», spiega Serenella Besio, docente di Pedagogia Speciale e delegata rettorale per le Politiche su Disabilità e Diversità all’Università degli Studi di Bergamo. «Con l'obiettivo condiviso di favorire la partecipazione di ciascuno, di accogliere e valorizzare le differenze fra le persone, di intessere relazioni nuove, reciprocamente attente e rispettose. È una bella sensazione, che ricarica di speranza». Accanto alla dimensione metodologica, il corso presenta anche caratteristiche pratiche pensate per garantire flessibilità e favorire la conciliazione tra studio, lavoro e vita personale. Le attività si articolano infatti tra lezioni teoriche in diretta, videolezioni disponibili on demand, percorsi interattivi e collaborativi online, corsi open e periodi intensivi in presenza. Una struttura che si rivela particolarmente adatta a chi già lavora o proviene da contesti diversi, ma vuole arricchire la propria formazione con un orientamento inclusivo.
Il piano di studi si concentra su discipline innovative e strategiche come metodi e strumenti per l’analisi per persone con diversi tipi di disabilità, pedagogia dell’invecchiamento attivo, accessibilità e pianificazione urbanistica, sostenibilità economica degli interventi di tecnologie assistive e robotica al servizio dell’inclusione. Un mix di saperi che risponde a sfide concrete e prepara a ruoli professionali emergenti.
La struttura modulare del percorso consente inoltre di ottenere degli Open Badge, certifica-
zioni digitali riconosciute e spendibili a livello europeo, valide e tracciabili secondo gli standard internazionali. Questo sistema valorizza le competenze mirate e costruisce un curriculum personalizzato.
Più che un’innovazione accademica, questo corso si propone come motore culturale: forma un nuovo profilo professionale, il progettista dell’inclusione, e contribuisce a diffondere una visione dell’accessibilità come leva strategica di innovazione, democrazia e sviluppo sostenibile. In altre parole, non un’aggiunta accessoria, ma una condizione fondativa per costruire contesti di vita in cui tutte le persone possano partecipare pienamente.