Salutelibri e letteratura

Oltre la siepe: Leopardi e la poesia come spazio di libertà

A cura di Nicole Riva
10 Giu 2026

«Voglio piuttosto essere infelice che piccolo, e soffrire piuttosto che annoiarmi, tanto più che la noia, madre per me di mortifere malinconie, mi nuoce assai più che ogni disagio del corpo».

Così scrive Giacomo Leopardi nel luglio del 1819 in una lettera indirizzata al padre, che non sarebbe mai arrivata a destinazione. La compose durante un tentativo di fuga da Recanati, ed è proprio da queste parole che vorrei partire per ripensare una figura della letteratura troppo a lungo imprigionata in due definizioni sbrigative: cagionevole e pessimista.

La salute del poeta è stata a lungo oggetto di discussione tra chi ha studiato la sua vita e le sue opere, senza mai giungere a una diagnosi definitiva. Leopardi presentava un’evidente deformazione alla schiena, che gli provocava dolori cronici, difficoltà respiratorie e la nota postura incurvata; a questo si aggiungevano problemi alla vista e frequenti stati febbrili. Ma non è questa la narrazione che voglio seguire. Vorrei piuttosto soffermarmi su ciò che quest’uomo riuscì a fare con la mente, nonostante i limiti imposti dal corpo.

Già in queste poche righe emerge infatti un carattere molto diverso da quello che siamo stati abituati a incontrare nei vecchi manuali scolastici. Il verbo «voglio», posto all’inizio della frase, non lascia spazio a esitazioni: Leopardi desidera la propria grandezza letteraria ed è disposto a tutto, perfino a fuggire, per inseguirla. La sua vera nemica non è il dolore fisico, ma la noia, che egli riconosce come origine delle malinconie più profonde. Recanati gli appare come un ambiente troppo provinciale, troppo marginale rispetto alla vita culturale del tempo, perché possa permettergli di realizzare il destino che immagina per sé.

Fin dall’infanzia Leopardi si immerge completamente nello studio. Sfrutta l’immensa biblioteca di famiglia, apprende tra le sette e le otto lingue e arriva a padroneggiarle con sicurezza. A un certo punto, però, quella straordinaria ricchezza di libri non basta più: Leopardi sente di avere bisogno del mondo. Quelle splendide stanze, occupate da oltre ventimila volumi, sono per lui una gabbia costruita per tenerlo al riparo dalla realtà. La grande biblioteca voluta dal padre avrebbe dovuto essere il luogo ideale per la sua formazione: uno spazio protetto in cui studiare i classici e dedicarsi alla cultura lontano dalle distrazioni e dai pericoli delle grandi città.

Così, mentre la biblioteca apriva al giovane Leopardi le porte di mondi lontani nel tempo e nello spazio, la sua vita concreta rimaneva confinata entro le mura della casa paterna. Dal fallito tentativo di fuga, dalla profonda delusione e da quella salute che non gli permetteva di brillare come avrebbe voluto, nasce però una scintilla: L’infinito. Oltre la siepe, oltre il suo personale limite fisico, lo sguardo del poeta raggiunge quello che potremmo descrivere oggi come l’universo: «interminati spazi, sovrumani silenzi» e una «profondissima quiete». Una sequenza di immagini che non descrive solo un paesaggio, ma costruisce una vera e propria esperienza dell’oltre.

Qui l’esperienza sensibile si trasforma: non sono più gli occhi a guidare la percezione, ma la mente, che colma il vuoto e lo amplifica fino a renderlo privo di limiti. L’infinito si sviluppa come costruzione interiore, un’esperienza mentale che nasce dal limite stesso. Attraverso l’immaginazione è possibile percepire l’eternità, con il cuore che batte più forte per la paura e il pensiero che annega nella vastità delle onde d’un mare senza fine. Il limite, quindi, non è una prigione: è la condizione necessaria per fuggire. Senza la siepe non ci sarebbe l’infinito; senza il finito non ci sarebbe l’immaginazione.

Così, ciò che nasce da una condizione di esclusione si trasforma in una delle più alte esperienze poetiche della letteratura: la possibilità, tutta umana, di oltrepassare il reale restando immobili, semplicemente attraverso il pensiero.

Registrazione Tribunale di Bergamo n° 04 del 09 Aprile 2018, sede legale via XXIV maggio 8, 24128 BG, P.IVA 03930140169. Impaginazione e stampa a cura di Sestante Editore Srl. Copyright: tutto il materiale sottoscritto dalla redazione e dai nostri collaboratori è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione/Non commerciale/Condividi allo stesso modo 3.0/. Può essere riprodotto a patto di citare DIVERCITY magazine, di condividerlo con la stessa licenza e di non usarlo per fini commerciali.
magnifiercrosschevron-down