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Dal benefit alla cultura: cosa significa prendersi cura del benessere in AstraZeneca Italia

Se c’è un equivoco che ha accompagnato il tema del benessere in azienda negli ultimi anni, è l’idea che basti aggiungere benefit per migliorare la vita delle persone
A cura di Elettra Marchei, JR HR Business Partner AstraZeneca, e Antonio Modola, Corporate Communication Lead AstraZeneca
10 Giu 2026

La realtà è diversa e più interessante perché il benessere non è un catalogo, ma un sistema personalizzato. Vive nelle scelte organizzative quotidiane, nei comportamenti della leadership, nella qualità dei tempi e degli spazi, nella chiarezza dei confini tra lavoro e vita privata, nella capacità di ascoltare. È in questa direzione che si muove AstraZeneca Italia, con un approccio che mette al centro la diversità dei bisogni e l’equità di accesso, considerando il benessere come leva di performance sostenibile e responsabilità sociale.

Oltre gli slogan. Tempi, spazi, confini
La gestione dei tempi e dei carichi è spesso la più sottovalutata. Parlare di prevenzione del burnout significa, innanzitutto, discutere di priorità, di obiettivi realistici, di processi chiari. In AstraZeneca Italia questo si traduce in una leader ship attenta ai risultati e ai metodi, in momenti strutturati di confronto e ascolto tra manager, collaboratrici e collaboratori, in un lavoro esplicito sulla pianificazione sostenibile. Non è un dettaglio, perché gestire i carichi con responsabilità significa preservare energia e motivazione.

La flessibilità diventa parte dell’architettura organizzativa. Modelli di smart working e orari flessibili vengono accompagnati da scelte tangibili che incidono sulla vita reale come permessi aggiuntivi dedicati a visite mediche, volontariato o indisposizione, misure a sostegno della genitorialità condivisa e del caregiving. In un contesto multigenerazionale, la flessibilità diventa un linguaggio comune che permette alle persone di trovare la propria equazione di equilibrio. Anche lo spazio conta. La sede nel MIND – Milano Innovation District è stata concepita per abilitare collaborazione e innovazione, ma la stessa attenzione è dedicata a chi lavora sul territorio con la convinzione che la comunità aziendale non si limiti ai confini di un edificio.

In questo quadro il benessere si estende alla sicurezza, per esempio per chi utilizza l’auto aziendale sono previsti corsi di guida sicura, una scelta pensata per la tutela della sicurezza personale nella sua dimensione di completezza dentro e fuori l’orario di lavoro. In ultimo, i confini.

Benessere accessibile
Perché il benessere non sia un privilegio servono infrastrutture inclusive. Sul versante psicologico, AstraZeneca Italia ha attivato programmi strutturati con accesso non solo limitato alle e ai dipendenti ma esteso ai nuclei familiari, attraverso il partner ISSIM e la piattaforma Wellhub, con servizi che vanno dalla gestione dello stress alla consapevolezza emotiva. L’intervento non si ferma ai servizi, è insito nella cultura aziendale. Un programma pluriennale di formazione sull’intelligenza emotiva e sulla psychological safety lavora sulla leadership valorizzando ascolto ed empatia affinché diventino competenze organizzative. Con la stessa logica sistemica viene trattata la salute fisica attraverso attività di prevenzione e promozione degli stili di vita, convenzioni per check-up e campagne mirate.

Costruire un welfare equo significa abbandonare l’approccio one size fits all e passare a un principio più ambizioso: garantire a tutte le persone le stesse opportunità di benessere, tenendo conto delle differenze di ruolo, contesto e fase di vita. Da qui l’importanza di partire dai bisogni reali attraverso survey interne che indagano preferenze e vincoli che le persone incontrano lungo il ciclo di vita. È un’equità che, trattandosi di un processo che richiede aggiustamenti progressivi, si gioca anche sull’accessibilità con strumenti digitali intuitivi, servizi attivabili da remoto e chiarezza delle comunicazioni. Il monitoraggio continuo è parte integrante del progetto perché aiuta a capire chi sono gli utilizzatori dei servizi e dove si formano barriere invisibili.

Dove la cultura prende forma
È fondamentale che in questo processo siano le e i leader a dare l’esempio rispettando i tempi, legittimando la disconnessione e facendo leva in prima persona sulla flessibilità. Così la cura di sé diventa responsabilità professionale.

Occorre integrare performance e benessere, prevenire il burnout non significa abbassare gli standard, ma rendere i risultati sostenibili con obiettivi chiari, senso del lavoro, pianificazione e limitando la “tirannia dell’urgenza”. La terza leva è la sicurezza psicologica. Contesti inclusivi, in cui si possano esprimere opinioni o difficoltà senza timore, proteggono dallo stress e moltiplicano innovazione. Sentirsi riconosciute/i e supportate/i è parte dell’infrastruttura organizzativa. Va considerato l’intreccio tra welfare e contesto sociale, per esempio in Italia i carichi di cura pesano ancora sulle donne. Quindi misurare non solo le policy, ma la loro fruizione fa emergere asimmetrie e ci aiuta a superare gli stereotipi, rendendo la valutazione uno strumento di giustizia organizzativa per interventi mirati.

Dal dichiarato alla pratica quotidiana
La coerenza è il filo rosso che unisce carichi, flessibilità, spazi, disconnessione, supporto psicologico e fisico, equità di welfare, leadership e metriche. Non c’è benessere se le policy dicono una cosa e i comportamenti quotidiani un’altra. La promessa diventa credibile quando diventa pratica. In questa traiettoria, AstraZeneca Italia interpreta il benessere come responsabilità organizzativa e condizione abilitante della missione nel life science, un ambito in cui innovare per le e i pazienti richiede organizzazioni che preservano nel tempo l’energia delle persone.

È una questione che riguarda in egual misura etica e performance perché la qualità del pensiero riflette la qualità dei contesti che la generano. Cosa resta, al di là delle parole? Un’idea semplice ma esigente, ovvero che il benessere non si delega. Si progetta, si guida, si misura, si aggiusta. Richiede di tenere insieme differenze ed equità, ambizione e sostenibilità, autonomia e responsabilità. Ed è proprio nella maturità con cui un’azienda affronta queste tensioni che si misura la sua capacità di generare valore duraturo per le persone, per il sistema e per la società.

Maria Angela Lentini, Human Resources Director, spiega infatti: «La prevenzione della salute e il benessere dei dipendenti non passano da soluzioni straordinarie, ma da una leadership consapevole, capace di leggere i bisogni delle persone, gestire con responsabilità i carichi e costruire contesti di lavoro in cui la cura non sia un’eccezione, ma una pratica condivisa».

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