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Fare sport insieme: la "cura" di CSV Emilia

«Non è mai semplice iniziare qualcosa per me. Gli adulti pensano sempre che non ci riesca, anche prima di iniziare e non ho capito il perché». Silvana, atleta di 12 anni affiancata da All Inclusive Sport
A cura di Sabrina Tracuzzi
10 Giu 2026

«Da medico, mi piace ricordare l’inciso di Patch Adams del 1988: “Quando curi una malattia puoi vincere o perdere. Quando ti prendi cura di una persona, vinci sempre”. Bene, durante questi anni di collaborazione abbiamo spesso vinto». Così Gianni Zobbi, Direttore della Medicina dello Sport dell’azienda AUSL-IRCSS di Reggio Emilia, parla di All Inclusive Sport, il progetto nato presso il Centro Servizi al Volontariato CSV Emilia nel 2016 in provincia di Reggio Emilia – oggi esteso anche a Parma e Piacenza – che si occupa di restituire il diritto allo sport alle e ai minori con disabilità o neurodivergenza.

CSV Emilia ha la missione di creare una rete sempre più ampia di volontariato al servizio dei diversi territori e della cittadinanza che lo abita, aiutando a diminuire gli ostacoli che le persone più vulnerabili incontrano. Perché nessunə venga lasciatə indietro. Tuttə sappiamo che lo sport è fondamentale per lo sviluppo psico-fisico, cognitivo e relazionale di bambinə e adolescenti. Contrasta il disagio giovanile, favorendo inclusione sociale, relazioni con compagnə, allenatrici e allenatori e generando un profondo senso di appartenenza a una comunità. Favorisce lo sviluppo emotivo e fisico, aumenta l’autostima e l’autodeterminazione.

Il team di CSV Emilia è consapevole che per i ragazzi e le ragazze con disabilità, lo sport inclusivo ha un valore ancora più grande, in quanto rappresenta una delle poche occasioni extrascolastiche per stare in un gruppo di pari, confrontarsi con coetanei e coetanee e migliorare le proprie abilità. Per questo, insieme alle associazioni, agli enti sportivi e all’AUSL, con il supporto delle istituzioni locali, 10 anni fa ha creato All Inclusive Sport: un progetto unico in Italia, che permette ai minori con disabilità di scegliere la propria disciplina sportiva preferita e praticarla il pomeriggio insieme ai coetanei e alle coetanee senza disabilità. Come? Affiancando loro in tutti gli allenamenti delle e dei tutor per l’inclusione opportunamente formatə, in abbinamento ad allenatrici e allenatori, senza costi aggiuntivi né per le famiglie né per le società sportive. In questo modo, da dieci anni All Inclusive Sport garantisce a bambinə e a ragazzə con disabilità l’opportunità di praticare sport dopo la scuola, in squadre paritarie e disomogenee.

In questo a.s. 2025/26 All Inclusive Sport ne affianca circa 250 in un centinaio di associazioni sportive, con il supporto di oltre 60 tutor e 6 super-tutor, in oltre 20 discipline sportive. Di recente, l’Università di Parma e l’Unità Operativa di Medicina dello Sport di AUSL Reggio Emilia hanno condotto uno studio pilota intitolato Gli effetti di un programma di allenamento basato sullo sport, sul tempo di reazione e sulla coordinazione motoria fine nei bambini con disturbo dello spettro autistico. L’analisi ha rilevato miglioramenti nel tempo di reazione e nella coordinazione motoria fine in bambine e bambini autistici. Questi risultati supportano l’importanza di inserire bambinə autisticə in programmi di allenamento inclusivi basati sullo sport, che non solo favoriscono lo sviluppo delle capacità motorie, ma promuovono anche la socializzazione.1

Spesso accade che le e i minori con disabilità, entratə nelle associazioni sportive grazie ad All Inclusive Sport, dopo alcuni anni riescano a continuare il loro percorso in autonomia, senza più il supporto della figura tutor. È il segno di una trasformazione profonda: allenatrici, allenatori e compagnə di squadra crescono insieme a loro, imparando a costruire un ambiente davvero inclusivo.

«Come Centro Servizi al Volontariato CSV Emilia, abbiamo sentito fin da subito che All Inclusive Sport doveva essere capace di cucire relazioni e creare nuove reti, per riuscire a penetrare anche in quegli spazi stretti dove spesso nessuno riusciva ad arrivare. La nostra scelta, quindi, è stata quella di lavorare sui rapporti di comunità senza protagonismi», spiega Eugenia Marè, coordinatrice di All Inclusive Sport per CSV Emilia.

All Inclusive Sport lavora ogni giorno per generare un cambiamento culturale e favorire una comunità più inclusiva in cui tuttə possano valorizzare le proprie abilità e trovare il proprio ruolo: lo fa anche al di fuori dello sport, nelle scuole e nelle aziende. Infatti, All Inclusive Sport organizza attività di Community Team Building rivolte alle e ai dipendenti delle aziende che sostengono il progetto, volte ad accrescere le competenze di accoglienza e valorizzazione delle diversità, utili sia in ambito professionale che relazionale. Attraverso giochi di ruolo, psico-motori ed esplorativi – in collaborazione con docenti espertə e atletə paralimpicə – le persone partecipanti si trovano ad affrontare quei pregiudizi culturali legati alla disabilità di cui spesso non hanno consapevolezza, e soprattutto affinano competenze trasversali utili per adattarsi a contesti in continuo mutamento.

Come dichiara Eugenia Marè: «L’inclusione di un bambino o ragazzo con disabilità in un gruppo di pari non deve essere esibita o sottolineata, ma normalizzata. Il sogno di All Inclusive Sport è semplice: che un giorno fare sport insieme non faccia più notizia. Che sia naturale. Che sia di tutti».

  1. Risultati pubblicati su MDPI (Multidisciplinary Digital Publishing Institute) editore di riviste accademiche. Seguirà un secondo studio a gennaio 2027. ↩︎

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